Giovani, seconde squadre e futuro
Infine, il focus si sposta sullo sviluppo dei talenti: "È necessaria una riduzione del numero di società professionistiche, accompagnato da una revisione della composizione delle rose per garantire alle Nazionali un adeguato rifornimento di giocatori convocabili. Sono priorità che andranno accompagnate da altre due importanti riforme con un unico comun denominatore: il talento. La prima è un’adeguata politica dell’immigrazione, che sia rispettosa delle leggi dello Stato, ma anche dello sviluppo del sistema e dei diritti umani. La seconda è quella di preferire le seconde squadre - scrive nella lettera agli azionisti - alle cosiddette 'multiproprietà', già testata in molti paesi (Spagna, Olanda, Inghilterra ndr) e poichè - prosegue il presidente della Juventus - assicura una crescita dei talenti costante ed armoniosa con un solido interscambio con la Prima Squadra".
Le seconde squadre sono uno strumento chiave per formare nuovi giocatori. In Italia, però, il loro utilizzo è ancora limitato e poche squadre hanno portato avanti questa idea: Juve in primis, poi Milan, Atalanta e Inter a seguire. Nel frattempo, una generazione sta chiudendo il proprio ciclo: "Il gap con i migliori club europei rimane elevato ed il divario va ridotto per permetterci di aspirare a risultati in linea con la nostra storia internazionale". Senza un ricambio adeguato, il futuro resta incerto. Investire sui giovani è l’unica strada. Ma servono scelte immediate e coerenti.
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