Careca tra Brasile e Napoli: "Ancelotti può essere quello giusto, Sarri mentalità verdeoro"

"Carlo ha grandi qualità, sa fare spogliatoio e gestire una squadra. Giustissimo convocare Neymar: attualmente è lui il nostro fenomeno"

Lo Joga Bonito tra i brasiliani non passa mai di moda. Il calcio deve essere divertimento, libertà oltre che passione. Mai stress. Antonio Careca è stato uno dei più forti centravanti sbarcati nel nostro campionato: 6 anni a Napoli, 4 a far coppia con Maradona, per 73 gol in 164 partite. A 65 anni ha ancora la voglia di girare l'Italia, mettersi i calzoncini e insegnare ai bambini come si calcia un pallone, ma soprattutto come ci si diverte. Ieri era a Brescia, nel centro di formazione della Voluntas, dove sono cresciuti Corini, Pirlo, Diana, Baronio, Bonera e adesso gestito dalla famiglia Esposito. Alla presenza anche di Salvatore, l'unico dei tre fratelli ad aver già finito la stagione, Careca ha sparso magia.

Antonio, che consigli dà ai ragazzi? «Cerco di passare il messaggio che il calcio richiede divertimento, ma anche lettura, piede destro, sinistro, posizione, testa sempre alta. Anche in Brasile c'è una crisi di vocazione non solo da voi in Italia c'è questo problema dei telefonini che fanno perdere troppo tempo. Stiamo perdendo la nostra caratteristica di Paese dove si è sempre giocato per strada. Adesso non ci va più nessuno. E' chiaro che cambiano le generazioni, ma noi a casa ci stavamo poco. Occorre però che anche i genitori influiscano sul far tornare i bambini a giocare».

 

 

Careca sulla Serie A: “Inter quasi imbattibile, Napoli da Champions”

Ha seguito il campionato di Serie A? «Certo, come sempre. L'Inter ha fatto una stagione perfetta, ha allungato per tempo e il Napoli non ha potuto che accontentarsi del secondo posto. E' comunque un buon risultato, l'obiettivo era andare in Champions League ed è stato raggiunto. L'Inter è stata più forte, quasi imbattibile. Mi piacerebbe vedere l'anno prossimo il Napoli almeno in semifinale o anche finale di Champions. E' difficile, ma si può fare. Adesso scopriremo cosa ne sarà del dopo Conte».

Sarri è l'uomo giusto per sostituirlo? «Sarri porta grande aspettative. Conosce già l'ambiente, ha già fatto bene. Gli piace giocare un buon calcio, ha una mentalità brasiliana. Anche se pure da noi adesso stanno prendendo piede gli allenatori che per tenersi stretto il posto puntano a fare risultato con un calcio meno spettacolare e più redditizio. Io dico che si può anche perdere, non è la fine del mondo, ma se giochi bene hai fatto il massimo. Io ho avuto allenatori che ci facevano giocare liberi: Telê Santana, Cilinho che ho avuto al San Paolo ed era uno spettacolo vedere come ci allenava e quello che facevamo in campo. Lui ci diceva che bisognava appagare chi paga il biglietto».

Si può arrivare a un compromesso calcistico? «Certo. Nel 1982 abbiamo perso contro di voi quando ci sarebbe bastato un pareggio, ma Paolo Rossi è stato più bravo ad infilarci tre volte. Telê Santana voleva vincere quella partita e passare il turno a punteggio pieno dopo aver già battuto l'Argentina».

Careca su Ancelotti, Neymar e il Brasile ai Mondiali

Come vede il calcio italiano dal suo osservatorio? «E' un peccato mortale che l'Italia non vada nemmeno quest'anno al Mondiale. Tre volte senza gli azzurri. Incredibile, incredibile».

Ancelotti può essere l'allenatore giusto per far tornare a vincere il Brasile? «Questo lo sapremo dopo il Mondiale. Se avrà vinto sarà stato quello giusto, altrimenti no. Per cominciare ha fatto benissimo a convocare Neymar anzi non dovevano esserci nemmeno dubbi. Per me il vero mostro, fenomeno che abbiamo in questo momento in Brasile è lui. Non ne vedi altri per adesso con la sua classe. Ha avuto un sacco di problemi, gli infortuni ne hanno condizionato la carriera, ma ha 34 anni non 40 e può ancora dire la sua. Ho visto che ha ancora qualche problema fisico, ma penso possa smaltirlo con l'inizio del Mondiale. Tecnicamente è un fenomeno e i fenomeni bisogna sempre averli in squadra. Ora tocca ad Ancelotti non diventare un allenatore in più tra quelli che negli ultimi anni non sono riusciti a far vincere il Brasile. Anche da noi la gente è esigente come in Italia, ma Carlo ha una grande qualità: sa fare spogliatoio, gestire una squadra ed è quello che serve al Brasile».

Ma chi è la sua favorita? Francia, Argentina? «Il Brasile quando entra in un Mondiale dev'essere considerato favorito. L'Argentina è molto forte, ma se devo indicare una squadra con la rosa più ampia e il talento più distribuito allora dico Francia. Si, parte in vantaggio».

Come mai quando c'era lei il calcio italiano era il migliore al mondo e adesso ha avuto un calo drastico? «A me la Serie A piace ancora, ma i risultati della nazionale incidono. Più che i troppi stranieri il problema è la mancanza di libertà per i giocatori che dovrebbero poter puntare l’avversario e fare le giocate che sentono dentro. Soprattutto quelli bravi. E’ un calcio robotizzato per questo invece dico che i francesi sono più liberi di far uscire il loro talento e quindi sono i migliori».

 

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