Così rinasce il vittimismo Inter: da Bastoni le finte ingiustizie, Calciopoli e una strategia che paga

Neanche dopo il comico tavolino by Guido Rossi e la devastante relazione Palazzi i nerazzurri si erano trovati al centro dei riflettori come nel post derby d'Italia...

Le infinite pause per la Nazionale permettono di tornare a mente fredda sui principali temi del campionato. Delle ormai conclamate difficoltà della Juve nel trovare una continuità di risultati che la avvicinino al quarto posto si è detto molto. Più curioso l'affanno dell'Inter che, con un rassicurante vantaggio in classifica e senza una rivale credibile per lo scudetto, manifesta una certa stanchezza in campo e un diffuso nervosismo fuori. Se febbraio, infatti, è stato il mese nero della Juve, non molto meglio è andata ai nerazzurri: eliminati in malo modo dai norvegesi con doppia sconfitta in casa e fuori, dopo la vittoria contro i bianconeri si sono ritrovati per la prima volta nel mirino di buona parte degli appassionati per il caso Bastoni e la sua gestione apparsa ai più piuttosto arrogante. Neanche dopo il comico tavolino by Guido Rossi e la devastante relazione Palazzi, casi ben più eclatanti, si erano trovati al centro dei riflettori come nel post match di San Valentino. Da lì è cambiato tutto. 

Inter, come reagire?

Come reagire, dopo 30 anni di veleni per episodi di una vita fa alimentati da ex dirigenti, giocatori, vip assortiti, presidenti del Senato, sindaci e così via, a un'ondata di indignazione che si ritorce contro proprio dopo il match che solitamente dà origine al pianto celebrativo su Iuliano, Pjanic, Cuadrado e compagnia ripescati periodicamente dalla inesauribile letteratura interista sul tema? Prima soluzione: negare, o comunque spostare l'attenzione: Kalulu, ci racconta Chivu a fine partita, avrebbe dovuto tenere le mani a posto. I rappresentanti delle istituzioni vestiti di nerazzurro si scatenano addirittura contro Del Piero o altri presunti simulatori.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Marotta e il caso Cuadrado-Perisic

Non fa meglio il presidente Marotta, che tira fuori addirittura il caso Cuadrado Perisic di qualche anno fa, dimenticando peraltro altri episodi di segno contrario proprio in quel match; eppure, quando era alla Juve, riferendosi alle consuete proteste interiste, si definiva "imbarazzato nel rispondere: non immaginavo che dopo una bella partita ci si potesse ancora dilungare andando ad analizzare episodi che non sono esistiti. In Italia dovremmo allenare giocatori, allenatori e dirigenti a una cultura della sconfitta che nel nostro paese non esiste". Al tempo non apprezzava chi portava avanti alcuni episodi per giorni, ora per spostare il focus dall'episodio di strettissima attualità ne tira fuori uno di diversi anni fa.

Come si cambia, cantava qualcuno. Da lì in poi, tuttavia, subentra l'esigenza di tornare al proprio posto tradizionale, quello di chi urla al mondo di essere lui la vittima di errori e complotti, sperando così di riscuotere qualche credito. Si parte con il vittimismo sui fischi a Bastoni: decine di editoriali di amici più o meno dichiarati sconvolti da quella durissima e innovativa reazione del pubblico, i fischi a un giocatore. Serate a scandagliare le partite di ogni categorie a caccia di simulazioni per chiedere perché uno si becchi i fischi e gli altri no.

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Comincia la conta Inter...

Tanti volenterosi provano a spiegare i motivi - tra cui l'importanza del match, la richiesta del rosso altrui, l'esultanza sfacciata, il silenzio o peggio i commenti sopra riportati di allenatore e presidente - ma non basta, gli editoriali continuano, il processo per ritrasformarsi da carnefici a vittime è ormai inarrestabile. Il famoso postulato per il quale se l'Inter vince si parla di calcio ma se il risultato non soddisfa ci si butta sugli arbitri torna in auge. Derby: vince il Milan e ecco il fallo di mani di Ricci. Non è rigore per l'Aia, non lo è per chiunque ricordi un episodio analogo capitato a Dumfries in un Inter-Napoli del recente passato, ma loro cominciano la conta.

Inter-Atalanta: il pareggio dell'Atalanta propiziato da una caduta un po' teatrale del laterale olandese scatena le proteste; Chivu viene espulso, si riaffaccia a ridosso del campo e si lascia andare a gesti non proprio concilianti, Barella incredulo dalla panchina non si capacita di come abbiano potuto assegnare la rete, San Siro è totalmente infuocato ma qualunque moviola dimostrerà che non c'era alcun motivo per annullare e lo psicodramma non aveva dunque senso di esistere. Provvidenziale, a quel punto, il contatto in area su Frattesi pochi minuti dopo, che quanto meno legittimerà le proteste nerazzurre. Pareggio, dunque silenzio stampa per manifestare il proprio disappunto.

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Pongracic e la rabbia Inter

Testa a Firenze: altro pareggio e quindi rieccoci, stavolta caccia al mano di Pongracic, assolutamente irrilevante per l'Aia. Rabbia, sui social impazzano interisti furiosi, esausti, indignati anche per il rigore inutile dato alla Juve: non l'ha presa di mano, dicono. Non è vero, la prende eccome di mano, ma non importa, l'importante è rimettere al loro posto le vittime e i carnefici, è una vera e propria esigenza non rinviabile. Parla Marotta ancora una volta dagli scranni della Lega Calcio, ma stavolta senza avere dietro di sé i simboli di chi dovrebbe rappresentare tutte le squadre e non solo una: alcuni opinionisti dicono che quello di Pongracic era rigore ma bisogna essere più forti degli errori, eccetera eccetera. In breve, dopo avere usufruito del più clamoroso caso arbitrale e mediatico degli ultimi anni, il mese successivo è tutta una lamentela per una serie di episodi - dai fischi del publlico a fantasiosi falli di mano - inesistenti, tranne quello già citato di Frattesi.

"Ci stanno facendo pagare il caso Bastoni", affermano indignati i commentatori interisti come se questa lunga serie di ingiustizie lamentate fossero esistite realmente, non rendendosi conto peraltro che così dicendo spiegano alla perfezione l'origine e lo scopo di 30 anni di veleni, proteste e interviste celebrative di ogni presunto errore a sfavore: riscuotere crediti e fare pagare alla Juventus quanto accaduto una trentina di campionati fa. Sul futuro non possiamo garantire ma al momento, da Calciopoli ai casi più recenti, la strategia pare avere funzionato piuttosto bene. 

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Le infinite pause per la Nazionale permettono di tornare a mente fredda sui principali temi del campionato. Delle ormai conclamate difficoltà della Juve nel trovare una continuità di risultati che la avvicinino al quarto posto si è detto molto. Più curioso l'affanno dell'Inter che, con un rassicurante vantaggio in classifica e senza una rivale credibile per lo scudetto, manifesta una certa stanchezza in campo e un diffuso nervosismo fuori. Se febbraio, infatti, è stato il mese nero della Juve, non molto meglio è andata ai nerazzurri: eliminati in malo modo dai norvegesi con doppia sconfitta in casa e fuori, dopo la vittoria contro i bianconeri si sono ritrovati per la prima volta nel mirino di buona parte degli appassionati per il caso Bastoni e la sua gestione apparsa ai più piuttosto arrogante. Neanche dopo il comico tavolino by Guido Rossi e la devastante relazione Palazzi, casi ben più eclatanti, si erano trovati al centro dei riflettori come nel post match di San Valentino. Da lì è cambiato tutto. 

Inter, come reagire?

Come reagire, dopo 30 anni di veleni per episodi di una vita fa alimentati da ex dirigenti, giocatori, vip assortiti, presidenti del Senato, sindaci e così via, a un'ondata di indignazione che si ritorce contro proprio dopo il match che solitamente dà origine al pianto celebrativo su Iuliano, Pjanic, Cuadrado e compagnia ripescati periodicamente dalla inesauribile letteratura interista sul tema? Prima soluzione: negare, o comunque spostare l'attenzione: Kalulu, ci racconta Chivu a fine partita, avrebbe dovuto tenere le mani a posto. I rappresentanti delle istituzioni vestiti di nerazzurro si scatenano addirittura contro Del Piero o altri presunti simulatori.

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