Il mohicano Lautaro e il ponte di Esposito

Chivu ha vinto il campionato senza sbagliare mai le partite contro le medio-piccole: iniziare la carriera con uno scudetto significa alzare subito le aspettative

L’Inter ha meritato lo scudetto sul campo. Perché era la squadra più forte e meglio costruita e perché è stata condotta con intelligenza in una stagione non facile. I segnali della fine di un ciclo si percepivano nitidi, un anno fa, e le scorie della devastante disfatta di Monaco non erano facili da smaltire. Oltretutto, in un’estate complicata, era arrivato pure il no di Fabregas che poteva avere risvolti imbarazzanti. Da questo pantano, l’Inter ne è uscita con la calma e la lucidità di Marotta, capace di gestire il momento critico e credere nell’intuizione di un suo amico e allievo.

Chivu e la svolta decisiva per lo scudetto

Cristian Chivu, uno dei tre volti dello scudetto interista, è l’allenatore campione d’Italia per il coraggio di Federico Cherubini che lo aveva notato per la prima volta nel 2021, quando il tecnico guidava la Primavera dell’Inter e Cherubini era il responsabile dell’area sportiva della Juve. Diventato amministratore delegato del Parma, a gennaio, Cherubini ha affidato la squadra a Chivu in febbraio: zero presenze in Serie A, con il compito di sistemare una classifica pericolante. Chivu ha portato a casa la salvezza e la coraggiosa fiducia di Cherubini è stata condivisa da Marotta, che ha alzato “leggermente” l’asticella: questa è l’Inter, vinci lo scudetto. Chivu, l’asticella, l’ha superata, magari non con la grazia di un Duplantis, ma l’ha saltata e ha vinto il campionato come si devono vincere i campionati: senza sbagliare mai le partite contro le medio-piccole.

 

 

Tolta la clamorosa sconfitta contro l’Udinese, alla seconda di campionato, Chivu ha tenuto un ritmo davvero impressionante contro le squadre dal settimo posto in giù. Le sconfitte o i pareggi negli scontri diretti hanno sicuramente fatto male all’immagine di Chivu, ma non hanno scalfito la solidità della classifica interista, perché - se a qualcuno fosse sfuggito - le partite valgono tutte tre punti: sia contro il Pisa sia contro la Juve. Chivu è calcisticamente pragmatico e psicologicamente molto raffinato: ha preso una squadra a pezzi e l’ha rimessa insieme, superando infortuni e crisi personali di alcune pedine fondamentali. Ha usato la logica, non la filosofia e ha avuto l’intuizione, felice per lui e per la Nazionale, di dare fiducia a Pio Esposito, quando un altro no - quello per Lookman - stava ulteriormente incasinando l’estate interista. Iniziare la carriera con uno scudetto significa alzare subito le aspettative, anzi farle schizzare: per Chivu diventerà sempre più difficile, ma l’impresa di questa stagione non gliela toglierà mai nessuno, così come i suoi grandi meriti. Nelle prossime stagioni, poi, ne peseremo il valore assoluto.

Lautaro Martinez: leader e simbolo dell’Inter

Non c’è da pesare, invece, il valore di Lautaro Martinez, giocatore e capitano straordinario. È uno dei rari fuoriclasse assoluti che abbiamo in Serie A e uno di quelli che giocherebbe ovunque in Europa, ma per fortuna rimane qui, un mohicano nerazzurro, il cui attaccamento al club è stata una chiave importante nei momenti difficili della stagione. In una squadra che rischia di sfilacciarsi, la presenza di Lautaro ha tenuto insieme il gruppo senza chiacchiere o slogan da conferenza, ma con l’esempio e l’impegno. Ha anche segnato sedici gol, alcuni importanti, ma per una volta, di un centravanti, non si contano quelli, ma si misura tutto il resto.

 

 

Pio Esposito e il futuro dell’Inter

Gol molto importanti li ha segnati anche Pio Esposito, che tra un mese compirà 21 anni e rappresenta il futuro dell’Inter e della Nazionale italiana. Il suo è un talento spesso, non è un’illusione fragile che ha impilato qualche giocata azzeccata. Il calcio italiano vive un momento critico sotto il profilo economico, non potendo essere competitivo sul mercato internazionale. Poter iniziare la campagna acquisti estiva, partendo da Pio Esposito, è una ricchezza davvero invidiabile per l’Inter e un bel un ponte verso il futuro.

 

 

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