MILANO - Passata la tempesta (l’esultanza in Inter-Juve per aver fatto espellere Kalulu dopo aver simulato, quindi l’espulsione di Zenica che ci è costata il Mondiale), l’Inter, stringendosi intorno ad Alessandro Bastoni, ha medicato ferite che parevano non più suturabili tanto che proprio dal suo entourage era emersa l’idea che forse sarebbe stato meglio lasciare l’Italia per resettare un po’ tutto. La stagione più difficile per Bastoni si chiuderà con qualcosa di più importante delle vittorie sul campo, ovvero l’incredibile manifestazione d’affetto ricevuta in modo incondizionato da tutto il mondo Inter (società, allenatore, compagni di squadra e naturalmente tifosi). E pure il fatto che, nonostante tutto, Ausilio abbia mantenuta altissima la valutazione del suo cartellino, è stata recepita come un importante attestato di stima. «Bastoni ce lo vogliamo tenere, siamo contenti di averlo e non sarà certo l’Inter a chiamare qualcuno per proporne la cessione - ha sottolineato domenica il ds nelle interviste post Scudetto -. È un capitale dell’Inter e dell’Italia, è un ragazzo incredibile e vogliamo tenercelo stretto. Non è arrivata nessuna chiamata per lui e a maggior ragione non saremo noi a chiamare nessuno». Già perché a Barcellona confidavano che fossero gli agenti del giocatore a fare pressione affinché l’Inter abbassasse il prezzo invece così non è stato e il club blaugrana - che quei 70 milioni non li ha - ha iniziato a valutare possibili alternative, da Cristian Romero (in uscita dal Tottenham) a Evan Ndicka che la Roma può sacrificare sull’altare del fair play finanziario.
L'Inter punta sui giovani italiani
Per l’Inter, in estate, non si attendono rivoluzioni: «Negli ultimi mercati abbiamo dato un occhio di riguardo agli italiani: i talenti ci sono, bisogna solo avere pazienza e farli crescere con calma - ha proseguito Ausilio -. Alla fine la cosa migliore è cercare la qualità: noi cerchiamo qualche giovane da mixare con giocatori di esperienza. Siamo partiti così e continueremo in questa direzione: chi è arrivato avrà un anno in più di esperienza e altri arriveranno sicuramente».
Ausilio sulla stagione dell'Inter di Chivu
Segue un bilancio sull’annata a partire dalla decisione di puntare su Chivu: «Abbiamo vinto tre Scudetti con tre allenatori diversi: è un dato pazzesco. Sulla sua scelta ero avvantaggiato: conoscevo le sue qualità che ha dimostrato di avere. In pochi giustamente pensavano che un allenatore con sole 13 partite potesse essere adatto a una squadra di campioni e per com’era finita la stagione. Chivu ha mostrato intelligenza, grande capacità di gestione, il Mondiale per club lo ha aiutato perché ne ha accelerato le conoscenze. È entrato in sintonia col gruppo e abbiamo costruito questa squadra fantastica: non ho più aggettivi per descrivere questi uomini. Sapevamo servisse qualcosa di fresco e novità: avevamo individuato nei cinque nuovi le caratteristiche giuste per star dietro ai titolari e portare a casa delle presenze importanti. Col tempo sono arrivate le convinzioni: tutti hanno dato il loro contributo. Esposito e Bonny potevano essere un rischio e un azzardo, ma sapevamo che le qualità c’erano e bisognava solo avere pazienza».
