Yildiz, il talento stanco: i tre perché della Juve e il privilegio che non ha

Serata molto complicata al Bernabeu per il turco, che attraversa una fase opaca: l’ultimo gol quello al Dortmund del 16 settembre

Sì, la Juventus torna dal Bernabeu con buone sensazioni. Perché lo spirito mostrato di fronte al Real Madrid, pur con tutti i difetti che appartengono ai bianconeri, è stato apprezzato. Dalla società, dall’allenatore, dai tifosi. Resta, però, un interrogativo. Pesante. Il campo dovrà dare una risposta immediata: cosa succede a Kenan Yildiz? Insufficiente, anche contro i Blancos. Nella sostanza, però, l’involuzione in termini di rendimento va ben oltre i confini della partita di Madrid. Intanto, Yildiz con la Juve non segna dal 16 settembre, dalla magia regalata all’Allianz Stadium contro il Borussia Dortmund. Digiuno che inevitabilmente fa notizia. Fa scalpore perché si tratta di Kenan, un giocatore intorno al quale i bianconeri stanno costruendo presente e futuro. I motivi della flessione, ancora da considerare lieve (visto che, per esempio, non investe le sue prestazioni in Nazionale, sempre di livello molto alto: nell’ultima sosta 3 gol in 2 gare), sono da ricercare in tanti motivi. Le spiegazioni partono da un aspetto, forse il meno importante di tutti, ma quello più immediato nel quale rifugiarsi: la stanchezza.

Yildiz dietro solo a Kelly e Kalulu

Yildiz è il terzo giocatore più utilizzato dell’intera rosa: solo Kelly e Kalulu hanno più minuti del turco. Al quale, però, vanno aggiunte 4 partite in più, quelle cioè disputate con la Turchia. Dal 24 agosto al 24 ottobre, due mesi esatti, ha disputato 14 partite da titolare: una ogni quattro giorni e mezzo. A 20 anni i tempi di recupero sono più rapidi, ma gli standard qualitativi delle prestazioni rischiano di abbassarsi. Puntualmente è successo. Ma c’è molto di più, in realtà, dietro alle polveri bagnate di Yildiz. C’è, per esempio, un tema psicologico che rischia un’invasione di campo in piena regola. Basti riflettere sul percorso: Kenan ha debuttato in Serie A poco più di due anni fa, in un Udinese-Juventus del 20 agosto 2023 diventato storico solo per questa ragione. In un anno il club gli ha consegnato la numero 10, mentre nel giro di 24 mesi ha indossato la fascia da capitano al Bernabeu. Un triplo carpiato dal coefficiente di difficoltà elevatissimo: anche solo immaginare un volo del genere in così poco tempo fa venire le vertigini. Per di più in una Juventus estremamente povera di leader, di campioni che possano supportare una crescita graduale.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Yildiz, serve protezione

Il cassetto dei ricordi, a proposito di Del Piero, racconta una parabola diversa, tanto per rimanere in tema. A 20 anni aveva già qualcosa di speciale, sì, ma ha avuto il tempo di crescere accanto a colonne di marmo. Si può comporre una filastrocca: Vialli, Baggio, Deschamps, Ferrara, Conte, Di Livio e Peruzzi. Gente che ha protetto la fantasia di Alex, libero di essere Del Piero. Questo privilegio Kenan non ce l’ha. Il suo spiccato senso di responsabilità rischia di schiacciarlo, di togliergli una spensieratezza di cui avrebbe bisogno. Altrimenti, che senso avrebbe dargli la 10? E poi c’è una riflessione tattica. Non incide più di tanto la posizione in campo e su questo Tudor ha ragione: dietro la punta o da esterno sinistro, Yildiz resta Yildiz. In tutto il suo splendore. Peccato che troppo spesso sia investito (e lui ha questa attitudine) di un ruolo senza palla gravoso. Deve recuperarla prima di potersi accendere. Correre all’indietro comporta fatica e fa perdere lucidità. A questo, poi, va aggiunto un normale lavoro di studio delle difese avversarie: sulle lavagne degli allenatori Kenan è presente, con tanto di foto segnaletica. A Yildiz succedono tutte queste cose insieme. I fenomeni del calcio moderno, anche a 20 anni, fanno cose sbalorditive: ci sono passati di recente Mbappé e Bellingham, tra gli altri. Yamal (18 anni), invece, fa già paura così. Ma intorno hanno campioni che al turco mancano. Il contesto non aiuta. A Torino, però, sono convinti che Yildiz sia persino più forte di questo alibi inattaccabile e che sia pronto a dimostrarlo già da Lazio-Juve.

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Del Piero: "Deve solo giocare come sa fare"

Pensi a Kenan Yildiz ed è normale riferirsi subito ad Alessandro Del Piero. I due si conoscono bene. Alex stima Kenan, da sempre, sin da quando il turco si è imposto al suo primo anno in prima squadra alla Juve. Mercoledì sera, prima del calcio d’inizio, Del Piero si è espresso così su Yildiz: «È un grande, se si presenta al Bernabeu contro il Real Madrid con quella fascia al braccio vuole dire che si è meritato questa soddisfazione enorme. Gli dico solo di giocare come sa, ha le qualità per fare cose meravigliose in questa squadra». Frasi non certo di circostanza, visto il rapporto che li lega. Pochi giorni fa Yildiz si era espresso così su Del Piero: «Giocare per la Juventus e indossare la maglia numero 10, seguendo le orme della mia leggenda Alex Del Piero, è una grande responsabilità».

Montella: "Interpreta tutti i ruoli in attacco"

Vincenzo Montella, ct della Nazionale turca, conosce molto bene Kenan Yildiz. Gli parla settimanalmente e gli ha già dato un ruolo di primaria importanza, puntualmente ripagato da grandissime prestazioni. Yildiz è sempre nella testa del ct, che mercoledì l’ha visto da vicino al Bernabeu contro il Real Madrid. Montella fa una considerazione sulla posizione in campo di Kenan: «Rivedo qualcosa di Del Piero in Yildiz. Kenan è perfetto nel 3-4-2-1 di Tudor: può fare sia il numero 10 puro sia l’esterno offensivo d’attacco moderno con le sue caratteristiche». Contro il Real Madrid ha giocato in posizione più centrale, più vicino a Vlahovic. Ma non è riuscito a pungere: i Blancos sono riusciti a disinnescare abilmente il turco, spesso anticipato o raddoppiato.

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Capello: "Per Tudor è l'unico che salta l'uomo"

Fabio Capello ha sempre riservato frasi d’elogio per Kenan Yildiz. Già qualche mese fa si era espresso molto chiaramente sulle prospettive del classe 2005: «Ha qualità e possiede l’umiltà del campione: è un talento ad altezza Real Madrid. La Juventus fa bene a tenerselo stretto. Lui in questo momento è il 10, indossa la maglia che ha più valore storico in assoluto e lo fa con voglia e personalità. Si vede che c’è un Del Piero in questo Yildiz per quello che fa quando gioca, nella posizione che occupa e dove rende di più». Anche mercoledì sera Capello ha sottolineato le qualità di Kenan: «È l’unico che salta l’uomo alla Juve, ha coraggio, mi piace che Tudor lo schieri vicino a Vlahovic». Insomma, una stima riconosciuta. Investitura notevole per Yildiz, simbolo della Juve di Tudor.

Branchini: "E' il sogno proibito di Xabi Alonso"

«Yildiz è un giocatore desiderato da Xabi Alonso al Real Madrid». Parole e musica di Giovanni Branchini, noto agente e intermediario di mercato. E ha aggiunto un retroscena di mercato: «Xabi Alonso è disposto a lasciare andare via tutti per averlo, tranne Mbappé - ha raccontato a TMW -. Oggi la Juventus chiede 100 milioni, ma tanto lo fanno tutti per chiunque, tanto trovi qualcuno che te li dà. Certo, poi c’è il caso Nico Williams che lo vuole tutto il mondo e lui rinnova all’Athletic e rimane lì. Yildiz è stata una chiara richiesta alla proprietà, piace moltissimo al tecnico del Real Madrid». Branchini svela un aneddoto legato a Yildiz, che intanto sta trattando il rinnovo di contratto con la Juve fino al 2030. Il padre Engin è al lavoro per trovare l’intesa con Damien Comolli.

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Sì, la Juventus torna dal Bernabeu con buone sensazioni. Perché lo spirito mostrato di fronte al Real Madrid, pur con tutti i difetti che appartengono ai bianconeri, è stato apprezzato. Dalla società, dall’allenatore, dai tifosi. Resta, però, un interrogativo. Pesante. Il campo dovrà dare una risposta immediata: cosa succede a Kenan Yildiz? Insufficiente, anche contro i Blancos. Nella sostanza, però, l’involuzione in termini di rendimento va ben oltre i confini della partita di Madrid. Intanto, Yildiz con la Juve non segna dal 16 settembre, dalla magia regalata all’Allianz Stadium contro il Borussia Dortmund. Digiuno che inevitabilmente fa notizia. Fa scalpore perché si tratta di Kenan, un giocatore intorno al quale i bianconeri stanno costruendo presente e futuro. I motivi della flessione, ancora da considerare lieve (visto che, per esempio, non investe le sue prestazioni in Nazionale, sempre di livello molto alto: nell’ultima sosta 3 gol in 2 gare), sono da ricercare in tanti motivi. Le spiegazioni partono da un aspetto, forse il meno importante di tutti, ma quello più immediato nel quale rifugiarsi: la stanchezza.

Yildiz dietro solo a Kelly e Kalulu

Yildiz è il terzo giocatore più utilizzato dell’intera rosa: solo Kelly e Kalulu hanno più minuti del turco. Al quale, però, vanno aggiunte 4 partite in più, quelle cioè disputate con la Turchia. Dal 24 agosto al 24 ottobre, due mesi esatti, ha disputato 14 partite da titolare: una ogni quattro giorni e mezzo. A 20 anni i tempi di recupero sono più rapidi, ma gli standard qualitativi delle prestazioni rischiano di abbassarsi. Puntualmente è successo. Ma c’è molto di più, in realtà, dietro alle polveri bagnate di Yildiz. C’è, per esempio, un tema psicologico che rischia un’invasione di campo in piena regola. Basti riflettere sul percorso: Kenan ha debuttato in Serie A poco più di due anni fa, in un Udinese-Juventus del 20 agosto 2023 diventato storico solo per questa ragione. In un anno il club gli ha consegnato la numero 10, mentre nel giro di 24 mesi ha indossato la fascia da capitano al Bernabeu. Un triplo carpiato dal coefficiente di difficoltà elevatissimo: anche solo immaginare un volo del genere in così poco tempo fa venire le vertigini. Per di più in una Juventus estremamente povera di leader, di campioni che possano supportare una crescita graduale.

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