© AGENZIA ALDO LIVERANI SASQuello era rigore, ma questa non è Juve. E il popolo bianconero dovrebbe concentrarsi più sul secondo problema. Così come per chi ci mette i soldi e li vede sperperare. Cambiano gli allenatori, tre in tre anni, e diventano l’oggetto di feroce dibattito, la causa di ogni problema, la spiegazione di ogni sconfitta, la ragione dell’imbarbarirsi di vere e proprie guerre di religione fra in e out. E così si perde di vista la qualità della rosa. Perché se i giocatori della Juve forniscono magnifici assist agli attaccanti avversari; se si mangiano gol davanti alla porta; se per fare un cross degno di questo nome ne spediscono nove sulle gambe dei difensori; se marcare nel modo giusto è diventata un’impresa spaziale; se a centrocampo non c’è un giocatore in grado di azzeccare un filtrante, siamo sicuri che il problema sia tattico e non tecnico?
Solo Thuram e Di Gregorio all'altezza
Questa squadra veste la maglia della Juve, ma della Juve ha poco, pochissimo, in certi momenti nulla. Nelle ultime due campagne acquisti sono stati spesi 300 milioni di euro, ma forse i soli Thuram e Di Gregorio (acquisto superfluo vista la presenza di Szczesny) si sono dimostrati all’altezza. Tudor ha sicuramente delle responsabilità, come le hanno avute l’ultimo Allegri e Thiago Motta. Ma se dopo aver speso 300 milioni di euro (cioè più del Real Madrid, per dire), ti devi affidare a Kostic per ribaltare una partita contro una Lazio disastrata dagli infortuni, forse la grande maggioranza di quei soldi è stata buttata via.
