Il ruolo di McKennie e il gesto di Yildiz
Non si può, infatti, ignorare l’ulteriore salto di qualità nella performance collettiva della Juve: non siamo in presenza di una squadra dotata di un gioco efficientissimo e consolidato, ma si nota la crescita dell’identità e l’affinarsi dell’intesa fra giocatori e reparti. La novità tattica del 4-2-3-1 è, inoltre interessante. E interessantissimo è il ruolo di McKennie, una specie di trequartista guastatore, che con il suo pressing costante, ieri, ha stroncato o reso complicate la stragrande maggioranza delle ripartenze leccesi. E nel contesto di una partita giocata, per più di ottanta minuti, nella trequarti giallorossa è emersa in modo lampante la classe di Yildiz, protagonista di un numero spropositato di dribbling vincenti, della creazione dei pericoli maggiori nel primo tempo e di un clamoroso palo nel secondo. Volendo, anche della sua leadership, quando ha lasciato il rigore a David per provare a rilanciarlo con una mossa ragionevolmente generosa. Dopo l’errore, ovviamene, si discute molto sull’opportunità di questa strategia deamicisiana, ma se David non fosse stato così sciagurato, oggi saremmo ad esaltare come il gesto di un vero capitano. Certo, proprio perché Yildiz e compagni sono perfettamente consapevoli del momento psicologico che attraversa David, avrebbero potuto riflettere di più sull’idea di caricargli sulle spalle il fardello di un rigore da due punti. Cioè: se sai che non è proprio in condizioni mentali ideali, lasciagli un rigore per il 3-1 non quello decisivo del 2-1, da far tirare, magari, a qualcuno più sereno. Ma sono discorsi da divano, ha ragione Spalletti, che dopo aver probabilmente represso istinti omicidi per il modo con cui David ha spantofolato il rigore, lo ha giustamente difeso, buttandola un po’ in caciara onde evitare un’ulteriore involuzione della crisi personale della punta canadese. Il tecnico guarda avanti e “avanti”, per il momento, ci deve andare con David e Openda.
Il bicchiere mezzo pieno
La verità è che deve essere dannatamente difficile anche per lui analizzare un pareggio a fronte di una di una partita sostanzialmente dominata, che poteva essere sul tre a zero dopo trentacinque minuti e, nella quale, si mettono a referto due pali e un rigore sbagliato. È davvero difficile tirare fuori un ragionamento generale e, soprattutto, sensato su Juve-Lecce, che vada oltre gli errori dei singoli. Ma i due punti persi, oggi, fanno un buco enorme nell’umore dell’ambiente bianconero, perfettamente consapevole che proseguire il filotto di vittorie avrebbe consolidato in modo più forte ed efficiente il lavoro spallettiano. Sassuolo (martedì) e Cagliari (lunedì 12) rappresentano due eccellenti occasioni per attutire l’effetto del pareggio di ieri, già reso a suo modo prezioso dalla sconfitta della Roma a Bergamo, che rende il punticino contro il Lecce utile a saltare al quarto posto, in virtuale zona Champions. Sì, non è stata una bella serata per i bianconeri e il loro popolo, ma è abbastanza incredibile quante piccole, ma importanti buone notizie, vi si possano trovare qua e là.
