Il laboratorio Spalletti complica il mercato in entrata della Juve: anche Joao Mario e Adzic…

Il tecnico è convinto di poter costruire un finale da fuochi d’artificio: gruppo in fiducia e pure chi gioca meno vuole restare

TORINO - Guarda sempre e soltanto i migliori. E trasferisce l’ambizione feroce alla squadra, che ora è convinta di poter vivere un grande finale di stagione. Luciano Spalletti pochi istanti prima della Cremonese è stato fin troppo esplicito: "Ci siamo guadagnati questa bicicletta, adesso dobbiamo pedalare forte". La Juve gli ha risposto qualche minuto dopo: niente avrebbe potuto realmente cambiare l’inerzia della partita, nemmeno il rigore revocato ai grigiorossi. I bianconeri vivono un momento di fiducia totale.

Spalletti alza l'asticella

Consapevolezza nata prima di tutto dal modo di stare in campo: Locatelli e compagni hanno trovato certezze, partita dopo partita, nel gioco. In una mentalità che Spalletti ha faticosamente inculcato nel gruppo. Chi ha il pallone, prima o dopo, le soluzioni per vincere le trova se ha qualità. Qualità che alla Juve non manca, ma tutto passa dalla testa. Dal primo istante in cui ha messo piede alla Continassa, Lucio ha alzato l’asticella: "Speriamo di rientrare nel giro scudetto". Qualcuno l’ha guardato storto, a fine ottobre, perché il morale era sotto terra e perché il primo pensiero del gruppo era quello di restare aggrappato al treno Champions League. Il vero scudetto, tre mesi fa, era il quarto posto. Adesso no.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

I modelli Inter e Napoli: la Juve accelera la crescita

Ma Spalletti ritiene che la Juve non abbia ancora completato il processo di maturazione. Serve altro tempo, insomma. L’unità di misura del tecnico sono Inter e Napoli. Non a caso citate dopo il 5-0 contro la Cremonese: "L’ho guardata bene la partita di San Siro perché sono due squadre che mi piacciono, hanno giocato a un livello top, sempre a viso aperto. Hanno due allenatori bravi. Noi dobbiamo crescere per essere a quel livello, dobbiamo fare degli step e velocemente. Vedo grande disponibilità e impegno e c’è la possibilità di andare a raccattare qualcosa". Ha già mostrato alla squadra qualche spezzone di Inter-Napoli. Prendendo il meglio delle caratteristiche delle due squadre: dei nerazzurri padroni del gioco, degli azzurri perfetti assaltatori. Chivu lo ispira per la proposta di calcio, Conte lo prende come esempio per il modo che ha di trovare sempre il bandolo della matassa nonostante le assenze. Inter e Napoli, dunque, sono già al setaccio della Juve, che in un mese si gioca gran parte delle proprie fortune fino alla bandiera a scacchi: il 25 gennaio, del resto, c’è il ritorno contro i partenopei all’Allianz Stadium, mentre nel weekend di San Valentino la sfida contro l’Inter può diventare a tutti gli effetti una prova scudetto, a poco più di tre mesi dal sipario sulla Serie A.

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La nuova Juve: gruppo compatto, mercato bloccato e DNA ritrovato

Spalletti progetta il colpo grosso. Si è rintanato alla Continassa e raramente varca quei cancelli: ha allestito il laboratorio, come fece a Castelvolturno, e ora è totalmente focalizzato sulla volata finale. Non ammette distrazioni. Non contempla lo svago. Non adesso: ha ancora troppa voglia di dimenticare i segni che gli ha lasciato l’avventura in Nazionale. E adesso che la Juve è diventata vera Juve insiste, non molla la presa, anzi cerca di aumentare la soglia d’attenzione della squadra. Mostrando, appunto, Inter e Napoli, due modelli aulici per Spalletti in questa annata. Manca ancora qualcosa per raggiungere quella soglia, ma la strada è quella giusta. Lucio, però, non assilla nessuno: il giorno libero oggi, a breve distanza dalla partenza per Cagliari, si inserisce in questo discorso. Questa Juve può staccare la spina senza correre rischi. Sono tutti sul pezzo, anche chi gioca meno. A tal punto da complicare persino il mercato in entrata: pure chi vede il campo col contagocce come Joao Mario e Adzic spera di restare. Persino Gatti, che sa che quando sarà al 100% della condizione dovrà scalare le gerarchie del reparto difensivo, non spinge per lasciare Torino. La torta oggi piace a tutti. Perché pure in salita la fatica non si sente: non c’è niente di più gratificante per Spalletti, che in 70 giorni ha pure messo mano al dna. Nel gioco, più che nei punti, la Juve ha trovato la strada per immaginare un futuro vincente.

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TORINO - Guarda sempre e soltanto i migliori. E trasferisce l’ambizione feroce alla squadra, che ora è convinta di poter vivere un grande finale di stagione. Luciano Spalletti pochi istanti prima della Cremonese è stato fin troppo esplicito: "Ci siamo guadagnati questa bicicletta, adesso dobbiamo pedalare forte". La Juve gli ha risposto qualche minuto dopo: niente avrebbe potuto realmente cambiare l’inerzia della partita, nemmeno il rigore revocato ai grigiorossi. I bianconeri vivono un momento di fiducia totale.

Spalletti alza l'asticella

Consapevolezza nata prima di tutto dal modo di stare in campo: Locatelli e compagni hanno trovato certezze, partita dopo partita, nel gioco. In una mentalità che Spalletti ha faticosamente inculcato nel gruppo. Chi ha il pallone, prima o dopo, le soluzioni per vincere le trova se ha qualità. Qualità che alla Juve non manca, ma tutto passa dalla testa. Dal primo istante in cui ha messo piede alla Continassa, Lucio ha alzato l’asticella: "Speriamo di rientrare nel giro scudetto". Qualcuno l’ha guardato storto, a fine ottobre, perché il morale era sotto terra e perché il primo pensiero del gruppo era quello di restare aggrappato al treno Champions League. Il vero scudetto, tre mesi fa, era il quarto posto. Adesso no.

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