«La partita è una scatola vuota che va riempita» illustrava Spalletti in una delle metafore più riuscite della sua breve e già densa esperienza juventina. Ma se è chiusa va prima di tutto liberata dall’imballaggio. Alla Continassa salgono risolutamente le quotazioni di Boga, l’apriscatole. Gli spezzoni contro Atalanta, in Coppa Italia, e con la Lazio in campionato (assist decisivo per il 2-2 last minute di Kalulu) dicono che Jeremie è già un fattore a gara in corso. A 10 giorni dal suo sbarco sul pianeta Juve il fatto è bello che certo e consolidato. Ma quanto assodato quasi sempre genera dubbi nuovi: e se le sue qualità potessero essere sprigionate prima di essere indispensabili per fronteggiare l’impellente necessità dettata da uno spietato rapporto cronometro/risultato? Più semplicemente: e se Boga da titolare potesse risultare un’arma ancora più potente o comunque altrettanto temibile?
La condizione fisica di Boga
Ciò che temeva la Juventus, inizialmente almeno, è che la condizione del franco-ivoriano non fosse compatibile a un minutaggio lungo. Credenza sbiadita a un terzo di febbraio, anche grazie al lavoro svolto con un preparatore a lui immediatamente affiancato. Lo staff tecnico è rimasto colpito dallo stato di forma del giocatore, che pure in allenamento sfreccia e dribbla come se in Francia non fosse stato forzatamente fermo per due mesi. Una storia brutta che il ragazzo ha saputo mettersi rapidamente alle spalle una volta trasferitosi a Torino. L’aggressione subita dagli ultras del Nizza (pugni, sputi e insulti razzisti che gli hanno causato uno stato di choc e lo hanno portato a richiedere la cessione) non sembrano aver corroso esageratamente una condizione risvegliata dal lavoro ad hoc svolto allo Juventus Training Center. Spalletti se lo è fatto prendere durante il mercato di riparazione perché: «Ha rapidità e sensibilità palla al piede, sa saltare il suo avversario. Sono tutte cose importanti».
