“Openda bambinone, Thuram sembra Anguissa. David? Mica lo trasformi in Suarez. Il vero colpo Juve”

L’intervista a Paolo Di Canio, come sempre senza peli sulla lingua: “Spalletti fuori categoria, ma per lo Scudetto servono altri nomi. Yildiz è già un leader”

Con Paolo Di Canio le banalità sono vietate, anche se l’approccio stavolta è romantico. D’altronde il derby d’Italia si giocherà a San Valentino: «Mi aspetto assolutamente una bella partita, per come conosciamo Spalletti, ma pure lo stesso Chivu per come sta facendo giocare la squadra. Immagino che metteranno in atto una strategia per vincere e non solo per controllare. Mi aspetto un Inter-Juve che faccia innamorare chi ama il calcio come lo intendo io, dove si osa e non si attende lo sbaglio dell’avversario». Torniamo al 13 settembre, quando la Juventus vinse 4-3 a Torino. In panchina Tudor, confermato dopo il finale della scorsa stagione, e Chivu, accompagnato da tanti dubbi. Dopo sei mesi... «Sono cambiate un bel po’ di cose. Partiamo dall’Inter».

Le differenze tra Inter e Juventus

Prego. «Da quel ko, salvo qualche altra piccola zoppia, l’Inter è sbocciata, ha cominciato ad assimilare il credo del proprio allenatore, quei principi che all'inizio sembrava potessero essere non di difficile comprensione, però non così facili da applicare dopo quattro stagioni con Inzaghi. Chivu ha portato una nuova mentalità, una ricerca più rapida della verticalità, la riaggressione più alta. E poi ha chiesto ai centrocampisti di cambiare, basta colpi di tacco e ghirigori, più determinazione e decisione. Mixate tutte queste cose, l’Inter ha cominciato a uccidere le partite». E la Juventus? «Sicuramente partiva con più certezze dell’Inter, però i risultati soprattutto a inizio stagione erano frutto della rabbia calcistica figlia dello spirito di Tudor. C’era determinazione, ma tante lacune tecniche e confusione. Con Spalletti, dopo due-tre tentativi, è tornato l’ordine, un sistema di gioco chiaro e richieste precise ai giocatori che negli ultimi due mesi stanno rendendo al 200%. Però per restare a questo livello la Juve deve mantenere grande intensità, altrimenti riemergono difetti, in particolare difensivi, come con Atalanta e Lazio. Credo stia subentrando un po’ di stanchezza, Spalletti sta chiedendo tanto a una squadra che non ha grande spesso tecnico».

La cura Spalletti

Però con ilui molti giocatori sembrano rigenerati. «Perché Spalletti entra nella testa con le sue idee, è esigente, ma convincente, fa credere ai giocatori che possono diventare qualcosa di diverso da quello che pensano. Tira fuori un potenziale inespresso. E se innalza del 2% ogni giocatore, arriva al 22% in campo, non male. Guardate Locatelli, per non parlare di Thuram che ora sembra Anguissa. Prima era un mediano che portava palla, né carne né pesce, ora va dritto, penetra, calcia, vuole segnare». David e Openda sono cresciuti di quel 2%? «Con David qualcosa è riuscito già a fare. Ha segnato qualche gol, ha iniziato a fare i movimenti giusti. David ha una storia precisa, segna un gol ogni due partite, però non è né un fenomeno, né uno scarsone, è quello che ti fa dire “porca miseria” perché dopo un gol, magari non prende tre palloni che gli passano vicino. Spalletti lo può migliorare, non trasformare in Suarez o Agüero. Openda? Mi sembra un bambinone, anche dello schiaffo che Spalletti gli ha dato, come a dire “svegliati” perché anche un gol sul 5-0 può darti fiducia».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Di Canio: "Alla Juve serve un Osimhen"

Servirebbe Vlahovic? «No, serve un Osimhen, un centravanti che abbia fisicità, corra in verticale e sappia dare il fuoco ai compagni. Non so con quale spirito tornerà Vlahovic, visto che potrebbe andare via, ma se sarà in condizione, è il centravanti a disposizione più adeguato per il gioco della Juve. Con tutti i difetti che ha, è più scaltro degli altri in area e ora ne arrivano molti lì di palloni». Di Yildiz che pensa? Oltre a essere il simbolo di questa Juventus, potrà diventarne pure il leader? «Nel modo di approcciare la partita, per atteggiamento, è già un “leader by example”, il leader dell'esempio: corre, rincorre, cade e si rialza, vuole la palla, fa tutto. In questo è già eccezionale. Tecnicamente è bravissimo e sono sicuro che con compagni migliori che gli toglieranno alcune responsabilità, farà ancora meglio. Che possa diventare un leader carismatico nello spogliatoio ho qualche dubbio, osservando la sua mimica in campo e fuori, il suo modo di parlare. Leader del verbo ci nasci».

Le due Inter di Chivu e Inzaghi

L’uomo in più della Juventus è quindi Spalletti? «Luciano in Italia è fuori categoria per capacità di incidere, migliorare i giocatori. Però non è un mago, non può trasformare giocatori normali in fenomeni. In cinque anni con questa rosa, a meno che le altre squadre non smobilitino, difficilmente potrà vincere lo scudetto. Se il club lo sosterrà con innesti adeguati, invece...». Tornando all’Inter, la differenza principale fra quella di Chivu e quella di Inzaghi? «La comunicazione, esterna e interna, è agli antipodi. Faccio un passo indietro. Inzaghi prese l’Inter campione d’Italia. È vero che andarono via Lukaku e Hakimi, ma lui chiese e ottenne Dzeko e Dumfries. La squadra nerazzurra non si è mai indebolita negli anni, è sempre rimasta la più forte, ma non ha mai dimostrato di essere la più brava. Marotta, che aveva costruito la Juventus vincente, e la società nerazzurra hanno fatto un lavoro straordinario per sostituire chi partiva. Inzaghi avrebbe dovuto fare proprio come la squadra bianconera di Conte e Allegri, un ciclo lungamente vincente. Non dico che avrebbe dovuto vincere quattro scudetti su quattro, ma almeno tre. Invece ha sempre ripetuto, anche al quarto anno, che l’Inter era partita per entrare nelle prime quattro, che erano stati migliorati i bilanci, che erano state raggiunte due finali di Champions. Sembrava quasi che l’Inter arrivasse dalla Serie B, invece Inzaghi aveva ereditato la squadra campione d’Italia. Chivu cosa fa? Non si piange addosso, dice: “Ragazzi, ricordatevi che abbiamo i punti che meritiamo, non guardiamo indietro, ma avanti, siamo l’Inter e siamo destinati a subire critiche e pressioni perché dobbiamo lottare per raggiungere tutti i nostri obiettivi”».

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"Diamo tempo a Chivu"

Però Inzaghi, tolti gli ultimi derby, i big match li vinceva. «È vero, ma soprattutto in Champions l’Inter di Inzaghi giocava chiusa e in ripartenza, vincendo di nervi come con Bayern e Barcellona. Chivu è a metà della prima stagione, gli manca questo step, diamogli tempo. È un processo, l’Inter co certe squadre può imporre il suo gioco, essere bella, con altre deve imparare a sporcarsi le mani». Chivu rispetto a Inzaghi ha Esposito e Bonny. «Certo, ma chi ha voluto Correa? O Arnautovic? Però a prescindere da questo, Pio e Bonny sono forti e credibili, hanno fame, spingono Lautaro e Thuram a dare il meglio. Hanno un atteggiamento che i tre dell’anno scorso (Taremi il terzo, ndr) non avevano».

Di Canio: "Contro l'Inter la Juve se la giocherà"

Per chi conta di più la partita di San Siro? E come possono vincerla Chivu e Spalletti? «Conta più per la Juventus. Se vince non potrà puntare comunque allo scudetto, ma sarà in piena lotta per la Champions; se perdesse, la corsa al quarto posto si complicherebbe. Intanto spero che la partita si stappi subito con un gol e non prenda una piega conservatrice. Come sempre deciderà il centrocampo. L’Inter ha tre palleggiatori fenomenali o nuove soluzioni come Sucic, in più Dimarco con un piede caldissimo che dà mille soluzioni. Se la Juventus, oltre a fare il suo gioco, riuscirà ad aggredire e soffocare l’Inter, non concedendo troppe ripartenze, potrà giocarsela. Diversamente... l’Inter quando attacca fa male, molto più di Atalanta e Lazio».

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Con Paolo Di Canio le banalità sono vietate, anche se l’approccio stavolta è romantico. D’altronde il derby d’Italia si giocherà a San Valentino: «Mi aspetto assolutamente una bella partita, per come conosciamo Spalletti, ma pure lo stesso Chivu per come sta facendo giocare la squadra. Immagino che metteranno in atto una strategia per vincere e non solo per controllare. Mi aspetto un Inter-Juve che faccia innamorare chi ama il calcio come lo intendo io, dove si osa e non si attende lo sbaglio dell’avversario». Torniamo al 13 settembre, quando la Juventus vinse 4-3 a Torino. In panchina Tudor, confermato dopo il finale della scorsa stagione, e Chivu, accompagnato da tanti dubbi. Dopo sei mesi... «Sono cambiate un bel po’ di cose. Partiamo dall’Inter».

Le differenze tra Inter e Juventus

Prego. «Da quel ko, salvo qualche altra piccola zoppia, l’Inter è sbocciata, ha cominciato ad assimilare il credo del proprio allenatore, quei principi che all'inizio sembrava potessero essere non di difficile comprensione, però non così facili da applicare dopo quattro stagioni con Inzaghi. Chivu ha portato una nuova mentalità, una ricerca più rapida della verticalità, la riaggressione più alta. E poi ha chiesto ai centrocampisti di cambiare, basta colpi di tacco e ghirigori, più determinazione e decisione. Mixate tutte queste cose, l’Inter ha cominciato a uccidere le partite». E la Juventus? «Sicuramente partiva con più certezze dell’Inter, però i risultati soprattutto a inizio stagione erano frutto della rabbia calcistica figlia dello spirito di Tudor. C’era determinazione, ma tante lacune tecniche e confusione. Con Spalletti, dopo due-tre tentativi, è tornato l’ordine, un sistema di gioco chiaro e richieste precise ai giocatori che negli ultimi due mesi stanno rendendo al 200%. Però per restare a questo livello la Juve deve mantenere grande intensità, altrimenti riemergono difetti, in particolare difensivi, come con Atalanta e Lazio. Credo stia subentrando un po’ di stanchezza, Spalletti sta chiedendo tanto a una squadra che non ha grande spesso tecnico».

La cura Spalletti

Però con ilui molti giocatori sembrano rigenerati. «Perché Spalletti entra nella testa con le sue idee, è esigente, ma convincente, fa credere ai giocatori che possono diventare qualcosa di diverso da quello che pensano. Tira fuori un potenziale inespresso. E se innalza del 2% ogni giocatore, arriva al 22% in campo, non male. Guardate Locatelli, per non parlare di Thuram che ora sembra Anguissa. Prima era un mediano che portava palla, né carne né pesce, ora va dritto, penetra, calcia, vuole segnare». David e Openda sono cresciuti di quel 2%? «Con David qualcosa è riuscito già a fare. Ha segnato qualche gol, ha iniziato a fare i movimenti giusti. David ha una storia precisa, segna un gol ogni due partite, però non è né un fenomeno, né uno scarsone, è quello che ti fa dire “porca miseria” perché dopo un gol, magari non prende tre palloni che gli passano vicino. Spalletti lo può migliorare, non trasformare in Suarez o Agüero. Openda? Mi sembra un bambinone, anche dello schiaffo che Spalletti gli ha dato, come a dire “svegliati” perché anche un gol sul 5-0 può darti fiducia».

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