De Rossi rompe il copione, mai con il fronte anti-Juve: da dove nascono gli applausi dello Stadium

L’allenatore del Genoa ed ex capitano della Roma lontano dai cliché: episodi, frasi e scelte controcorrente negli anni hanno cambiato la percezione di un rivale

Daniele De Rossi è romano, romanista, già campione e allenatore della squadra per cui ha sempre tifato: nulla, per lui, sarebbe stato più facile che seguire il sentimento di astio diffuso in quell'ambiente relativamente alla Juventus, come hanno fatto altri noti giocatori con storie analoghe. Lui, andando come spesso gli accade controcorrente, ha scelto di non seguire l'onda per qualche like in più. Innamorato della propria squadra, con un padre allenatore che gli ha verosimilmente trasmesso la passione sana per questo sport, a De Rossi in campo talvolta "parte la vena": lo sanno bene anche gli juventini, che ricordano per esempio un fallaccio di frustrazione da rosso diretto su Chiellini. Fuori, però, cambia tutto.

"Mi dispiace per Mandzukic"

Così, se durante la partita si rende protagonista di un grave insulto a Mandzukic, fuori dal campo si scuserà senza esitazioni spiegando che "il calcio in quei 90 minuti livella un po' tutti verso il basso, ma non è una giustificazione: a Mandzukic ribadisco che mi dispiace". De Rossi conosce il calcio e sa come funziona il racconto dello sport che ama: per questo, rovesciando una narrazione che prevedeva la Juve come origine e fine di ogni male, che proseguiva dal famoso gol di Turone del 1981, quando qualcosa non gli quadra lo urla senza pensare alle reazioni.

 

 

La frase rivoluzionaria

Nel 2008, quando la sua Roma allenata da Spalletti viene superata al fotofinish nel duello all'ultimo punto contro l'Inter, all'esito di un campionato zeppo di sviste arbitrali, rompe una tradizione secolare e afferma a chiare lettere, forse caso unico nel tragico conformismo del nostro calcio, che "7-8 gare dell'Inter, quando era in calo, sono state falsate. In questa stagione è successo il finimondo, se fosse capitato alla Juve chissà cosa si sarebbe detto". La frase è rivoluzionaria: i media, anche per non contraddire un racconto pluridecennale di buoni e cattivi ben individuati aprioristicamente, non hanno gran voglia di approfondire, e perfino i tifosi giallorossi, pur arrabbiati per quello scudetto mancato, non creano una letteratura sui tanti episodi bizzarri di quel campionato come invece fatto per decenni contro la Juventus.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Una squadra di mostri

Qualche anno più tardi, nel ciclo dei nove scudetti durante il quale qualche illustre collega affermava polemicamente che la Juve avrebbe dovuto disputare un "campionato a parte", Daniele prova più volte a spiegare quanto siano onorevoli quei secondi posti alle spalle dei bianconeri, quanto sia labile ma profondo il confine tra chi ci prova con orgoglio e chi invece riesce a vincere un anno dopo l'altro: nel 2017, per esempio, afferma che "se non avessimo avuto la Juventus davanti, una squadra di mostri, questa Roma sarebbe stata ricordata a lungo. Purtroppo davanti abbiamo una squadra leggendaria che sta facendo la storia del calcio, ma questo si capirà meglio con gli anni".

 

 

La Juve sfiorata

Il tentativo della Juventus di portarlo a Torino da giovanissimo in cambio di Davids, la stima per gli amici rivali Buffon e Chiellini, il rapporto speciale con Lippi, le tante critiche alla confusione che regna su regolamenti e decisioni arbitrali in questi anni, tanto da trovare una nota positiva nell'incredibile caso Bastoni-Kalulu: "meno male che è accaduto in Inter-Juventus. Almeno in questo modo l'hanno visto in tutto il mondo…". Tante frasi non scontate, che hanno portato agli applausi di oggi e allo striscione apparso allo Stadium già nel giorno del suo addio al calcio giocato: "Ciao De Rossi, prima uomo, poi calciatore". È il saluto di un popolo cui è mancato un po' troppo spesso il rispetto da parte dei rivali a Daniele De Rossi, romano di Ostia, romanista nell'anima, che non ha mai rinnegato neanche una briciola del suo amore ma ha preferito, per tutta la sua carriera, non seguire il conformismo che fa da contorno al nostro calcio. Per questo, anche per questo, ben vengano gli striscioni, ben vengano gli applausi.

 

 

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Daniele De Rossi è romano, romanista, già campione e allenatore della squadra per cui ha sempre tifato: nulla, per lui, sarebbe stato più facile che seguire il sentimento di astio diffuso in quell'ambiente relativamente alla Juventus, come hanno fatto altri noti giocatori con storie analoghe. Lui, andando come spesso gli accade controcorrente, ha scelto di non seguire l'onda per qualche like in più. Innamorato della propria squadra, con un padre allenatore che gli ha verosimilmente trasmesso la passione sana per questo sport, a De Rossi in campo talvolta "parte la vena": lo sanno bene anche gli juventini, che ricordano per esempio un fallaccio di frustrazione da rosso diretto su Chiellini. Fuori, però, cambia tutto.

"Mi dispiace per Mandzukic"

Così, se durante la partita si rende protagonista di un grave insulto a Mandzukic, fuori dal campo si scuserà senza esitazioni spiegando che "il calcio in quei 90 minuti livella un po' tutti verso il basso, ma non è una giustificazione: a Mandzukic ribadisco che mi dispiace". De Rossi conosce il calcio e sa come funziona il racconto dello sport che ama: per questo, rovesciando una narrazione che prevedeva la Juve come origine e fine di ogni male, che proseguiva dal famoso gol di Turone del 1981, quando qualcosa non gli quadra lo urla senza pensare alle reazioni.

 

 

La frase rivoluzionaria

Nel 2008, quando la sua Roma allenata da Spalletti viene superata al fotofinish nel duello all'ultimo punto contro l'Inter, all'esito di un campionato zeppo di sviste arbitrali, rompe una tradizione secolare e afferma a chiare lettere, forse caso unico nel tragico conformismo del nostro calcio, che "7-8 gare dell'Inter, quando era in calo, sono state falsate. In questa stagione è successo il finimondo, se fosse capitato alla Juve chissà cosa si sarebbe detto". La frase è rivoluzionaria: i media, anche per non contraddire un racconto pluridecennale di buoni e cattivi ben individuati aprioristicamente, non hanno gran voglia di approfondire, e perfino i tifosi giallorossi, pur arrabbiati per quello scudetto mancato, non creano una letteratura sui tanti episodi bizzarri di quel campionato come invece fatto per decenni contro la Juventus.

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Una squadra di mostri