Alisson, agenti in Italia: l’instant team Juve passa anche dalla porta. Cosa filtra sull’affare

Il brasiliano del Liverpool è in cima alla lista bianconera, ma c’è il nodo ingaggio. A Spalletti piace anche De Gea

Ci ha pensato Luciano Spalletti, con sincera fermezza, a esemplificare lo status ritrovato di un ragazzo che pare essersi divincolato dalle pieghe più buie e logoranti della sua carriera. Ci voleva, insomma, da parte dell’uomo Digre: “una roba forte, di livello - per parafrasare il tecnico bianconero -. Se ci aveva messo qualcosa di suo perché gli venisse sfilata la maglia, ha fatto altrettanto per riprendersela”. E allora ecco l’episodio da mille e una notte: fuori Perin per un problema al polpaccio, dentro Di Gregorio, chiamato subito sul banco degli imputati alla luce di un rigore che avrebbe reinstradato un Genoa - mai pericoloso fino a quel momento - in partita. Il resto è già storia. La chiave? Confidare nell’animo galantuomo del tempo che, prima o poi, ripaga sempre gli sforzi di chi dimostra di essere disposto a tutto pur di rimediare alle proprie ingenuità. Anche le più grossolane. Come quelle inscenate da Di Gregorio contro Borussia Dortmund e Inter - le prime crepe visibili sul piano della credibilità - prima del tracollo tecnico ed emotivo contro il Como di Fabregas, tra i fischi assordanti di uno Stadium comprensibilmente spazientito.

 

 

Lo stop chiesto da Spalletti

Smaltiti i fasti di un ko pesantissimo in ottica quarto posto, Lucio l’ha preso da parte e con schiettezza gli ha chiesto di fermarsi. Non perché non credesse più in lui, ma per il timore di danneggiarlo ulteriormente. Che la conferma tra i pali potesse confinarlo - paradossalmente - in un vortice di negatività senza via d’uscita. Mozione accolta nel migliore dei modi dal portierone bianconero che, anzi, ha approfittato del periodo di “stop” per ritrovare certezze, autostima, e la giusta dose di esplosività tra i pali. Contro l’Atalanta sarà di nuovo lui, a distanza di un mese e mezzo dall’ultima volta, a difendere la porta della Juventus. Un altro esame per dimostrare che non vi è nulla di episodico nei due miracoli dell’Allianz, e che la sua avventura in bianconero possa dirsi tutto fuorché ai titoli di coda. Sì, perché se è vero che la Juventus a breve andrà a caccia del futuro titolare tra i pali, è altrettanto vero che - sulla carta - solo uno tra Digre e Perin farà le valige in estate.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Perin verso l'addio

L’ex Genoa, vicino all’addio nella finestra di mercato di gennaio, poiché spinto dal desiderio di regalarsi un’ultima chance da protagonista prima del ritiro, pare voler tornare sui propri passi e chiudere a Torino. Allo stesso tempo, Di Gregorio - anche lui deciso a restare - non parrebbe spaventato dall’idea di contendersi la maglia nel corso della prossima stagione anche con profili del calibro di David De Gea e Alisson Becker. Tra i possibili rincalzi del mercato bianconero, Champions permettendo. Ovviamente. E allora il verdetto, più che rimandato, è affidato al campo. È lì che si misura tutto: la tenuta mentale, la capacità di rialzarsi, il peso delle responsabilità quando il margine d’errore si assottiglia sotto lo zero. Di Gregorio lo sa, e forse è proprio questa consapevolezza a renderlo più leggero e famelico. Sa bene che a cominciare da stasera si giocherà tutto: il presente come il diritto di meritarsi - anche solo in vesti più marginali - il futuro. 

Chi tra i pali per il futuro?

Luciano Spalletti, fin qui, ha abitato la soglia della pazienza con compostezza, posponendo la sveglia per concentrarsi su quelle zone del campo ritenute più “emergenziali”. La porta non rientrava tra queste. Almeno, non nella finestra di mercato di gennaio, improntata più che altro alla ricerca di tre rinforzi specifici: l’esterno destro, il vice Yildiz e la punta - quest’ultima, mai arrivata in virtù del dietrofront in extremis di En Nesyri -. E allora li ha protetti, i suoi portieri, come si fa con le verità oppugnabili. E cioè senza esporli al giudizio sommario del rumore, nella speranza che lo aiutassero a archiviare nel miglior modo possibile la stagione in essere. E questo ben prima che entrambi si rendessero protagonisti con ingenuità pagate a caro prezzo dalla Juve. Ma in estate - quarto posto permettendo - i bianconeri torneranno a interrogarsi senza indulgenza su chi affidare il proprio orizzonte in porta. E nella risposta, inevitabilmente, si consumerà una rinuncia: o Perin o Di Gregorio. Chiunque dei due resterà, saprà - almeno in partenza - di andare in contro a una stagione da gregario. O meglio, da secondo affidabile, come è stato per anni - specie i più gloriosi - proprio Mattia Perin.

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Sogno Alisson

Il sogno numero uno di Spalletti e società coincide con Alisson, ormai prossimo a lasciare il posto da titolare a Mamardashvili dopo 8 stagioni gloriose in Premier League. La clausola per il rinnovo automatico di un anno - esercitata dai Reds poche settimane fa - non va letta infatti come un’ulteriore investitura nei confronti dell’ex Roma. Semmai, una mossa strategica, volta a evitare di perderlo in estate a parametro zero. A corteggiarlo c’è mezza Europa, tra cui la stessa Juventus, che si è mossa da tempo per comprendere la fattibilità dell’operazione. Troppo presto per parlare di una trattativa vera e propria, dal momento che i bianconeri, prima di esporsi concretamente, dovranno archiviare la pratica Champions.

Ma le cifre...

Ma i primi sondaggi ci sono stati, e non è da escludere che nei prossimi giorni la Juve possa calendarizzare un incontro con i rappresentanti del giocatore, avvistati in Italia nello scorso fine settimana. Anche perché il vero problema per la Juventus non riguarda il costo del cartellino di Alisson - il Liverpool con 15/20 milioni lo lascerebbe partire - quanto più le richieste esose del suo entourage per ingaggio e commissioni. Alisson in Premier percepisce 8 milioni netti l’anno. Cifra incompatibile per il momento con le disponibilità del club bianconero, deciso a non sfondare il tetto salariale di Yildiz (7 milioni) se non per profili di movimento del calibro di Bernardo Silva. Il portiere non disdegnerebbe un ritorno in Italia, soprattutto alla luce del rapporto con Spalletti, il tecnico che ne ha accompagnato la definitiva consacrazione. Ma senza un ridimensionamento delle pretese economiche, l’affare non potrà che restare in salita.

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De Gea sempre in lista

Per questo la dirigenza bianconera non ha ancora accantonato la pista per David De Gea. Il numero uno spagnolo, in estate potrebbe lasciare la Fiorentina, decisa ad abbassare il monte ingaggi in favore di una rivoluzione verde. Il portierone spagnolo piace a Spalletti, poiché - per esperienza, carisma e affidabilità - incarna alla perfezione uno degli identikit richiesti per il suo “Instant team”. Anche nel suo caso, il costo del cartellino non rappresenta un problema (il prezzo si aggira intorno ai 15 milioni), così come l’ingaggio (3.5 milioni più bonus). Due strade, dunque. Una più luminosa e cara, con dentro la promessa di certezze immediate. L’altra più sobria, meno ingombrante, ma comunque credibile.

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Ci ha pensato Luciano Spalletti, con sincera fermezza, a esemplificare lo status ritrovato di un ragazzo che pare essersi divincolato dalle pieghe più buie e logoranti della sua carriera. Ci voleva, insomma, da parte dell’uomo Digre: “una roba forte, di livello - per parafrasare il tecnico bianconero -. Se ci aveva messo qualcosa di suo perché gli venisse sfilata la maglia, ha fatto altrettanto per riprendersela”. E allora ecco l’episodio da mille e una notte: fuori Perin per un problema al polpaccio, dentro Di Gregorio, chiamato subito sul banco degli imputati alla luce di un rigore che avrebbe reinstradato un Genoa - mai pericoloso fino a quel momento - in partita. Il resto è già storia. La chiave? Confidare nell’animo galantuomo del tempo che, prima o poi, ripaga sempre gli sforzi di chi dimostra di essere disposto a tutto pur di rimediare alle proprie ingenuità. Anche le più grossolane. Come quelle inscenate da Di Gregorio contro Borussia Dortmund e Inter - le prime crepe visibili sul piano della credibilità - prima del tracollo tecnico ed emotivo contro il Como di Fabregas, tra i fischi assordanti di uno Stadium comprensibilmente spazientito.

 

 

Lo stop chiesto da Spalletti

Smaltiti i fasti di un ko pesantissimo in ottica quarto posto, Lucio l’ha preso da parte e con schiettezza gli ha chiesto di fermarsi. Non perché non credesse più in lui, ma per il timore di danneggiarlo ulteriormente. Che la conferma tra i pali potesse confinarlo - paradossalmente - in un vortice di negatività senza via d’uscita. Mozione accolta nel migliore dei modi dal portierone bianconero che, anzi, ha approfittato del periodo di “stop” per ritrovare certezze, autostima, e la giusta dose di esplosività tra i pali. Contro l’Atalanta sarà di nuovo lui, a distanza di un mese e mezzo dall’ultima volta, a difendere la porta della Juventus. Un altro esame per dimostrare che non vi è nulla di episodico nei due miracoli dell’Allianz, e che la sua avventura in bianconero possa dirsi tutto fuorché ai titoli di coda. Sì, perché se è vero che la Juventus a breve andrà a caccia del futuro titolare tra i pali, è altrettanto vero che - sulla carta - solo uno tra Digre e Perin farà le valige in estate.

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