Ci ha pensato Luciano Spalletti, con sincera fermezza, a esemplificare lo status ritrovato di un ragazzo che pare essersi divincolato dalle pieghe più buie e logoranti della sua carriera. Ci voleva, insomma, da parte dell’uomo Digre: “una roba forte, di livello - per parafrasare il tecnico bianconero -. Se ci aveva messo qualcosa di suo perché gli venisse sfilata la maglia, ha fatto altrettanto per riprendersela”. E allora ecco l’episodio da mille e una notte: fuori Perin per un problema al polpaccio, dentro Di Gregorio, chiamato subito sul banco degli imputati alla luce di un rigore che avrebbe reinstradato un Genoa - mai pericoloso fino a quel momento - in partita. Il resto è già storia. La chiave? Confidare nell’animo galantuomo del tempo che, prima o poi, ripaga sempre gli sforzi di chi dimostra di essere disposto a tutto pur di rimediare alle proprie ingenuità. Anche le più grossolane. Come quelle inscenate da Di Gregorio contro Borussia Dortmund e Inter - le prime crepe visibili sul piano della credibilità - prima del tracollo tecnico ed emotivo contro il Como di Fabregas, tra i fischi assordanti di uno Stadium comprensibilmente spazientito.
Lo stop chiesto da Spalletti
Smaltiti i fasti di un ko pesantissimo in ottica quarto posto, Lucio l’ha preso da parte e con schiettezza gli ha chiesto di fermarsi. Non perché non credesse più in lui, ma per il timore di danneggiarlo ulteriormente. Che la conferma tra i pali potesse confinarlo - paradossalmente - in un vortice di negatività senza via d’uscita. Mozione accolta nel migliore dei modi dal portierone bianconero che, anzi, ha approfittato del periodo di “stop” per ritrovare certezze, autostima, e la giusta dose di esplosività tra i pali. Contro l’Atalanta sarà di nuovo lui, a distanza di un mese e mezzo dall’ultima volta, a difendere la porta della Juventus. Un altro esame per dimostrare che non vi è nulla di episodico nei due miracoli dell’Allianz, e che la sua avventura in bianconero possa dirsi tutto fuorché ai titoli di coda. Sì, perché se è vero che la Juventus a breve andrà a caccia del futuro titolare tra i pali, è altrettanto vero che - sulla carta - solo uno tra Digre e Perin farà le valige in estate.
