Juve, da Dybala a CR7: lo zampino di Sorrentino
Dybala vi diede una gran mano, ma anche lei non scherzava... Non a caso è stato inserito nella formazione top 11 della storia del club. «A Palermo eravamo vicini di casa. Quando arrivò era ancora un bambino timido e riservato. Capimmo subito che era speciale e con la testa sulle spalle: ascoltava sempre con rispetto noi senatori. Quando doveva decidere se andare all’Inter o alla Juve si rivolse anche a me per un parere. Era tentato dalle pressioni di Zanetti, ma gli consigliai il bianconero perché sapevo che lo avrebbero aspettato e messo nelle condizioni di rendere al meglio. Spesso si fermava con me in allenamento: voleva migliorare sui calci di rigore. All’epoca sceglieva sempre lo stesso lato».
Cosa si prova a essere l’unico portiere ad aver annullato CR7? «Sul momento nulla, perché perdevamo 2-0 ed ero focalizzato sul match. Lo avevamo studiato bene con lo staff del Chievo e avevo deciso di buttarmi a sinistra. Ho realizzato tutto solo negli spogliatoi, a mente fredda e con il telefono in mano: arrivavano migliaia di messaggi…».
Che effetto aveva Ronaldo sugli avversari? Si è mai sentito in soggezione all’idea di affrontarlo? «In realtà ho sempre dormito sereno prima dei match. Nella gara di ritorno, dopo l’incidente del Bentegodi, eravamo d’accordo che a fine partita ci saremmo scambiati le maglie, ma alla fine non volle darmela».
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