TORINO - Già all’Allianz Stadium il linguaggio del corpo raccontava molto. Le ha tentate tutte, pure coi cambi. Sconfessando persino il proprio vissuto: raramente ha messo in campo tutta l’artiglieria offensiva per cercare di riprendere in mano la partita. Nel calcio di Luciano Spalletti c’è tanto ragionamento, da sempre, anche con un parziale sfavorevole. Ecco perché, al fischio finale del pari col Verona, la sua sensazione di smarrimento parlava da sola. Così come una frase che si è lasciato sfuggire sul modo in cui avrebbe vissuto la settimana: “Non dormirò. Dovremo essere cattivissimi con quella che è l’analisi nei nostri confronti”. Infatti, alla Continassa, ieri è stato tagliente con la squadra.
"In Champions non ci andremo"
C’è una frase che ha scandito a più riprese. Suona più o meno così: “Se contro Lecce, Fiorentina e Torino pensiamo di limitarci al compitino, allora sappiate che in Champions League non ci andremo”. Forte, diretto, efficace. Spalletti mette pressione al gruppo. Ad una squadra sì “di ottimi ragazzi, fin troppo bravi”, come più volte l’ha definita pubblicamente Lucio, ma anche spaventosamente fragile. Incapace di annusare pericoli e insidie: d’altronde il gol di Bowie, al di là degli errori individuali e di posizionamento racchiusi nella singola azione, è una sintesi efficace di come la Juve fatichi a leggere i momenti.
