"Con il compitino sappiate che...": Spalletti sveglia la Juve! La frase ripetuta alla Continassa

Adesso basta con i cali di tensione: la classifica non concede più errori e la posta in palio è troppo alta

TORINO - Già all’Allianz Stadium il linguaggio del corpo raccontava molto. Le ha tentate tutte, pure coi cambi. Sconfessando persino il proprio vissuto: raramente ha messo in campo tutta l’artiglieria offensiva per cercare di riprendere in mano la partita. Nel calcio di Luciano Spalletti c’è tanto ragionamento, da sempre, anche con un parziale sfavorevole. Ecco perché, al fischio finale del pari col Verona, la sua sensazione di smarrimento parlava da sola. Così come una frase che si è lasciato sfuggire sul modo in cui avrebbe vissuto la settimana: “Non dormirò. Dovremo essere cattivissimi con quella che è l’analisi nei nostri confronti”. Infatti, alla Continassa, ieri è stato tagliente con la squadra.

"In Champions non ci andremo"

C’è una frase che ha scandito a più riprese. Suona più o meno così: “Se contro Lecce, Fiorentina e Torino pensiamo di limitarci al compitino, allora sappiate che in Champions League non ci andremo”. Forte, diretto, efficace. Spalletti mette pressione al gruppo. Ad una squadra sì “di ottimi ragazzi, fin troppo bravi”, come più volte l’ha definita pubblicamente Lucio, ma anche spaventosamente fragile. Incapace di annusare pericoli e insidie: d’altronde il gol di Bowie, al di là degli errori individuali e di posizionamento racchiusi nella singola azione, è una sintesi efficace di come la Juve fatichi a leggere i momenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Se il Verona mette a nudo i limiti Juve

Si aggrappa alla consistenza del suo gioco e delle sue trame in maniera esagerata, perdendo lucidità nei momenti topici. E Spalletti, ancora una volta, resta spiazzato. Il pareggio di San Siro contro il Milan gli aveva lasciato una sensazione negativa, ma in fin dei conti ha pesato subito il valore di quel punto: quella Juve si è adattata al contesto. Sbagliando, sì, ma almeno ha tenuto alto il livello di attenzione. È tornata a Torino con qualche rimpianto, perché con più coraggio avrebbe potuto azzannare i rossoneri, ma a San Siro non ha avuto spocchia. Non è entrata in campo convinta che prima o dopo avrebbe potuto domare l’avversario. Col Verona, invece, l’ingresso sul terreno di gioco in modalità risparmio energetico non è piaciuta a Lucio. La Juve non doveva sparire dopo mezz’ora di tentativi non andati a segno verso la porta gialloblù. E dal gol di Bowie è stata assalita dall’ansia, mettendo a nudo tutti i limiti di personalità già dimostrati durante l’anno.

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Roma e Como non mollano la presa

Spalletti quest’anno non si stupisce ormai più di niente: l’ultima volta che era rimasto senza parole risale al secondo tempo col Genoa. Una partita nella quale, senza le mani di Di Gregorio, i rossoblù avrebbero potuto creare i presupposti per uno psicodramma. Consumatosi poco più di un mese dopo, ma contro un Verona già in Serie B. Così ieri alla Continassa il tecnico è stato duro, severo, critico. Presentando i pericoli di una Roma che prende la rincorsa e di un Como ancora lontano dall’essere domo. Due settimane fa ammiccava al secondo posto, ora pone l’accento sul quarto. Da blindare, senza darlo per scontato per nessuna ragione al mondo. Non è tempo per una Juve leggera, non dopo il magone post-Verona. Sì, utile, ma solo per non spegnere i riflettori con tre giornate d’anticipo e con un posto Champions ancora da blindare.

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TORINO - Già all’Allianz Stadium il linguaggio del corpo raccontava molto. Le ha tentate tutte, pure coi cambi. Sconfessando persino il proprio vissuto: raramente ha messo in campo tutta l’artiglieria offensiva per cercare di riprendere in mano la partita. Nel calcio di Luciano Spalletti c’è tanto ragionamento, da sempre, anche con un parziale sfavorevole. Ecco perché, al fischio finale del pari col Verona, la sua sensazione di smarrimento parlava da sola. Così come una frase che si è lasciato sfuggire sul modo in cui avrebbe vissuto la settimana: “Non dormirò. Dovremo essere cattivissimi con quella che è l’analisi nei nostri confronti”. Infatti, alla Continassa, ieri è stato tagliente con la squadra.

"In Champions non ci andremo"

C’è una frase che ha scandito a più riprese. Suona più o meno così: “Se contro Lecce, Fiorentina e Torino pensiamo di limitarci al compitino, allora sappiate che in Champions League non ci andremo”. Forte, diretto, efficace. Spalletti mette pressione al gruppo. Ad una squadra sì “di ottimi ragazzi, fin troppo bravi”, come più volte l’ha definita pubblicamente Lucio, ma anche spaventosamente fragile. Incapace di annusare pericoli e insidie: d’altronde il gol di Bowie, al di là degli errori individuali e di posizionamento racchiusi nella singola azione, è una sintesi efficace di come la Juve fatichi a leggere i momenti.

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