TORINO - Guardano allo stesso orizzonte, respirano la medesima ossessione per la vittoria e condividono il peso di una credibilità da ricostruire mattone dopo mattone. Il problema vero, però, coincide con i mezzi. O meglio: con le rotte (ben diverse) che Luciano Spalletti e Damien Comolli avrebbero in mente di tracciare per assecondare le rispettive ambizioni. La stima reciproca - palpabile e rimarcata a più riprese da entrambi anche quando le circostanze non lo richiedevano - del resto, non può bastare per costruire un futuro roseo e credibile. C’è da sposare una linea operativa chiara e condivisa. Vale per le priorità di mercato (in termini di ruoli e numero di innesti); e in secondo luogo per gli identikit dei profili da inseguire. Altrimenti, il rischio che la barca giri su se stessa - come accaduto più e più volte nel recente passato bianconero - è dietro l’angolo.
Mercato Juve: le richieste di Spalletti
La discrasia tra i due è tutto fuorché una teoria da salotto: la si può leggere chiaramente tra le pieghe dell’ultima sessione di mercato. A gennaio Lucio è stato chiaro con i vertici societari, individuando nella punta di spessore (fisico e tecnico) l’unica vera urgenza per il finale di stagione. Il motivo? L’incertezza dietro al recupero di Vlahovic, all’epoca alle prese con l’infortunio agli adduttori, e l’inconsistenza più totale sotto porta del suo parco attaccanti. L’assenza di un terminale offensivo spietato, che sapesse fare a sportellate con le retroguardie avversarie, e che - quando necessario - potesse indirizzare da solo il match con una giocata.
E lo “sfogo” nella conferenza stampa del post Lecce-Juve lo conferma. Eppure, Comolli non ha assecondato la sua richiesta, consegnandoli due interpreti che per quanto utili (a cominciare da Boga) non gli avrebbero semplificato granché l’esistenza da qui al termine della stagione.
