Spalletti e la distanza con Comolli: visioni diverse, quelle parole stonate e il confronto Juve

Dal mancato arrivo della punta a gennaio alla necessità di mettere mano alle fondamenta della rosa: il tecnico e l'ad hanno gli stessi orizzonti ma le priorità non coincidono

TORINO - Guardano allo stesso orizzonte, respirano la medesima ossessione per la vittoria e condividono il peso di una credibilità da ricostruire mattone dopo mattone. Il problema vero, però, coincide con i mezzi. O meglio: con le rotte (ben diverse) che Luciano Spalletti e Damien Comolli avrebbero in mente di tracciare per assecondare le rispettive ambizioni. La stima reciproca - palpabile e rimarcata a più riprese da entrambi anche quando le circostanze non lo richiedevano - del resto, non può bastare per costruire un futuro roseo e credibile. C’è da sposare una linea operativa chiara e condivisa. Vale per le priorità di mercato (in termini di ruoli e numero di innesti); e in secondo luogo per gli identikit dei profili da inseguire. Altrimenti, il rischio che la barca giri su se stessa - come accaduto più e più volte nel recente passato bianconero - è dietro l’angolo.

Mercato Juve: le richieste di Spalletti

La discrasia tra i due è tutto fuorché una teoria da salotto: la si può leggere chiaramente tra le pieghe dell’ultima sessione di mercato. A gennaio Lucio è stato chiaro con i vertici societari, individuando nella punta di spessore (fisico e tecnico) l’unica vera urgenza per il finale di stagione. Il motivo? L’incertezza dietro al recupero di Vlahovic, all’epoca alle prese con l’infortunio agli adduttori, e l’inconsistenza più totale sotto porta del suo parco attaccanti. L’assenza di un terminale offensivo spietato, che sapesse fare a sportellate con le retroguardie avversarie, e che - quando necessario - potesse indirizzare da solo il match con una giocata.

E lo “sfogo” nella conferenza stampa del post Lecce-Juve lo conferma. Eppure, Comolli non ha assecondato la sua richiesta, consegnandoli due interpreti che per quanto utili (a cominciare da Boga) non gli avrebbero semplificato granché l’esistenza da qui al termine della stagione.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, le parole di Comolli e la distanza con Spalletti

Normale, dunque, che le parole dell’ad - intervenuto un mese fa a Pinerolo - su una presunta comunione di intenti oggi suonino quantomai stonate: «Spalletti ed io siamo completamente allineati, vediamo le cose allo stesso modo. Amiamo entrambi un calcio offensivo, moderno e fluido. Abbiamo già una base molto solida. I giocatori buoni non ci mancano, altrimenti non avremmo una media di due punti a partita. Servono pochi giocatori che migliorino anche i più giovani, con la giusta personalità». Ed è proprio qui che entra in gioco la seconda incongruenza. Da una parte, c’è la visione ottimistica dell’ad, convinto fermamente che a questo gruppo bastino due o tre innesti per tornare a competere al vertice; dall’altra quella di Spalletti, conscio che per superare i limiti atavici di un gruppo squadra troppo avvezzo all’autosabotaggio ne servano ben di più.

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I rinforzi chiesti da Spalletti per la nuova Juve

Almeno il doppio: il portiere, un difensore di piede mancino (che diventerebbero due, qualora Bremer dovesse partire in estate), un centrocampista fisico che possa dare il cambio al duo Loca-Thuram, uno più tecnico alla Bernardo Silva, e la punta. E questo a prescindere dall’eventuale conferma di Vlahovic, su cui Lucio si è espresso più volte con endorsement inequivocabili. Ma soprattutto: vuole profili di esperienza, dei vincenti pronti e rodati che possano instradare gli asset più giovani e promettenti. Ora la priorità è tutta al campo e a una Champions League da centrare a ogni costo. Ma è indubbio che a fine stagione sarà il tempo di un confronto senza filtri alla Continassa.

Bisogna tracciare un piano che non sia un compromesso al ribasso, ma un’adesione convinta alle necessità di chi il campo lo vive ogni giorno. Di chi conosce alla perfezione limiti e velleità del gruppo squadra bianconero. Proseguire su binari paralleli significherebbe condannare il club a un’altra annata di equivoci tattici e malumori striscianti. Un “lusso” che la nuova Juventus, quella a cui entrambi sperando di riconsegnare la sua postura naturale, non può più permettersi.

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TORINO - Guardano allo stesso orizzonte, respirano la medesima ossessione per la vittoria e condividono il peso di una credibilità da ricostruire mattone dopo mattone. Il problema vero, però, coincide con i mezzi. O meglio: con le rotte (ben diverse) che Luciano Spalletti e Damien Comolli avrebbero in mente di tracciare per assecondare le rispettive ambizioni. La stima reciproca - palpabile e rimarcata a più riprese da entrambi anche quando le circostanze non lo richiedevano - del resto, non può bastare per costruire un futuro roseo e credibile. C’è da sposare una linea operativa chiara e condivisa. Vale per le priorità di mercato (in termini di ruoli e numero di innesti); e in secondo luogo per gli identikit dei profili da inseguire. Altrimenti, il rischio che la barca giri su se stessa - come accaduto più e più volte nel recente passato bianconero - è dietro l’angolo.

Mercato Juve: le richieste di Spalletti

La discrasia tra i due è tutto fuorché una teoria da salotto: la si può leggere chiaramente tra le pieghe dell’ultima sessione di mercato. A gennaio Lucio è stato chiaro con i vertici societari, individuando nella punta di spessore (fisico e tecnico) l’unica vera urgenza per il finale di stagione. Il motivo? L’incertezza dietro al recupero di Vlahovic, all’epoca alle prese con l’infortunio agli adduttori, e l’inconsistenza più totale sotto porta del suo parco attaccanti. L’assenza di un terminale offensivo spietato, che sapesse fare a sportellate con le retroguardie avversarie, e che - quando necessario - potesse indirizzare da solo il match con una giocata.

E lo “sfogo” nella conferenza stampa del post Lecce-Juve lo conferma. Eppure, Comolli non ha assecondato la sua richiesta, consegnandoli due interpreti che per quanto utili (a cominciare da Boga) non gli avrebbero semplificato granché l’esistenza da qui al termine della stagione.

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