Lecce-Juve: la fatica è la stessa, il risultato no

I bianconeri portano a casa tre punti pesantissimi, ma restano le difficoltà a concretizzare

La differenza tra Juve-Verona e Lecce-Juve è lo strafalcione difensivo che ha regalato il gol al Verona. Ieri la difesa bianconera non ha sbagliato (anzi, come gli è già capitato Di Gregorio risponde alla critiche con due parate importanti) e il gol di Vlahovic è bastato per acchiappare i tre preziosissimi punti. La sofferenza, però, è stata la stessa, così come la difficoltà a concretizzare il dominio totale del primo tempo e le tante occasioni del secondo. Insomma, l’importanza della vittoria non cancella i difetti della squadra, notati tante altre volte. Manca qualità, manca personalità, manca esperienza nella rosa. E il disagio fisico di Yildiz è evidente.

Spalletti dà gioco alla Juve ma il mercato resta decisivo

Spalletti, che alla Juve ha dato una fisionomia e un gioco, per arrivare in fondo si arrabatta con quello che ha: sposta McKennie di ruolo in ruolo, nella speranza che con una magia potteriana si moltiplichi; cerca qualche resurrezione (ma non ci sono Lazzari nella rosa); si aggrappa alla legge dei grandi numeri contro la quale Zhegrova combatte una stoica battaglia, continuando a non azzeccare neanche un tiro che possa diventare gol. Da quando c’è Spalletti in panchina, la stagione della Juventus è diventata una specie di lungo e speranzoso preambolo al mercato estivo. Per la prima volta da cinque anni a questa parte si ha, infatti, la certezza che l’allenatore non è più un tema. E che questa squadra, rinforzata in modo intelligente, possa esprimersi a livelli molto più alti. Vlahovic, per esempio, aiuta e sarebbe meglio, anche per lui, che rimanesse. Ieri in tv ha risposto con un altero «non so», alla domanda: «Resti alla Juve?». Bastano due gol, uno al Verona e uno al Lecce, per cambiare la prospettiva e cancellare gli esempi di Dybala e Rabiot? Mah, vedremo… Tanto in mezzo c’è una palpitante corsa al quarto posto, che richiede due vittorie per non dipendere dal destino altrui. E, sia la Juve che la Roma, si ritrovano con il derby fra loro e la Champions. Elemento che aggiunge piccantezza alla trama di questo finale di campionato, nel quale gli arbitri giocheranno un ruolo determinante.

Il caso VAR e fuorigioco riaccende il dibattito sul regolamento

Per esempio, il secondo gol annullato alla Juve pone un annoso problema. Il successo del calcio nel mondo è legato all’estrema semplicità del gioco. Annullare un gol per un fuorigioco che avviene quindici secondi prima, di un giocatore che non tocca il pallone (e che è in offside di qualcosa come dieci centimetri) ma che in qualche modo «impatta» sull’azione, è forse giusto, a termini dei nuovi e cervellotici regolamenti, ma è una bussata contro il buon senso e, soprattutto, all’immediatezza del gioco, reso sempre più astratto da inutili complicazioni. Complicazioni che, sotto lo squisito punto di vista giurisprudenziale, sono incongruenti con lo spirito della regola del fuorigioco, oltre a essere contro lo spirito del calcio.

E, se uno vuole pensare male, rendono più facile la manipolazione (sulla base di che cosa si può decidere obiettivamente «l’impatto»? È gradita la risposta). Complicate il più possibile una cosa e potrete controllarla a piacimento. Dall’Azzeccargarbugli di Manzoni in poi.

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