Riavvolgiamo il nastro di qualche ora, ritornando alla tavola rotonda in cui Damien Comolli ha gettato le basi, mediaticamente parlando, della Juventus che verrà. Si parte da un postulato: il mancato accesso alla prossima Champions League, con la conseguente perdita a livello economico, comporterà la necessità di cedere «almeno un giocatore in più rispetto ai programmi». L’ad bianconero non ha fatto nomi, ci mancherebbe, ma ha specificato, in maniera perentoria, chi non sarà sicuramente coinvolto: Kenan Yildiz. Il numero 10 non si tocca, Champions o non Champions, la Juventus ripartirà dal gioiello turco. E la vetrina del Mondiale nulla cambierà, nelle idee del club bianconero.
Juve, a parte Yildiz...
Discorso diverso per tutti gli altri, specialmente per coloro che possono rappresentare, in caso di cessione, un tesoretto sacrificabile sull’altare del financial fair play, in attesa del settlement agreement d’intesa con la Uefa di cui lo stesso Comolli ha parlato martedì nel quartier generale della Continassa. Senza ridimensionare le ambizioni, naturali quando ti chiami Juventus, la dirigenza dovrà operare a costo zero tra entrate e uscite: non sarà facile.
Per cui, appunto, i nomi di chi verrà sacrificato per esigenze di bilancio saranno dettati dalle offerte che arriveranno sulla scrivania di Comolli: di fatto, nessuno è “al sicuro”. Il primo nome è quello di Bremer, riflessione quasi ovvia, anche se di proposte concrete, formali ancora non ne sarebbero giunte alla Continassa: esiste una clausola rescissoria di 58 milioni per rilevare il cartellino del difensore, impegnato al Mondiale con il Brasile di Ancelotti.
