C’è stata passione, mai vero amore. Vlahovic non è Dybala e l’addio si consuma tra borbottii, considerazioni tecniche e qualche discussione sulla strategia. Nessuna lacrima, nessun sospiro. E per i rimpianti si aspetta di capire cosa succederà sul mercato, perché - va bene non struggersi per il problematico Dusan - ma se il sostituto è il cugino di David, anche il serbo diventerà un rimorso. Il problema è sempre quello: bisogna avere un piano e idee chiare. Vero, non è facile come scriverlo, ma - trattandosi di pallone - non è neppure come mandare l’uomo sulla Luna. Su Vlahovic, la Juve ha cambiato idea almeno tre volte nel corso degli ultimi dodici mesi, facendolo passare da reietto a indispensabile e poi al “vediamo a fine stagione”, che a volte si rivela una pessima idea. Certe cose, infatti, è meglio averle pianificate prima.
Il problema centravanti: la Juve cerca un’alternativa a Vlahovic
Il centravanti è una di queste, perché non è un accessorio, soprattutto per una squadra che fa una fatica maledetta a segnare. Vlahovic a certe cifre sarebbe stato ottimo, a quelle che voleva lui forse no, ma il problema è: ora c’è un’alternativa valida e pronta? La forza e la debolezza, in un negoziato, è data proprio dal piano B. La rottura della trattativa con Vlahovic, per esempio, mette la Juventus in una posizione fragile nella ricerca di un attaccante: se tutti sanno che hai disperato bisogno in quel ruolo (mica puoi bluffare con David, Openda e Milik), ne tengono conto.
Kolo Muani, Openda e il rischio di un’altra stagione senza Champions
Il tormentato inseguimento di Kolo Muani (ottimo giocatore, non Van Basten) ha tenuto banco per tutta la scorsa estate, chiudendosi con il raffazzonato epilogo della firma di Openda, strapagato (45 milioni) all’ultimo giorno della campagna acquisti. Oggi il nome caldo è ancora quello del francese, in barba a ciò che dice Aurelio De Laurentiis («Il mondo è pieno di calciatori»), il timore dei tifosi è la noiosa replica del tira-e-molla di dodici mesi fa. E più in generale il ripetersi di tutta la stagione appena, amaramente, conclusa. È banale affermarlo, ma a questo punto forse non è scontato per tutti: se la Juve non acquista tre o quattro giocatori determinanti, in Champions non ci va neanche l’anno prossimo, altro che lotta per lo scudetto.
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