Capire il perché
Altrimenti non si risulta credibili nella richiesta. Richiesta assolutamente legittima, perché la sacrosanta indignazione che si è scatenata da ieri pomeriggio per lo sfregio al minuto di silenzio in onore di Mazzola, si dovrebbe parimenti scatenare per i cori, gli striscioni, le sciarpe e le bandiere che dileggiano la tragedia dell’Heysel da quarant’anni a questa parte. Raramente se n’è scritto, quasi mai se n’è parlato in tv, pochissimi nel mondo dei media lo vivono come un problema grave, nonostante il ricordo di quei morti e delle loro famiglie dovrebbe essere altrettanto difeso. Oltre l’indignazione, poi, bisognerebbe capire il perché un gesto così ignobile possa venire in mente.
Il calcio italiano ha un problema
Non si può fare finta che tutto quello che è stato fatto alla Juventus, e che non è stato fatto alle altre squadre, sia scivolato sulla coscienza collettiva del popolo juventino senza lasciare traccia alcuna. Le disparità di trattamento, dalla giustizia sportiva ai media, hanno scavato un solco pericoloso, nel quale possono germogliare comportamenti vili e meschini come il boicottaggio di un minuto di silenzio. Attenzione, anzi molta attenzione: qui non si giustifica, si cerca di dare una spiegazione parasociologica di quello che è successo, per provare a capire quello che succede, senza limitarsi alla retorica condanna. Il calcio italiano ha un problema che, da troppi anni, finge di non vedere. Può tranquillamente continuare a non occuparsi di dare spiegazioni plausibili a chi subisce trattamenti così diversi, ma non deve stupirsi se quel solco diverrà sempre più profondo, buio e pericoloso.
