Ragionamento e riflessione
E occhio ai social: poiché non si confrontano esattamente gli epigoni di Eco, Bobbio o Pasolini, si finirà per spingere ancora più giù quel solco, verso quella degenerazione che genera il tipo di violenza simbolica e verbale di ieri pomeriggio e, purtroppo, anche quella reale. Qualsiasi condanna deve contenere un ragionamento e una riflessione, altrimenti non risolve il problema, ma serve solo a sentirsi più intelligenti e onesti. Sentirsi. Non necessariamente esserlo. L a partita, seguita all’increscioso incidente del minuto di silenzio, ha invece consegnato al popolo della Juve e al suo tecnico una squadra. Sì, una squadra. E non è cosa da poco, perché l’unità di intenti, l’applicazione collettiva e concentrata di un piano tattico, la visibile volontà di aiutarsi reciprocamente non si vedevano da un bel po’ di tempo allo Stadium e, soprattutto, non si riuscivano a vedere per novanta minuti consecutivi, senza alcun calo di tensione.
Juve solida
La Juve non è stata bella come la Roma o l’Inter di sabato sera, ma è stata terribilmente solida. Ha cercato il gol con ostinazione forse non sempre estetica, ma alla fine efficace e, soprattutto, ha rischiato poco. La fase difensiva e la difesa come reparto sembrano l’elemento già pronto per un futuro nuovamente da grande squadra e lo scivolone di Reggio Emilia contro il Sassuolo può essere archiviato come incidente di percorso. Certo, la qualità del centrocampo e gli equivoci in attacco rendono la Juventus meno fluida nello sviluppo della fase offensiva. Ma ci sono anche nove assenti per infortunio di cui non ci si dovrebbe dimenticare nelle analisi. Una partita controllata in tutta la sua durata, contro l’Atalanta (non il Nec), e vinta in modo così netto rigenera speranze e quieta le premature polemiche sulla Juve. La verità è che la strada è ancora lunghissima, anche se pare quella giusta.
