Pagina 3 | La vergogna e la speranza

È incivile quello che è accaduto nel settore Sud dello Stadium durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola. Sfregiare il ricordo di un campione è un gesto vile, perché commesso contro la memoria e contro chi non si può difendere. Oltre a essere tutto clamorosamente e stupidamente sbagliato. Primo: Il minuto di raccoglimento è un minuto nel quale si sta in silenzio di fronte alla morte di una persona (e, per fortuna, tre quarti dello stadio hanno mostrato compostezza e commozione).

 

 

Dentro di sé si può riempire quel silenzio come si vuole: nessuno è chiamato a esprimerlo, tutti sono chiamati a non fare e non dire nulla per un minuto scarso, proprio per lasciare quella libertà a ognuno. Secondo: Gaetano Scirea, a cui ha inneggiato chi occupava il settore Sud, non avrebbe approvato in nessuno modo un comportamento simile e, anzi, se ne sarebbe vergognato moltissimo. Tra l’altro, un po’ di conoscenza della storia avrebbe consentito di sapere che Scirea, da bambino, simpatizzava per l’Inter proprio perché era un ammiratore di Mazzola, che cercava di imitare nei suoi inizi da mezzala. Terzo: se si chiede il rispetto, che effettivamente spesso manca, per le vittime dell’Heysel, vilipese con una sgradevole frequenza negli stadi italiani, si deve dare in cambio lo stesso rispetto.

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Capire il perché

Altrimenti non si risulta credibili nella richiesta. Richiesta assolutamente legittima, perché la sacrosanta indignazione che si è scatenata da ieri pomeriggio per lo sfregio al minuto di silenzio in onore di Mazzola, si dovrebbe parimenti scatenare per i cori, gli striscioni, le sciarpe e le bandiere che dileggiano la tragedia dell’Heysel da quarant’anni a questa parte. Raramente se n’è scritto, quasi mai se n’è parlato in tv, pochissimi nel mondo dei media lo vivono come un problema grave, nonostante il ricordo di quei morti e delle loro famiglie dovrebbe essere altrettanto difeso. Oltre l’indignazione, poi, bisognerebbe capire il perché un gesto così ignobile possa venire in mente.

Il calcio italiano ha un problema

Non si può fare finta che tutto quello che è stato fatto alla Juventus, e che non è stato fatto alle altre squadre, sia scivolato sulla coscienza collettiva del popolo juventino senza lasciare traccia alcuna. Le disparità di trattamento, dalla giustizia sportiva ai media, hanno scavato un solco pericoloso, nel quale possono germogliare comportamenti vili e meschini come il boicottaggio di un minuto di silenzio. Attenzione, anzi molta attenzione: qui non si giustifica, si cerca di dare una spiegazione parasociologica di quello che è successo, per provare a capire quello che succede, senza limitarsi alla retorica condanna. Il calcio italiano ha un problema che, da troppi anni, finge di non vedere. Può tranquillamente continuare a non occuparsi di dare spiegazioni plausibili a chi subisce trattamenti così diversi, ma non deve stupirsi se quel solco diverrà sempre più profondo, buio e pericoloso.

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Ragionamento e riflessione

E occhio ai social: poiché non si confrontano esattamente gli epigoni di Eco, Bobbio o Pasolini, si finirà per spingere ancora più giù quel solco, verso quella degenerazione che genera il tipo di violenza simbolica e verbale di ieri pomeriggio e, purtroppo, anche quella reale. Qualsiasi condanna deve contenere un ragionamento e una riflessione, altrimenti non risolve il problema, ma serve solo a sentirsi più intelligenti e onesti. Sentirsi. Non necessariamente esserlo. L a partita, seguita all’increscioso incidente del minuto di silenzio, ha invece consegnato al popolo della Juve e al suo tecnico una squadra. Sì, una squadra. E non è cosa da poco, perché l’unità di intenti, l’applicazione collettiva e concentrata di un piano tattico, la visibile volontà di aiutarsi reciprocamente non si vedevano da un bel po’ di tempo allo Stadium e, soprattutto, non si riuscivano a vedere per novanta minuti consecutivi, senza alcun calo di tensione.

Juve solida

La Juve non è stata bella come la Roma o l’Inter di sabato sera, ma è stata terribilmente solida. Ha cercato il gol con ostinazione forse non sempre estetica, ma alla fine efficace e, soprattutto, ha rischiato poco. La fase difensiva e la difesa come reparto sembrano l’elemento già pronto per un futuro nuovamente da grande squadra e lo scivolone di Reggio Emilia contro il Sassuolo può essere archiviato come incidente di percorso. Certo, la qualità del centrocampo e gli equivoci in attacco rendono la Juventus meno fluida nello sviluppo della fase offensiva. Ma ci sono anche nove assenti per infortunio di cui non ci si dovrebbe dimenticare nelle analisi. Una partita controllata in tutta la sua durata, contro l’Atalanta (non il Nec), e vinta in modo così netto rigenera speranze e quieta le premature polemiche sulla Juve. La verità è che la strada è ancora lunghissima, anche se pare quella giusta.

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Ragionamento e riflessione

E occhio ai social: poiché non si confrontano esattamente gli epigoni di Eco, Bobbio o Pasolini, si finirà per spingere ancora più giù quel solco, verso quella degenerazione che genera il tipo di violenza simbolica e verbale di ieri pomeriggio e, purtroppo, anche quella reale. Qualsiasi condanna deve contenere un ragionamento e una riflessione, altrimenti non risolve il problema, ma serve solo a sentirsi più intelligenti e onesti. Sentirsi. Non necessariamente esserlo. L a partita, seguita all’increscioso incidente del minuto di silenzio, ha invece consegnato al popolo della Juve e al suo tecnico una squadra. Sì, una squadra. E non è cosa da poco, perché l’unità di intenti, l’applicazione collettiva e concentrata di un piano tattico, la visibile volontà di aiutarsi reciprocamente non si vedevano da un bel po’ di tempo allo Stadium e, soprattutto, non si riuscivano a vedere per novanta minuti consecutivi, senza alcun calo di tensione.

Juve solida

La Juve non è stata bella come la Roma o l’Inter di sabato sera, ma è stata terribilmente solida. Ha cercato il gol con ostinazione forse non sempre estetica, ma alla fine efficace e, soprattutto, ha rischiato poco. La fase difensiva e la difesa come reparto sembrano l’elemento già pronto per un futuro nuovamente da grande squadra e lo scivolone di Reggio Emilia contro il Sassuolo può essere archiviato come incidente di percorso. Certo, la qualità del centrocampo e gli equivoci in attacco rendono la Juventus meno fluida nello sviluppo della fase offensiva. Ma ci sono anche nove assenti per infortunio di cui non ci si dovrebbe dimenticare nelle analisi. Una partita controllata in tutta la sua durata, contro l’Atalanta (non il Nec), e vinta in modo così netto rigenera speranze e quieta le premature polemiche sulla Juve. La verità è che la strada è ancora lunghissima, anche se pare quella giusta.

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