Pagina 3 | Panatta: “Mi scuso con Arnaldi. Cobolli prodigioso, Berrettini ti tiene in sospeso”

PARIGI (FRANCIA) - La delusione c’è stata, ma è finita presto. Da un sicuro vincitore, a una coppia di semifinalisti. Ci si può stare… Adriano è l’uomo delle premiazioni, e viene a Parigi per la seconda consegna della Coppa dei Moschettieri. Poche settimane fa è stato al fianco del presidente Mattarella per premiare Sinner vincitore a Roma. La prima, al Roland Garros, fu nel 2016, per la vittoria di Djokovic nel torneo che gli era sempre sfuggito, e poi ha finito per conquistare tre volte. Inutile dirlo, l’idea di consegnare il trofeo a Sinner alla sua prima impresa parigina, gli piaceva un bel po’. Cinquant’anni dopo il suo successo a Roma e Parigi, ecco un altro italiano in grado di cingersi della doppia corona. Il Numero Uno del mondo, addirittura. Chi meglio di Jannik per quel passaggio di consegne atteso tanto a lungo?

L’eliminazione di Sinner non cancella le ambizioni azzurre al Roland Garros

Non è andata così, ma va bene lo stesso. Sinner è inciampato su qualcosa, forse su se stesso, forse sulle fatiche accumulate, magari sul caldo, ed è scivolato via dal torneo quando tutto sembrava indicare una via preferenziale per arrivare sino in fondo, un’autostrada per la vittoria. Ma dalla sua caduta sono usciti allo scoperto gli altri azzurri, in tre addirittura ai quarti, uno di sicuro in finale. «Sinner prima o poi lo vincerà questo torneo, perché ormai ha il tennis per vincere ovunque», dice Adriano. «Non si preoccupi di questo, se posso permettermi un consiglio. Non è in discussione una sua vittoria al Roland Garros, piuttosto andare fino in fondo per comprendere che cos’è che lo ha bloccato nel corso di un match vinto e stravinto. Questa deve essere la sua unica preoccupazione. Bella, invece, la reazione degli italiani, compatti e tutti insieme fino alla meta. Mi dispiace tanto per Berrettini, meritava di più per come l’ho visto giocare. Ma due italiani in semifinale, è roba di lusso».

 

 

I giovani talenti che inseguono Sinner e Alcaraz

La fascia dei ragazzi che vogliono mettere il naso nel binomio tra Jannik e Carlitos, mostra elementi di grande interesse, ma tutti devono crescere… «Jodar è un ragazzo di grandi qualità tennistiche, colpisce bene, si muove nei modi giusti, si vede che è nato per una grande carriera. Fonseca deve ancora crescere un po’, ma ha colpi importanti, un dritto che sembra una fucilata. Come Mensik, che conosco meno, ogni tanto sembra quasi nascondersi, ma ha più risultati degli altri, una vittoria nei Masters 1000 e ora questa bella rincorsa parigina che l’ha condotto senza grandi intoppi fino alla semifinale».

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Zverev favorito per lo Slam: l’ultima grande occasione?

Il futuro si sta delineando, della “generazione di mezzo” resta il solo Zverev, forse all’ultima possibilità di vincere uno Slam. «Se non ci riesce questa volta, sarà un guaio vero per lui e le sue aspirazioni. Qualcuno lo dovrà raccogliere con il cucchiaino. Fin qui ha giocato bene, non ha speso troppe energie. È evidentemente il favorito, a questo punto del torneo. È il numero tre del mondo, tocca a lui… Anche se…» Anche se? «Bè, come potrei non avere la speranza che uno dei nostri ancora in gara nelle semifinali del torneo, riesca a fare un ulteriore scatto di qualità e dare forma alla più bella delle sorprese?».

 

 

L’effetto Sinner sulla crescita del tennis italiano

Uno in finale ci arriverà. «Sinner ha fatto crescere tutto il settore. Con la sua figura, le sue vittorie, il suo modo di applicarsi al tennis, ha dato una definizione precisa alla figura moderna del tennista. Io, noi della Davis del 1976, eravamo altra cosa, inutile fare paragoni. E inutile anche ripetere che questi ragazzi dovrebbero divertirsi di più, perché gli fa bene e li aiuterà nel futuro. Sono un’altra generazione, e il mestiere è cambiato. Loro lo interpretano come una missione, e non credo sia sbagliato in sé. Oggi, si fa così, e forse è giusto fare così. E comunque m’incantano i loro continui miglioramenti. Dunque, mi tengo la mia speranziella, quella di poter consegnare il trofeo nelle mani di uno di loro».

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Arnaldi sorpresa del Roland Garros: il giudizio di Panatta

Chi, inutile dirlo. La chiacchierata nasce prima delle semifinali. Adriano, inoltre, li vede molto vicini, quasi “alla pari”. «Non mi ero mai accorto di quanto fosse diventato bravo Arnaldi, colpa mia, l’ho seguito meno di altri, forse più gettonati di lui, o forse semplicemente più… romani, cosa che naturalmente mi avvicina di più a Berrettini, che conosco meglio di tutti e Cobolli. Mi scuso per questo con Arnaldi, e gli mando a dire che mi ha davvero impressionato. Ha un tennis di ottimo livello, colpi che fanno male, e anche coraggio da vendere. So che l’approdo in semi l’ha tirato su in classifica, intorno al numero 34. Deve rientrare nei 30, e da lì prendere slancio per salire ancora più su. Nei primi 20 ce lo vedo benissimo».

 

 

Berrettini e Cobolli, due storie che fanno sorridere il tennis italiano

Berrettini e Cobolli lo rendono felice. «Matteo è uscito ancora una volta dal tunnel, peccato per questo nuovo infortunio, davvero non ci voleva. Ha un tennis che ti tiene in sospeso, ed è sempre emozionante. Pensate che carriera avrebbe potuto avere, solo con la metà degli infortuni che ha subito. E Flavio ha gambe e cuore da terra rossa, è un generoso, uno che ci dà dentro, miglioratissimo nei colpi e anche nella gestione dei match. Ogni tanto si perde? Gli passerà, è ancora molto giovane. Ed è già entrato nei primi dieci. Risultato prodigioso, non ho altre parole».

 

 

 

 

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Arnaldi sorpresa del Roland Garros: il giudizio di Panatta

Chi, inutile dirlo. La chiacchierata nasce prima delle semifinali. Adriano, inoltre, li vede molto vicini, quasi “alla pari”. «Non mi ero mai accorto di quanto fosse diventato bravo Arnaldi, colpa mia, l’ho seguito meno di altri, forse più gettonati di lui, o forse semplicemente più… romani, cosa che naturalmente mi avvicina di più a Berrettini, che conosco meglio di tutti e Cobolli. Mi scuso per questo con Arnaldi, e gli mando a dire che mi ha davvero impressionato. Ha un tennis di ottimo livello, colpi che fanno male, e anche coraggio da vendere. So che l’approdo in semi l’ha tirato su in classifica, intorno al numero 34. Deve rientrare nei 30, e da lì prendere slancio per salire ancora più su. Nei primi 20 ce lo vedo benissimo».

 

 

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Berrettini e Cobolli lo rendono felice. «Matteo è uscito ancora una volta dal tunnel, peccato per questo nuovo infortunio, davvero non ci voleva. Ha un tennis che ti tiene in sospeso, ed è sempre emozionante. Pensate che carriera avrebbe potuto avere, solo con la metà degli infortuni che ha subito. E Flavio ha gambe e cuore da terra rossa, è un generoso, uno che ci dà dentro, miglioratissimo nei colpi e anche nella gestione dei match. Ogni tanto si perde? Gli passerà, è ancora molto giovane. Ed è già entrato nei primi dieci. Risultato prodigioso, non ho altre parole».

 

 

 

 

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