L’uomo è giusto, il resto sbagliato
La nomina di Malagò alla Figc apre una nuova fase, ma restano i problemi di governance e il tempo perso negli ultimi mesi
Se uno non sapesse come ci si è arrivati, vedere Giovanni Malagò commissario della Figc sarebbe una buona notizia. Perché consegnerebbe il potere a uno dei pochi dirigenti sportivi in cui riporre le speranza di riforma per il calcio italiano. Insomma, vista da un particolare punto di vista, che esclude gli ultimi tre mesi, avremmo elementi per esprimere piena soddisfazione e, soprattutto, concreta speranza. Esprimiamo lo stesso entrambe, ma nasconderci la farsa degli ultimi due mesi, con il più pietoso dei veli, sarebbe tanto dignitoso quanto disonesto.
Con lo slancio di real politik con cui si accoglie la vittoria di Malagò, infatti, non si può scansare la lunga fila di problemi che attanagliano il calcio italiano e sono emersi anche nella grottesca vicenda della tessera mancante e del machiavellico autocommissariamento. Il calcio italiano ha avuto e continua ad avere una governance piuttosto superficiale a qualsiasi livello: dalla Federazione ai club. La tessera mancante era un assurdo cavillo leguleio che non doveva e non poteva far saltare un’elezione democratica. Ma - porca miseria - com’è possibile che chi ha preparato la candidatura di Malagò abbia commesso una distrazione così sciocca e rischiosa?
Figc e riforme: il tempo perso e le sfide da affrontare
Dal 31 marzo, fatidica data di Bosnia-Italia, a oggi, si è perso tanto, troppo tempo dietro a questioni politiche, a lotte di potere, a crisi di gelosia e rosicamenti vari. Un sistema che funziona e che ha realmente compreso la necessità e l’urgenza di riformarsi avrebbe agito in modo più deciso fin dall’inizio, senza offrire il fianco ai giochetti della politica. In ballo, infatti, non c’era e non c’è solo la sacrosanta autonomia dello sport e il suo diritto a scegliersi i dirigenti, ma la salute stessa del movimento calcistico italiano che già tre mesi fa aveva bisogno di maniche rimboccate e tanto lavoro, figuriamoci oggi. Si può anche fare ironia sulla farsesca soluzione, ma c’è molto meno da ridere se si pensa a tutto quello che c’è da fare e al tempo perso finora per non fare nulla. Però, adesso basta, basta anche parlare di queste cose: riprendiamo il discorso dove l’avevamo lasciato dopo Zenica, quando lo schiaffo ci aveva svegliato. E buon lavoro Malagò.
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