Pagina 3 | Il calcio in bilico

Il calcio è in bilico, un pallone che rimbalza sul cornicione. Nessuno riesce veramente a capire quale sia la portata dell’inchiesta della Procura di Milano, chi possa esserne coinvolto e con quali prove. È un clima sospeso, creato da un avviso di garanzia che lascia socchiuso il sipario a un’altra Calciopoli, perché «arbitri graditi» scelti per l’Inter (e quelli sgraditi «schermati») sono battute forti, ma senza l’attore che le pronuncia sono poco incisive. Ma in questa sospensione c’è chi coglie leggerezza, come il Consiglio Federale di ieri a Roma, dove c’è chi parla di «bolla di sapone» e più che preoccupato, è avvelenato per la tempistica degli avvisi di garanzia che, in piena campagna elettorale, sembrano un assist (e di quelli pennellati) per il commissariamento.

Attese e divisioni nel mondo del calcio e degli arbitri

Insomma, il calcio italiano aspetta che qualcosa succeda e si aspetta cose diverse. Per esempio nel mondo arbitrale, da dove tutto è scaturito, si attendono sviluppi clamorosi con conseguenze pesanti. E non lo credono solo nel mondo arbitrale, perché molti spiegano che la Procura di Milano non può essersi mossa solo per far scoppiare una bolla di sapone. Dall’altra parte, però, c’è una nutrita schiera di addetti ai lavori che, al di là, delle ferocia vendicativa che regna da sempre nella cerchia degli arbitri, ci vede molto poco. E il fatto che proprio la Procura di cui sopra abbia fatto sapere che i dirigenti dell’inter (quindi l’Inter) non sono indagati, spegne un po’ i riflettori di chi girava il remake del film di Calciopoli. Qualcuno, fra i due partiti, si sbaglia, ma è presto per capire quale. Forse giovedì, quando in teoria Gianluca Rocchi, il designatore arbitrale “avvisato” per il reato di frode sportiva, dovrebbe comparire davanti al pubblico ministero Ascione, titolare dell’inchiesta. è molto probabile, però, che non si presenti, com’è suo diritto. Magari aspetta che il pm scopra più carte e vuole evitare di servirgliene lui.

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Ricostruzioni grottesche e clima di incertezza

Intanto le ricostruzioni assumono contorni grotteschi, con il linguaggio dei segni per suggerire ai varisti le decisioni giuste, a metà tra “Gioca Jouer” e morra cinese. Come sempre, nel nostro Paese, la situazione è grave, ma non è seria. Se ci fosse un mondiale di “Trasformare tutto in farsa”, non è che non ci qualificheremmo, non ci farebbero proprio partecipare perché troppo più forti rispetto agli altri.

 

 

Ipotesi, attese e il ruolo del pm Ascione

Per ora, quindi, ci si sazia di ipotesi perché finché la questione degli «arbitri graditi» all’Inter non viene chiarita, i sismografi tracciano una linea piuttosto piatta. Tutti appesi alle carte di Ascione, quindi. Il quale, tra l’altro, è pure lui in attesa. Di un trasferimento ad altro incarico (su sua richiesta): nelle scorse settimane, il Consiglio Superiore della Magistratura lo ha infatti designato all’unanimità quale nuovo Procuratore europeo delegato per la sede di Roma (Ascione si è classificato al primo posto in graduatoria). Questo non frena l’inchiesta, che Ascione potrebbe concludere e, in ogni caso, verrebbe portata avanti da un collega. Però, ovvio, potrebbe anche cambiarne l’approccio.

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Il limbo giudiziario e la crisi del sistema calcio

E, quindi, come si trova un senso a questo limbo giudiziario che tiene sospese le anime del calcio italiano? Intanto con la pazienza, perché è comunque una questione di tempo. Poi con la forza per resistere al giustizialismo prematuro. Infine con un po’ di riflessioni su cosa è diventato il nostro movimento, che passa da una mancata qualificazione al Mondiale a un potenziale scandalo, mettendoci in mezzo una campagna elettorale per la Figc senza troppi contenuti e con l’incombere di un commissariamento per il quale preme il Governo. Come contorno si possono poi apprezzare una stagione europea disastrosa dei nostri club, un livello sempre più basso del campionato e una crisi economica che spesso frena le ambizioni di rinascita sportiva.

Prospettive future e necessità di riforme nel calcio italiano

Non sappiamo ancora dove arriverà l’inchiesta di Ascione, se ci saranno lacrime e retrocessioni come nel 2006 o una bicchierata nell’ufficio di Chiné, ma il Consiglio Federale che ieri non pareva preoccupato deve partorire in fretta un piano di rinascita per evitare che, dove non arrivasse Ascione, ci arrivi comunque il destino e, a retrocedere, non sia solo un club, ma tutto il calcio italiano. E due punti di partenza per riformare profondamente, in fondo, ce li sta indicando proprio l’inchiesta di Milano. Primo: il settore arbitrale, del quale abbiamo sottovalutato tutti le magagne da D’Onofrio fino a Zappi, concedendole attenzioni troppo anguste nel dibattito sui vari media. Secondo: la giustizia sportiva, con la sua severità alla carta e la velocità variabile: da zero a cento (anzi da zelo a niente) in quanto si vuole, dipende da chi è sotto accusa.

 

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Il limbo giudiziario e la crisi del sistema calcio

E, quindi, come si trova un senso a questo limbo giudiziario che tiene sospese le anime del calcio italiano? Intanto con la pazienza, perché è comunque una questione di tempo. Poi con la forza per resistere al giustizialismo prematuro. Infine con un po’ di riflessioni su cosa è diventato il nostro movimento, che passa da una mancata qualificazione al Mondiale a un potenziale scandalo, mettendoci in mezzo una campagna elettorale per la Figc senza troppi contenuti e con l’incombere di un commissariamento per il quale preme il Governo. Come contorno si possono poi apprezzare una stagione europea disastrosa dei nostri club, un livello sempre più basso del campionato e una crisi economica che spesso frena le ambizioni di rinascita sportiva.

Prospettive future e necessità di riforme nel calcio italiano

Non sappiamo ancora dove arriverà l’inchiesta di Ascione, se ci saranno lacrime e retrocessioni come nel 2006 o una bicchierata nell’ufficio di Chiné, ma il Consiglio Federale che ieri non pareva preoccupato deve partorire in fretta un piano di rinascita per evitare che, dove non arrivasse Ascione, ci arrivi comunque il destino e, a retrocedere, non sia solo un club, ma tutto il calcio italiano. E due punti di partenza per riformare profondamente, in fondo, ce li sta indicando proprio l’inchiesta di Milano. Primo: il settore arbitrale, del quale abbiamo sottovalutato tutti le magagne da D’Onofrio fino a Zappi, concedendole attenzioni troppo anguste nel dibattito sui vari media. Secondo: la giustizia sportiva, con la sua severità alla carta e la velocità variabile: da zero a cento (anzi da zelo a niente) in quanto si vuole, dipende da chi è sotto accusa.

 

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