MILANO - Continua la sfilata di protagonisti del calcio davanti al pm Maurizio Ascione. Ieri è stato il turno di Giancarlo Viglione, avvocato amministrativista, responsabile delle Relazioni istituzionali e dell’Ufficio legislativo della Figc, sentito come persona informata sui fatti. L’audizione, durata poco più di due ore, ha riguardato perlopiù aspetti tecnici: a Viglione, che non è indagato ed è di fatto il primo professionista giuridico sentito nell’ambito delle indagini del Nucleo operativo metropolitano della GdF di Milano, il magistrato titolare dell’inchiesta sul sistema arbitrale ha chiesto lumi su alcune norme di settore.
Viglione, cosa ha chiesto Ascione
Dalle competenze del designatore ai rapporti consentiti o meno con i club, e disciplinati dall’art. 22 c. II del Codice di Giustizia Sportiva, che esclude «rapporti di abitualità o comunque finalizzati al conseguimento di vantaggi nell’ambito dell’attività sportiva», di cui Viglione - in estrema sintesi il braccio operativo del presidente federale dimissionario Gabriele Gravina - è stato estensore. A lui, Ascione ha chiesto indicazioni sulle modifiche ai termini di mandato degli organi tecnici, come pure sull’invio di collaboratori della Procura federale al centro Var di Lissone, avviato, su richiesta della Lega Calcio Serie A, dalla seconda giornata di campionato in poi, a distanza di alcuni mesi dall’esposto di Domenico Rocca - maggio 2025 - che ha contribuito a dare origine all’inchiesta della Procura di Milano, dopo che quella Figc indagò brevemente e poi archiviò.