Ausilio: "Tutta l'Inter orgogliosa di una plusvalenza. Il vero inizio è stato con...Spalletti"

Tra Wanda Nara e Gabigol, il direttore sportivo nerazzurro svela anni di calciomercato: "A un certo punto dovevamo prendere un Gabriel..."

A tutto Ausilio. Il dirigente dell'Inter ha parlato a Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan, di diversi argomenti ovviamente partendo dal mercato nerazzurro e le prossime mosse del club. Dall'addio (ormai imminente) di Dumfries fino ai possibili colpi in difesa (Palestra e non solo), ma anche dell'incontro con Lukaku dopo la brutta separazione e altri aneddoti riguardanti il suo periodo in società. Una parentesi l'ha dedicata anche a Icardi-Wanda Nara che negli anni di Spalletti in nerazzurro ha scombussolato l'ambiente con alcune dinamiche mai viste prima e a tanti retroscena come l'arrivo di Gabigol e il caso societario in quegli anni.

Ausilio spiega l'addio di Lukaku

Ausilio ha raccontato anche di essersi rivisto con Lukaku, dopo la burrascosa seprazione con l'Inter tre anni fa: "Con Romelu ci siamo appena rivisti a Monte Carlo. Alcuni amici comuni hanno organizzato un incontro e ci siamo parlati. All'inizio c'è stato un po' di imbarazzo, un po' di freddezza, poi però abbiamo sorriso. Mi ha abbracciato. Io le sue motivazioni le conoscevo e gli ho detto chiaramente quello che pensavo, secondo me ha sbagliato a gestire quella situazione. Poteva avere anche delle motivazioni che dal suo punto di vista erano corrette, forse era deluso per non aver giocato in finale di Champions, forse si era sentito poco considerato. Ma io ero convinto che se ne avessimo parlato, con me e con Simone Inzaghi, avremmo risolto tutto molto rapidamente. Magari oggi sarebbe ancora all'Inter da protagonista, invece ha scelto una strada diversa. A un certo punto è sparito. Mandava video degli allenamenti, si parlava della squadra da costruire. Noi avevamo preso Thuram e lui era contentissimo del suo arrivo, aveva parlato con lui. Poi improvvisamente sparì e lì si capì che qualcosa era cambiato".

"Potevamo prendere Thuram due anni prima"

A proposito di attaccanti, Ausilio ha spiegato anche che l'Inter aveva in pugno Thuram già due anni prima del suo arrivo nel 2023: "Noi eravamo convinti da anni che Thuram fosse il giocatore ideale per il nostro sistema, anche se aveva sempre giocato da esterno. Già qualche anno prima avevamo individuato in lui un attaccante perfetto per noi attraverso un cambio di ruolo. Quando andò via Lukaku avevamo preso Dzeko e c'era Lautaro, insieme a Inzaghi avevamo individuato proprio Thuram come terzo attaccante. Bisognava parlarne con lui e con il padre e spiegargli che avevamo un'idea diversa del suo ruolo, lo vedevamo perfetto per il nostro sistema di gioco.

 

 

Era convinto di venire, noi eravamo convinti di prenderlo. Poi, in una partita contro il Leverkusen, in uno scontro con Tah, si lesionò il collaterale. Saltò l'operazione e venne rinviata di due anni, ma forse è arrivato al momento giusto. Quando è arrivato, con Lukaku che non decise di andare avanti con noi, si è ritrovato immediatamente titolare. Ha avuto lo spazio che meritava e ha dimostrato il livello enorme che ha come calciatore".

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L'obiettivo Palestra e la proposta per la Serie A

Tra gli obiettivi di mercato dell'Inter c'è sicuramente Palestra dell'Atalanta, che il club vorrebbe per sostituire il partente Dumfries: "Il mercato di oggi è difficile. I nostri competitors sono più all'estero che in Italia, visto che in Champions League ci confrontiamo con club molto più ricchi. Cerchiamo un sostituto più giovane di Dumfries, andato al Real Madrid. Gli ultimi terzini destri che abbiamo preso sono Cancelo, Hakimi e Dumfries. Speriamo che il prossimo sia dello stesso livello". Poi ha chiarito le ambizioni del club e ha proposto delle idee per risollevare la Serie A: "Il nostro obiettivo è rimanere sempre competitivi ai massimi livelli. Per rilanciare il calcio italiano si potrebbe incentivare l'utilizzo dei giovani, oltre a ridurre il campionato a 18 squadre".

 

"Barella 500 milioni? Una parte la daremmo anche a lui"

Dai futuri acquisti ai leader della squadra: "Barella quanto vale? Non è sul mercato, quindi non ha un prezzo. Se arrivasse un'offerta da 500 milioni di euro? Qualcosa meno e magari una buona parte la daremmo anche a Barella probabilmente (ride, ndr)". Il centrocampista nerazzurro è ormai da tempo un riferimento anche per i nuovi arrivi e in generale per l'ambiente e a tal proposito Ausilio ha parlato anche di come va gestita una squadra a livello emozionale da parte dei dirigenti: "Lo spogliatoio deve autoregolarsi, poi eventualmente arriva il dirigente. Nello spogliatoio dell'Inter oggi ci sono figure come Barella e Lautaro che trasmettono più di altri i valori del club e fanno i richiami quando servono".

Come si decide quanto vale un giocatore

I prezzi di oggi nel calciomercato sono aumentati rispetto a tanti anni fa, ma la domanda che sorge spontanea è: come si valuta un calciatore, come si fissa il prezzo visto che è una cosa soggettiva? Ne ha parlato Ausilio: "Per stabilire il valore di un calciatore ci sono dei parametri oggettivi come l'età, la durata del contratto e ovviamente le prestazioni del giocatore. Poi ci sono delle variabili più soggettive che dipendono dal momento, quindi dalla domanda come in tutti gli altri business. Se hai un giocatore che metti sul mercato e ci sono 5 o 6 squadre che lo richiedono, è normale che puoi permetterti di fare un'asta o comunque di giocare un po' sul prezzo. Quando invece il giocatore è un di più per te e stai cercando di collocarlo sul mercato e la domanda è quella che è, allora si fa più fatica e probabilmente anche il prezzo non è quello che avevi in testa. Si cerca di sfruttare le situazioni, i momenti e anche il tipo di mercato".

 

 

Poi ha aggiunto: "Oggi vendere in Inghilterra è sicuramente più redditizio che vendere in un altro Paese. Per due o tre anni sicuramente anche l'Arabia Saudita, se hai la fortuna di ricevere una chiamata da un club arabo per un tuo giocatore, i margini di guadagno sono superiori. Quello che manca a noi, quando prima parlavo di sistema, è anche un mercato interno di un certo livello. Si fa fatica a vendersi e a comprare giocatori fra noi. Quante operazioni ricordi fra Inter, Juve e Milan negli ultimi quattro o cinque anni? Pochissime. Si approfitta magari di qualche situazione di un giocatore in scadenza, come è successo a noi con Calhanoglu. Ma è difficile pensare che Inter, Juve, Napoli, Milan o Roma riescano a fare mercato fra di loro. Quando succede è veramente raro. Si tende a vendere fuori".

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Ausilio e la paura dei Mondiali legata al mercato

Il ds dell'Inter ha spiegato come le competizioni estive possano influenzare il valore dei giocatori; "Io ho paura dei Mondiali e degli Europei, rischi di prendere tante fregature anche se l'eccezione c'è e ci sarà sempre. A un calciatore può capitare il mese dell'exploit, il mese della vita. Ricordo giocatori che hanno fatto vedere cose pazzesche, che poi sono stati trasferiti in società importanti e successivamente sono spariti oppure non hanno mantenuto le aspettative. È facile che qualche giocatore di altissimo livello renda meno e faccia emergere qualcuno che magari non è davvero all'altezza di quello che ha fatto vedere in quella manifestazione. Il giocatore forte che arriva al Mondiale è già forte, già con le sue qualità, con le sue caratteristiche e con il suo valore. L'altro giorno pensavo se mandare o no qualche scout a fare un giro, perché è comunque giusto esserci". Dopo tanto mercato l'attenzione si è spostata su un caso che ha fatto la storia del club, quello di Wanda-Icardi.

Ausilio elogia Wanda Nara

Il caso di Wanda e Icardi è stato uno dei più difficili della storia del club. Una faida che ha portato al cambio di capitano e alla estromissione dalla rosa. Nonostante questo Ausilio ha ricordato la showgirl senza togliersi sassolini dalle scarpe, anzi per certi versi l'ha anche "elogiata": "Ricordo una trattativa lunghissima con la moglie di un ex capitano dell'Inter (Mauro Icardi, ndr) per il rinnovo del suo contratto. Ho anche un ricordo simpatico di Wanda Nara, è stata un po' una precorritrice di quello che succede oggi perché è stata la prima moglie-agente. Poi in realtà si affidò anche a professionisti perché da sola non poteva fare tutto, però è stato interessante prendere atto di questa novità".

Il rapporto con Ibra e il suo ruolo al Milan

Ausilio ha poi parlato anche di chi ha fatto la storia, come Ibrahimovic: "L'ho conosciuto poco, l'ho sfiorato perché quando lui giocava all'Inter io ero ancora impegnato nel settore giovanili e ho iniziato a seguire la prima squadra dalla stagione 2009/2010. L'ho conosciuto meglio dopo". Poi il ds dell'Inter ha dato una risposta anche sul ruolo dello svedese in rossonero: "Quando fai parte di un team, devi confrontarti con tante situazioni. Io non conosco le dinamiche del Milan e non conosco il suo approccio, in generale posso dire che essere stati grandi calciatori dà sicuramente dei vantaggi. Conosci già le dinamiche dello spogliatoio, sai come approcciarti a certe situazioni. Però poi bisogna studiare, aggiornarsi, approfondire e confrontarsi con persone che fanno quel lavoro da più tempo. Altrimenti può diventare un problema" .

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L'arrivo di Balotelli all'Inter: i retroscena

Tra le varie trattative, Ausilio ha ricordato anche quella di Balotelli: "Mario l'ho preso io dal Lumezzane in Serie C quando ero responsabile del settore giovanile, aveva 16 anni e volevamo fargli fare un percorso educativo. Così lo mettemmo negli Allievi Under 16 e lui ci disse che giocava già in prima squadra. Gli rispondemmo che qui da noi la prima squadra è un'altra cosa. Poi ha dimostrato di meritarsi qualcosa di più e a dicembre lo facemmo salire in Primavera, era impresentabile per manifesta superiorità e vincemmo lo Scudetto. Faceva goal con una facilità incredibile, poi Mancini lo fece esordire in prima squadra. Come fa a non essere un rimpianto? Uno che ha avuto un inizio del genere, soprattutto negli anni con Mancini, lasciava pensare di essere il nuovo crack del calcio italiano. Probabilmente poi non ha mantenuto tutto quello che prometteva perché aveva altre distrazioni, noi però abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare. Poi il salto in prima squadra richiede un ulteriore processo di crescita e di maturazione che lui probabilmente non ha completato".

Le scoperte e le cessioni di Kovacic e Coutinho

All'Inter sono passati giovani che hanno fatto intuire il loro talento, ma che poi hanno fatto bene in altri contesti, come Kovacic: "A 18 anni sembrava davvero uno su cui costruire l'Inter per 10 o 15 anni, ma poi è arrivato il Real Madrid con un'offerta importante che il club non poteva rifiutare in quegli anni difficili. Ha fatto una carriera pazzesca, vincendo 4 Champions League. Quando scopri qualcuno così è difficile lasciarlo andare, ma in quel momento era inevitabile. Sucic lascia intravedere di avere lo stesso DNA, un po' come Brozovic". Su Coutinho: "Lo scoprimmo quando aveva 16 anni, ma non poteva trasferirsi prima di diventare maggiorenne. Io lavoravo per Branca, anche lui si era innamorato di questo ragazzo. Andai più volte in Brasile a seguirlo e per parlare con la sua famiglia. Arrivò nell'Inter del post-Triplete, una squadra ancora forte. Il primo anno lo fece con Rafa Benitez, non riuscì a trovare lo spazio che meritava. Fisicamente era ancora in una fase di crescita, non era ancora pronto per quell'Inter. Poi arrivò il Liverpool con una buona offerta, fu ceduto ed esplose in Inghilterra. Poi passò al Barcellona e iniziò una fase calante della sua carriera".

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Il clamorso retroscena su Gabigol: "Dovevamo prendere un Gabriel"

Ausilio ha raccontato anche un grande retroscena sul flop Gabigol: "Era appena iniziata l'era Suning e c'era un via vai di persone. Arrivavano amministratori, avvocati e funzionari. C'erano agenti molto influenti che proponevano giocatori direttamente alla proprietà, feci fatica a fare il mio lavoro come avrei voluto. In realtà avevamo puntato Gabriel Jesus, ma poi ce lo soffiò il Manchester City di Guardiola. A quel punto qualcuno disse: "Ci serve un Gabriel". E così arrivò Gabriel Barbosa. Attenzione: Gabigol in Brasile stava facendo bene e aveva numeri importanti, non era scarso. Ma non era il giocatore che l'area sportiva aveva individuato per migliorare l'Inter in quel momento, non aggiungeva nulla alla nostra rosa che aveva già dei valori". Da De Boer a Inzaghi: "Ci furono condizionamenti sia sul mercato, sia sull'allenatore che non ebbe grande fortuna: Frank de Boer. Poi la situazione cambiò in meglio, tornammo a lavorare in modo più serio e professionale. Arrivò Pioli e con Steven Zhang si cominciò a costruire qualcosa, nella mia testa il vero inizio di questa Inter è nato con Spalletti che ci riportò in Champions League. Grazie a quegli introiti poi con Conte arrivarono i veri investimenti: Hakimi, Barella e Lukaku. Dopo aver vinto lo Scudetto prendemmo Inzaghi".

La plusvalenza di Onana: "Orgogliosi"

Il dirigente ha parlato anche della plusvalenza fatta con Onana, di oltre 50 milioni e al terzo posto nella storia del club: "Di Onana è fiera tutta l'Inter: è arrivato a parametro zero e un anno dopo è stato ceduto per una cifra enorme al Manchester United. Come plusvalenza credo sia una delle più importanti della storia dell'Inter". Poi sull'arrivo di Akanji: "A luglio sembrava inarrivabile, poi ha rotto col Manchester City di Guardiola e lo abbiamo preso a fine mercato. La parte più divertente del mio lavoro è trattare. Bluffo? Fa parte del gioco, non in modo troppo spudorato. Tutti sanno che stiamo cercando un nuovo difensore, ne seguiamo 3 o 4. Tutti si promettono sempre, poi devi essere bravo a chiudere".

 

 

Poi ha svelato anche un particolare interessante: "Nella mia carriera ho incontrato soltanto un calciatore che fa tutto da solo senza un agente, lui è sopra la media sotto ogni aspetto dentro e fuori dal campo. Mi riferisco a Mkhitaryan, che resta ancora all'Inter: è davvero di un'altra dimensione. Spero che ritardi il più possibile il ritiro, mi auguro che rimanga nel mondo del calcio quando smetterà di giocare. Ha davvero qualcosa di trasmettere, non ha eguali". Poi l'intervista è terminata con una parentesi su Pio Esposito: "Lui è cresciuto nel nostro settore giovanile, quindi ha il senso dell'appartenenza. Come Dimarco, che ha fatto più fatica ad arrivare in prima squadra e noi siamo stati bravi a non mollarlo mai. Diamo i giusti meriti anche a Inzaghi, che mi ha detto: questo rimane qui con noi, non va più via in prestito e così gli ha cambiato la carriera"

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A tutto Ausilio. Il dirigente dell'Inter ha parlato a Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan, di diversi argomenti ovviamente partendo dal mercato nerazzurro e le prossime mosse del club. Dall'addio (ormai imminente) di Dumfries fino ai possibili colpi in difesa (Palestra e non solo), ma anche dell'incontro con Lukaku dopo la brutta separazione e altri aneddoti riguardanti il suo periodo in società. Una parentesi l'ha dedicata anche a Icardi-Wanda Nara che negli anni di Spalletti in nerazzurro ha scombussolato l'ambiente con alcune dinamiche mai viste prima e a tanti retroscena come l'arrivo di Gabigol e il caso societario in quegli anni.

Ausilio spiega l'addio di Lukaku

Ausilio ha raccontato anche di essersi rivisto con Lukaku, dopo la burrascosa seprazione con l'Inter tre anni fa: "Con Romelu ci siamo appena rivisti a Monte Carlo. Alcuni amici comuni hanno organizzato un incontro e ci siamo parlati. All'inizio c'è stato un po' di imbarazzo, un po' di freddezza, poi però abbiamo sorriso. Mi ha abbracciato. Io le sue motivazioni le conoscevo e gli ho detto chiaramente quello che pensavo, secondo me ha sbagliato a gestire quella situazione. Poteva avere anche delle motivazioni che dal suo punto di vista erano corrette, forse era deluso per non aver giocato in finale di Champions, forse si era sentito poco considerato. Ma io ero convinto che se ne avessimo parlato, con me e con Simone Inzaghi, avremmo risolto tutto molto rapidamente. Magari oggi sarebbe ancora all'Inter da protagonista, invece ha scelto una strada diversa. A un certo punto è sparito. Mandava video degli allenamenti, si parlava della squadra da costruire. Noi avevamo preso Thuram e lui era contentissimo del suo arrivo, aveva parlato con lui. Poi improvvisamente sparì e lì si capì che qualcosa era cambiato".

"Potevamo prendere Thuram due anni prima"

A proposito di attaccanti, Ausilio ha spiegato anche che l'Inter aveva in pugno Thuram già due anni prima del suo arrivo nel 2023: "Noi eravamo convinti da anni che Thuram fosse il giocatore ideale per il nostro sistema, anche se aveva sempre giocato da esterno. Già qualche anno prima avevamo individuato in lui un attaccante perfetto per noi attraverso un cambio di ruolo. Quando andò via Lukaku avevamo preso Dzeko e c'era Lautaro, insieme a Inzaghi avevamo individuato proprio Thuram come terzo attaccante. Bisognava parlarne con lui e con il padre e spiegargli che avevamo un'idea diversa del suo ruolo, lo vedevamo perfetto per il nostro sistema di gioco.

 

 

Era convinto di venire, noi eravamo convinti di prenderlo. Poi, in una partita contro il Leverkusen, in uno scontro con Tah, si lesionò il collaterale. Saltò l'operazione e venne rinviata di due anni, ma forse è arrivato al momento giusto. Quando è arrivato, con Lukaku che non decise di andare avanti con noi, si è ritrovato immediatamente titolare. Ha avuto lo spazio che meritava e ha dimostrato il livello enorme che ha come calciatore".

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