TORINO - In una mano la squadra, nell’altra la calcolatrice. Damien Comolli si è presentato alla Juventus come l’uomo dei dati. Tra i pionieri europei del “Moneyball”, quell’approccio strategico vagliato dallo storico dirigente degli Auckland Athletics, Billy Beane, per costruire roaster competitivi con costi ridottissimi, grazie all’ausilio delle analisi statistiche sui giocatori. Un modus operandi contemporaneo, che la Juventus ha deciso di sposare sulla falsa riga di quanto già fatto negli ultimi due anni - seppur con un approccio diverso - con Cristiano Giuntoli, chiamato in bianconero per ridurre sensibilmente il monte ingaggi e ringiovanire la rosa…
Comolli il simbolo della nuova Juve
Comolli è il simbolo di una Juventus che non può più permettersi colpi di testa o buchi di bilancio indotti da operazioni discutibili: ogni affare in entrata deve corrispondere - quasi al centesimo - a un’uscita. Insomma, un mercato a impatto zero volto a scambiare gli esuberi più costosi con occasioni di prospettiva. O almeno, questo è l’ideale a cui ambisce il nuovo dg bianconero. Un piano ambizioso, che richiederà polso, rapidità, furbizia e una spiccata abilità diplomatica per risolvere le questioni più spinose.

Juve, il punto sul caso Vlahovic
A cominciare dal caso Vlahovic: il tappo più ostinato della sessione bianconera. La Juventus si è mossa in ritardo nel gestirne i risvolti e adesso, all’alba del 19 luglio, si trova di fronte a un bivio che non sembra promettere nulla di buono: da una parte lo spettro della permanenza dell’attaccante che inciderebbe a bilancio - tra stipendio e ammortamento - per 43 milioni di euro e che porterebbe a perderlo a giugno a parametro zero. Una minusvalenza dolorosa, se si considerano gli 83.5 milioni di euro spesi nel 2022 per portarlo a Torino. Dall’altra la cessione al ribasso - ammesso che Comolli riesca a chiuderla - intorno ai 25 milioni di euro a cui va aggiunto il risparmio sull’ingaggio (altri 12 milioni), che costruirebbe i presupposti per l’affondo su Kolo Muani. Il francese, tra prestito oneroso, riscatto e ingaggio, potrebbe costare 46 milioni.
