Juve-Atalanta, la probabile formazione di Tudor: chance Koop, Bremer torna dal 1', occhio a Cabal

L'olandese resta un enigma: le ha giocate tutte, però non ha mai inciso. È anche un patrimonio da tutelare e quindi potrebbe avere un'altra occasione ma Igor non cambierà sistema di gioco: ecco le possibili scelte del tecnico croato

TORINO - L’effetto rinascita sta svanendo, anche perché il supporto del campo, di quanto visto finora, non è che si sia proprio percepito. Tutt’altro. Provaci ancora, allora, Teun Koopmeiners. Ma provaci meglio. Perché la Juventus non ha guadagnato il “colpo a effetto” che immaginava alla fine del mercato, quando si era illusa di aver costruito in casa una necessità che andava risolta più facilmente, ma a caro prezzo, quest’estate. Tant’è: Tudor ci sta provando, non si può dire altrimenti. Anzi: lo sta facendo pure quando le sensazioni magari glielo impedirebbero, indirettamente spinto da una voglia generale - coinvolge inoltre i piani alti - di rimetterlo in condizione di performare, o almeno di apporlo in una vetrina utile per affrontare con più opzioni la finestra di calciomercato del prossimo anno. Da quando è iniziata la stagione, Koop le ha infatti giocate tutte, tutte e cinque, di cui due da titolare e un’altra per un intero tempo di gioco, il secondo. Aveva fatto un minimo di scalpore la decisione del tecnico di lanciarlo nella ripresa di Verona, complice una settimana particolare per Locatelli, in campo dal 1’: anche lì, non era impossibile far meglio, eppure l’olandese non è riuscito a dare il cambio di passo atteso, le geometrie più impellenti in una gara così chiusa. Igor ha provato a pescarle da Adzic, a innescare Cambiaso, si è affidato come spesso capita all’estro di Yildiz.

Koop: la fiduca c'è, i risultati meno

Ma Koopmeiners no, si è chiuso nella sua zolla, bloccato in un fazzoletto verde. Si è incastrato tra i condizionali di una partita in cui sono stati nuovamente esplicitati un deficit di carattere e un difetto di posizionamento. Ecco, sulla questione ruolo: la possibilità di arretrare era partita proprio da Teun, in modo da avere più spazio e sensazioni differenti. Tudor l’ha accolta pure in virtù di un bisogno collettivo di qualità, a supporto del giropalla e di una manovra spesso parsa sterile. Effetti? Pochini. E per quanto il mister lo difenda - e parli fitto con lui, come lo scorso venerdì per spiegargli la scelta di tenerlo fuori l’indomani -, il prossimo passo sarà trovare necessariamente una quadra, anche per riconquistare quel principio di equilibrio che aveva ben mascherato più di qualche mancanza, specialmente nel reparto di mezzo. Verso l’Atalanta, Tudor dovrebbe comunque rispolverare il suo duo titolare. Al fianco di Khephren Thuram, il primo a beneficiare di una settimana “pulita” di lavoro, dovrebbe dunque rientrare proprio Locatelli, con Koop che potrebbe avere una chance più avanzato. Un po’ come Adzic, quotato per uno spezzone importante, situazione che lo accomunerebbe a Dusan Vlahovic, al momento sfavorito su Jonathan David per il ruolo di centravanti. A prescindere, Igor non cambierà sistema di gioco, nonostante qualche (timida) idea di doppia punta. Non è pronta, la sua Juventus. Non ancora. Perciò, alle spalle del canadese, oltre alla certezza Yildiz, la caratura della scelta sarà direttamente proporzionale alla voglia di attaccare, di farlo sin dall’inizio.

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Koop: ora o mai più

Conceiçao ieri si è allenato a parte (gestione dei carichi), Zhegrova cresce e - se la sfida lo consentirà - si candida a un minutaggio superiore al quarto d’ora effettuato al Bentegodi. Kalulu e Joao Mario si contendono un posto da esterno a destra, sull’out mancino Cabal insidia invece Cambiaso, sembrato a corto di condizione e in debito di minuti. Minuti che metterà nelle gambe poi Bremer: il centrale brasiliano, fuori nel pari di Verona, tornerà nel cuore della difesa, con Gatti al suo fianco e Kelly a sinistra. Tra i pali, ancora una volta, toccherà a Di Gregorio. La solita Juve, all’apparenza. Con una missione tuttavia differente: sfruttare meglio gli spazi e tornare a dominare fisicamente la partita. Una situazione in cui, proprio Koopmeiners, sembra faticare più degli altri. Ma è ora o mai più, per l’ex Dea. Perché il tempo corre veloce, tanto quanto le avversarie: la Juventus non può permettersi di aspettare nessuno. Non l’ha fatto nemmeno con i più grandi campioni passati da Torino. Non lo farà nemmeno per l’investimento più oneroso degli ultimi anni. Nonostante i tentativi e le occasioni. Le concessioni fatte, e quelle che restano da fare.

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TORINO - L’effetto rinascita sta svanendo, anche perché il supporto del campo, di quanto visto finora, non è che si sia proprio percepito. Tutt’altro. Provaci ancora, allora, Teun Koopmeiners. Ma provaci meglio. Perché la Juventus non ha guadagnato il “colpo a effetto” che immaginava alla fine del mercato, quando si era illusa di aver costruito in casa una necessità che andava risolta più facilmente, ma a caro prezzo, quest’estate. Tant’è: Tudor ci sta provando, non si può dire altrimenti. Anzi: lo sta facendo pure quando le sensazioni magari glielo impedirebbero, indirettamente spinto da una voglia generale - coinvolge inoltre i piani alti - di rimetterlo in condizione di performare, o almeno di apporlo in una vetrina utile per affrontare con più opzioni la finestra di calciomercato del prossimo anno. Da quando è iniziata la stagione, Koop le ha infatti giocate tutte, tutte e cinque, di cui due da titolare e un’altra per un intero tempo di gioco, il secondo. Aveva fatto un minimo di scalpore la decisione del tecnico di lanciarlo nella ripresa di Verona, complice una settimana particolare per Locatelli, in campo dal 1’: anche lì, non era impossibile far meglio, eppure l’olandese non è riuscito a dare il cambio di passo atteso, le geometrie più impellenti in una gara così chiusa. Igor ha provato a pescarle da Adzic, a innescare Cambiaso, si è affidato come spesso capita all’estro di Yildiz.

Koop: la fiduca c'è, i risultati meno

Ma Koopmeiners no, si è chiuso nella sua zolla, bloccato in un fazzoletto verde. Si è incastrato tra i condizionali di una partita in cui sono stati nuovamente esplicitati un deficit di carattere e un difetto di posizionamento. Ecco, sulla questione ruolo: la possibilità di arretrare era partita proprio da Teun, in modo da avere più spazio e sensazioni differenti. Tudor l’ha accolta pure in virtù di un bisogno collettivo di qualità, a supporto del giropalla e di una manovra spesso parsa sterile. Effetti? Pochini. E per quanto il mister lo difenda - e parli fitto con lui, come lo scorso venerdì per spiegargli la scelta di tenerlo fuori l’indomani -, il prossimo passo sarà trovare necessariamente una quadra, anche per riconquistare quel principio di equilibrio che aveva ben mascherato più di qualche mancanza, specialmente nel reparto di mezzo. Verso l’Atalanta, Tudor dovrebbe comunque rispolverare il suo duo titolare. Al fianco di Khephren Thuram, il primo a beneficiare di una settimana “pulita” di lavoro, dovrebbe dunque rientrare proprio Locatelli, con Koop che potrebbe avere una chance più avanzato. Un po’ come Adzic, quotato per uno spezzone importante, situazione che lo accomunerebbe a Dusan Vlahovic, al momento sfavorito su Jonathan David per il ruolo di centravanti. A prescindere, Igor non cambierà sistema di gioco, nonostante qualche (timida) idea di doppia punta. Non è pronta, la sua Juventus. Non ancora. Perciò, alle spalle del canadese, oltre alla certezza Yildiz, la caratura della scelta sarà direttamente proporzionale alla voglia di attaccare, di farlo sin dall’inizio.

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Koop: ora o mai più