Bremer imprescindibile per la Juve: Tudor respira, se c’è Gleison è un’altra storia

Il brasiliano dovrebbe tornare a guidare la difesa contro l'Atalanta. A Verona la sua assenza ha fatto riemergere le incertezze del resto dei compagni di reparto

TORINO - Ormai incensarlo rischia di risultare un mero esercizio di stile. Non scopriamo di certo oggi lo status di Gleison Bremer. Cosa rappresenti per una squadra come la Juventus, alla disperata ricerca di certezze attorno cui costruire un futuro nuovamente compatibile con la storia del club. Un profilo imprescindibile, mancato come l’aria ai bianconeri nella scorsa stagione - per via di quell’infortunio al ginocchio che l’ha tenuto lontano dal campo per quasi un anno - costretti a rinunciare a un modus operandi prettamente offensivo per “tamponare” le crepe di un reparto ancora troppo fragile per poter vivere di luce propria. Nella maggior parte dei casi, infatti, pur di non prendere gol la Juve si era abituata a difendere compatta con 8/9 giocatori di movimento al di sotto della linea di palla. Il che, inevitabilmente, fino all’arrivo di Tudor si traduceva in una maggior fatica nell’imbastire qualsiasi azione di attacco. Da qui, in parte, quella penuria realizzativa che per mesi ha limitato il cammino in campionato - come in Champions - dei bianconeri... Ecco, Bremer ha restituito alla Juve il lusso della spregiudicatezza.

Con Bremer la Juve torna a osare

Quando è lui a guidare la difesa, è come se i bianconeri sapessero di potersi concedere qualche rischio in più: con il brasiliano in campo - prima dell’ultimo Derby d’Italia - la Juve oltre a non prendere gol da otto gare consecutive in campionato, vantava una percentuale di successi pari al 70%. Di certo non un caso. Ma l’impatto più eclatante del suo rientro risiede nei rendimenti dei compagni di reparto: chiunque giochi al suo fianco pare capace di andare oltre ogni limite. Basti pensare a Kelly che, dopo mesi di incertezze e difficoltà, è parso rigenerato: anticipi, cambi di gioco, chiusure puntuali... È tornato persino a segnare, dopo quattro anni di digiuno. Peraltro due reti pesantissime come quelle segnate contro Inter - manco a dirlo, su assist di Bremer - e Borussia Dortmund. Passando poi per Gatti, di nuovo a fuoco dopo l’infortunio al perone, e Kalulu, reduce da un Mondiale per Club al di sotto delle aspettative.

Tudor prudente

Questione di equilibri, di letture preventive comunicate agli altri due centrali con tempismo e fermezza. Un burattinaio della difesa fatto e finito, ancora lontano, però, dalla miglior condizione. Tudor non ha nessuna intenzione di perderlo di nuovo, motivo per cui ha scelto la via della prudenza, facendolo rifiatare nell’ultimo match con il Verona. Risultato? Senza di lui il trio difensivo - nei movimenti e nella permeabilità - è sembrato di nuovo quello dello scorso finale di campionato. Kelly ha ricominciato a bisticciare con il pallone, Gatti è parso macchinoso e avventato nelle chiusure, così come Kalulu, arretrato nuovamente nei tre di difesa. Come del resto confermano i dati sui tiri concessi in area di rigore al Verona (8, di cui 4 in porta), con Di Gregorio che si è dovuto sporcare i guantoni tre volte.

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© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Bremer mette a fuoco la Juve

Numeri che - se non si considera la gara contro l’Inter, probabilmente la più pericolosa del campionato - stonano con quelli delle prime due uscite di campionato (3 i tiri in porta concessi in totale a Genoa e Parma). Contro l’Atalanta la Juventus si giocherà una piccola - ma comunque significativa - fetta di stagione. Una gara che farà chiarezza sulla reale dimensione dei bianconeri. Meglio dunque non correre rischi: da qui il ritorno del brasiliano nell’11 titolare. Questione di ordine, di gerarchie che si ricompongono, di meccanismi che tornano a funzionare. Con lui in campo, la Juventus smette di adattarsi e ricomincia a imporsi. I compagni si muovono meglio, le distanze si accorciano, la linea regge. Bremer non risolve tutto, ma rimette a fuoco ciò che senza di lui si sfoca: l’identità difensiva di una squadra che, per tornare a vincere, ha prima bisogno di smettere di tremare. 

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TORINO - Ormai incensarlo rischia di risultare un mero esercizio di stile. Non scopriamo di certo oggi lo status di Gleison Bremer. Cosa rappresenti per una squadra come la Juventus, alla disperata ricerca di certezze attorno cui costruire un futuro nuovamente compatibile con la storia del club. Un profilo imprescindibile, mancato come l’aria ai bianconeri nella scorsa stagione - per via di quell’infortunio al ginocchio che l’ha tenuto lontano dal campo per quasi un anno - costretti a rinunciare a un modus operandi prettamente offensivo per “tamponare” le crepe di un reparto ancora troppo fragile per poter vivere di luce propria. Nella maggior parte dei casi, infatti, pur di non prendere gol la Juve si era abituata a difendere compatta con 8/9 giocatori di movimento al di sotto della linea di palla. Il che, inevitabilmente, fino all’arrivo di Tudor si traduceva in una maggior fatica nell’imbastire qualsiasi azione di attacco. Da qui, in parte, quella penuria realizzativa che per mesi ha limitato il cammino in campionato - come in Champions - dei bianconeri... Ecco, Bremer ha restituito alla Juve il lusso della spregiudicatezza.

Con Bremer la Juve torna a osare

Quando è lui a guidare la difesa, è come se i bianconeri sapessero di potersi concedere qualche rischio in più: con il brasiliano in campo - prima dell’ultimo Derby d’Italia - la Juve oltre a non prendere gol da otto gare consecutive in campionato, vantava una percentuale di successi pari al 70%. Di certo non un caso. Ma l’impatto più eclatante del suo rientro risiede nei rendimenti dei compagni di reparto: chiunque giochi al suo fianco pare capace di andare oltre ogni limite. Basti pensare a Kelly che, dopo mesi di incertezze e difficoltà, è parso rigenerato: anticipi, cambi di gioco, chiusure puntuali... È tornato persino a segnare, dopo quattro anni di digiuno. Peraltro due reti pesantissime come quelle segnate contro Inter - manco a dirlo, su assist di Bremer - e Borussia Dortmund. Passando poi per Gatti, di nuovo a fuoco dopo l’infortunio al perone, e Kalulu, reduce da un Mondiale per Club al di sotto delle aspettative.

Tudor prudente

Questione di equilibri, di letture preventive comunicate agli altri due centrali con tempismo e fermezza. Un burattinaio della difesa fatto e finito, ancora lontano, però, dalla miglior condizione. Tudor non ha nessuna intenzione di perderlo di nuovo, motivo per cui ha scelto la via della prudenza, facendolo rifiatare nell’ultimo match con il Verona. Risultato? Senza di lui il trio difensivo - nei movimenti e nella permeabilità - è sembrato di nuovo quello dello scorso finale di campionato. Kelly ha ricominciato a bisticciare con il pallone, Gatti è parso macchinoso e avventato nelle chiusure, così come Kalulu, arretrato nuovamente nei tre di difesa. Come del resto confermano i dati sui tiri concessi in area di rigore al Verona (8, di cui 4 in porta), con Di Gregorio che si è dovuto sporcare i guantoni tre volte.

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