© LAPRESSEÈ vero, se la Juve continuasse a giocare come ieri sera, potrebbe vincerne tante. Ed è anche vero che una partita storta può capitare a qualsiasi attaccante, così come tutti possono sbagliare un rigore. Ma sono sei mesi che le prestazioni di David e Openda non sono proprio dritte. E l’insensato rigore del canadese e il grossolano errore del belga nel finale costano due punti pesanti alla Juventus, avendo causato (insieme alla leggerezza difensiva di Cambiaso), un risultato assurdo, del tutto incoerente con quanto visto in campo. E se c’è un’indubbia componente di sfortuna, questa si mescola a un problema strutturale di questa Juve, che per i due attaccanti spende 20 milioni lordi di ingaggi e ha speso 55 milioni di commissioni e cartellino. È decisamente avventuroso provare a vincere il campionato o anche solo andare in Champions con due attaccanti che in campionato hanno segnato un gol a testa, in 16 presenze (David) e 14 (Openda). Nel ruolo di centravanti, la Juve ha un enorme carenza che sta costando, in termini di punti, anche di più rispetto ai buchi che la rosa evidenzia a centrocampo. Non è un caso che, da un mese a questa parte, la società stia scandagliando il mercato alla ricerca di un “nove” da prendere a gennaio. Non è bello che sia costretta a farlo dopo averne ingaggiati ben due in estate.
Il problema attaccante
Ma se c’è un paradosso da cogliere nella partita più paradossale della stagione bianconera è che il problema dell’attaccante emerge perché la Juve sta giocando sempre meglio. E questa, se non altro, è una buona notizia che, pur annacquata dalla delusione per il dannoso pareggio, emergerà nelle prossime settimane. Nei primi mesi della stagione, la povertà tecnica e tattica delle prestazioni finiva per inghiottire gli strafalcioni in zona gol, annegati in un più vasto e generale mare di errori. Oggi, la cura Spalletti sta dando idee, migliorando l’attitudine e puntellando la personalità della squadra, ora in grado di produrre molte azioni da gol che, sprecate malamente, portano i nodi al pettine in modo spietato.
