Pagina 2 | Vlahovic e Milik, le partite del destino tra campo e scrivanie: qual è il futuro dell'attacco Juve

TORINO - Se tutto andrà come previsto, quella di ieri sera è stata l’ultima partita alla quale Dusan Vlahovic ha dovuto solamente assistere. Sì, perché a partire dai prossimi giorni, quei primi allenamenti - parzialmente - in gruppo si faranno totalmente insieme ai compagni. Che l’hanno aspettato. Che lo bramano. Così come Spalletti, che un terminale offensivo vero e proprio non ce l’ha praticamente da quando si è infortunato. A turno ci han provato David (il più utilizzato), poi Openda, quindi McKennie, a partita in corso persino Yildiz. Risultati? Pochini. Di sicuro, oltre a essere legittimamente un alibi, è diventato presto uno dei problemi da risolvere. Anche con il mercato.

Rinnovo Vlahovic: la strategia della Juve

No, non è un caso che questi mesi abbiano portato pure consiglio per quanto riguarda il rinnovo di Dusan Vlahovic, con cui i primi e nuovi approcci per il prolungamento sono arrivati addirittura due settimane fa. Al tavolo, papà Milos e un intermediario di fiducia, con la Juve che ha già chiarito la propria volontà al giocatore: sì, c’è la possibilità di andare avanti insieme, però senza fare follie. Che vuol dire pure non arrivare alle cifre oggi (e domani) guadagnate da Kenan Yildiz, dai 6 ai 7 milioni. Per questo la prima offerta potrebbe essere leggermente inferiore a quella del turco, quantomeno per la base di partenza. Coi bonus poi ci si può inventare qualsiasi cosa, e raggiungere le vette desiderate da entrambe le parti. A ogni modo, un nuovo incontro è atteso anche per questa settimana: papà Vlahovic sfrutterà il ritorno in campo di Dusan per ribadire il ruolo centrale della punta serba all’interno della squadra di Spalletti, altro grande sponsor - il principale, forse - della permanenza del centravanti, al quale vorrebbe poi affiancare un’altra punta di livello.

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Kolo Muani resta l'obiettivo per l’attacco Juve

Come spesso capita, anche nei ragionamenti sui possibili, nuovi giocatori, si torna costantemente dove si è stati bene. E non si può non ripartire da Randal Kolo Muani: 27 anni, nel pieno turbinio di emozioni negative al Tottenham, pure con l’arrivo di Tudor ma incastrato come quest’ultimo in un avvio disastroso. Ecco: andrà via. Ripartendo dal Psg, lo stesso club con cui la Juve ha provato a trattarlo, salvo poi complicare piani già previsti - e però previsti da altri, come l’allora direttore Giuntoli - e rompere il patto del ritorno. Naturalmente, dopo aver passato anche parte di gennaio a parlarsi, e sempre per Kolo, oggi tra Juve e Psg non ci sono più problemi. Anzi: sono tornati i sorrisi, dai quali la Juventus vuole ricominciare per far quadrare i conti e per mettere nero su bianco l’investimento che ha ora in testa per la punta centrale.

Non cifre alla Osimhen, a prescindere da penali o simili. Ma numeri più contenuti, un investimento da circa 40 milioni che a Parigi potrebbero bastare. A fine stagione, infatti, Kolo peserebbe per circa 38 milioni sul bilancio dei campioni d’Europa, e i bianconeri puntano esattamente a quel tipo di colpo lì. Consapevoli inoltre di quanto Muani possa portare in termini di gol, ma anche in termini di conoscenza della squadra, amalgama del gruppo, ambiente e paradossalmente pure allenatore. Vero, Spalletti non l’ha mai allenato, ma in quei mesi in cui Kolo Muani si è regalato un super impatto a Torino, l’ha visto e l’ha apprezzato. Sarebbe ripartito volentieri da lui, a gennaio. Non è stato possibile. I sogni in standby però restano sogni: l’ha fatto capire pure alla dirigenza.

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Juve, torna Milik ma alla fine sarà addio

"Non è a disposizione, si sta allenando con la squadra e bene ma ha ancora qualche riflesso che non ci lascia tranquilli, soprattutto quelle che sono le sue sensazioni". Bisogna partire da qui per raccontare il momento di Arek Milik, che sta provando a recuperare terreno, opportunità, continuità. Banalmente, la sua vita da calciatore, che ancora è però priva del campo, dell’emozione della partita. Qualcosa, con la Juve, comunque ritroverà. L’ha confermato pure Spalletti: "Nei nostri pensieri c’è per il finale di campionato perché è un calciatore forte, lo so anche io. Lo teniamo in considerazione".

Considerazione che però si estenderà da qui alla fine della stagione, perché per Milik difficilmente ci sarà spazio la prossima stagione. Il contratto è in scadenza nel 2027, ma l’idea bianconera è quella di separarsi molto prima. Se non sarà con una cessione sul mercato, più probabilmente sarà con una risoluzione contrattuale. Il polacco ha infatti i prossimi mesi per trovare una squadra, e ancor prima per dimostrare di essere ancora un calciatore affidabile. Fisicamente e mentalmente. Questa parte finale potrà aiutare. 

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Kolo Muani resta l'obiettivo per l’attacco Juve

Come spesso capita, anche nei ragionamenti sui possibili, nuovi giocatori, si torna costantemente dove si è stati bene. E non si può non ripartire da Randal Kolo Muani: 27 anni, nel pieno turbinio di emozioni negative al Tottenham, pure con l’arrivo di Tudor ma incastrato come quest’ultimo in un avvio disastroso. Ecco: andrà via. Ripartendo dal Psg, lo stesso club con cui la Juve ha provato a trattarlo, salvo poi complicare piani già previsti - e però previsti da altri, come l’allora direttore Giuntoli - e rompere il patto del ritorno. Naturalmente, dopo aver passato anche parte di gennaio a parlarsi, e sempre per Kolo, oggi tra Juve e Psg non ci sono più problemi. Anzi: sono tornati i sorrisi, dai quali la Juventus vuole ricominciare per far quadrare i conti e per mettere nero su bianco l’investimento che ha ora in testa per la punta centrale.

Non cifre alla Osimhen, a prescindere da penali o simili. Ma numeri più contenuti, un investimento da circa 40 milioni che a Parigi potrebbero bastare. A fine stagione, infatti, Kolo peserebbe per circa 38 milioni sul bilancio dei campioni d’Europa, e i bianconeri puntano esattamente a quel tipo di colpo lì. Consapevoli inoltre di quanto Muani possa portare in termini di gol, ma anche in termini di conoscenza della squadra, amalgama del gruppo, ambiente e paradossalmente pure allenatore. Vero, Spalletti non l’ha mai allenato, ma in quei mesi in cui Kolo Muani si è regalato un super impatto a Torino, l’ha visto e l’ha apprezzato. Sarebbe ripartito volentieri da lui, a gennaio. Non è stato possibile. I sogni in standby però restano sogni: l’ha fatto capire pure alla dirigenza.

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