Pagina 2 | Del Piero brutale: "Stanchi, ma di cosa? Inferiori in tutto. In Serie A solo tre fanno una cosa"

Il Napoli non ha superato neanche la League Phase, Juventus e Inter hanno perso ai Playoff contro Galatasaray e Bodo Glimt, mentre l'Atalanta è stata eliminata dal Bayern Monaco negli ottavi di finali. Questa stagione la Champions League per la Serie A è stata letale, chiaro segnale dei problemi che sta vivendo il calcio italiano. Li ha analizzati con cura Alessandro Del Piero, che dagli studi di Sky Sport: "L'Atalanta negli ultimi anni è stata la squadra più internazionale che abbiamo avuto, con più corsa e fisicità. Poi chiaro che con il Bayern è un conto, ma con il Borussia hanno dimostrato grandi cose".

Del Piero senza mezzi termini: "Siamo inferiori"

Ma da dove nascono i problemi delle squadre italiane? "È tutto più lento - ha detto la leggenda bianconera -, la trasmissione della palla da una parte all'altra, la velocità che c'è non è solo questione di tecnica. Io prendo la palla e la muovo veloce. Conta la tecnica, ma anche la testa. Sotto tutti i profili siamo inferiori. Siamo inferiori nel motore, nel talento. È inutile girarci attorno, è la realtà dei fatti. C'è anche la tattica e la tecnica di mezzo. Io posso anche fare un passaggio sul posto, come spesso vediamo in fase difensiva con i tre centrali, oppure posso fare dei controlli orientati, che oggi in Serie A forse fanno in tre persone. Il controllo orientato ti permette di dare la direzione e cambia tutto l'assetto. Secondo me dovrebbero spingere molto di più verso questa direzione, perchè ti permette di fare un mezzo dribbling. Al giorno d'oggi è difficile essere un 10 perchè ci sono pochissime squadre che ricercano un numero 10. Ma d'altra parte essendocene poche, c'è meno competizione. In teoria uno dovrebbe brillare un po' di più. In fase d'attacco la cosa che mi annoia di più è che noi vogliamo consolidare la posizione. In Champions League quando c'è recupero palla c'è subito la verticalizzazione".

Non solo un problema di tecnica e tattica

Tattica e tecnica, quindi, ma anche preparazione atletica secondo Del Piero: "Il problema nostro è che ci stanchiamo. Siamo sempre noi stanchi, sempre in Italia sempre stanchi. Io ho sentito pochi allenatori fuori lamentarsi delle partite o dire che sono stanchi. Ti attrezzi. Stiamo parlando di squadre: ti devi attrezzare di conseguenza. Oggi è un calcio diverso: hai più giocatori, hai più sostituzioni, hai più soldi da investire nella preparazione fisica, nel recupero, eccetera. Quindi c’è più di tutto. Non basta parlare di queste cose. Serve professionalità nel cercare di migliorare i ragazzi, perché i margini ci sono. E ci sono, perché se gli altri lo fanno e noi pensiamo di essere i più bravi, poi però prendiamo sette gol, come è successo, allora qualcosa non va. Il Barcellona gioca sempre con gli stessi giocatori. Poi uno si fa male, lo mette fuori e ne mettono un altro".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Capello non ha dubbi: "Questa è la cosa più grave"

Insieme a Del Piero, hanno trattato l'argomento anche altre figure storiche del calcio italiano, primo tra tutti Fabio Capello. L'ex allenatore ha sottolineato come in Italia si perda troppo tempo rispetto che in Champions League: "Il Galatasaray contro il Liverpool ha cercato di perdere tempo e si sono beccati tanti di quei fischi... Come hanno fatto anche a Torino contro la Juventus". Fermando spesso le azioni, si gioca meno e si perde d'intensità: "L'intensità te la dà il giocatore che corre. La velocità dell'azione ti dà la velocità della palla. La cosa più grave è che abbiamo tolto la responsabilità ai calciatori di fare un passaggio in avanti, ora teniamo sempre palla. Ora la palla al portiere è giusta".

Un altro gigantesco problema riguarda il numero di dribbling tentati: nessuno in Serie A si prende il rischio di giocare la palla. "Come si scardina questo tipo di pensiero? Dicendo che non si vuole quel tipo di giocata - ha detto senza mezzi termini Capello -. Bisogna dire che non bisogna più passarla al portiere, serve verticalizzare e responsabilizzare i giocatori. Quando recuperi palla bisogna giocare in avanti. La prima idea deve essere quella". Ma il sistema calcio italiano va rifondato del tutto: "La ripartenza che deve fare l'Italia è non fare classifiche fino a 13 anni, solo giocare e divertirsi. Fino a 16 anni devono puntare sulla tecnica e devono essere le società a imporre questa cosa". Eppure il talento c'è, ma spesso non sappiamo riconoscerlo: "Vergara fino a due mesi fa era la riserva della riserva della riserva. Ora in due mesi poteva andare in Nazionale. Si ha poco coraggio a fare le cose".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il parere di Boban, Condò e Costacurta

"L'anno scorso l'Inter ha eliminato il Bayern, non è così drammatico come la pensiamo - ha aggiunto Boban -. I numeri evidenziano che alcune cose non vanno bene nel calcio italiano ma lo sappiamo da anni, però tanto di questo è sulla tattica. Non si lascia giocare i calciatori liberamente. Il Como lo può fare perchè c'è un concetto chiaro di gioco. C'è solo un 10 in Italia ed è Nico Paz. Il Como è l'unico a giocare con il 4-2-3-1. Ai miei tempi ci davano gli schiaffi se la passavi all'indietro. Manca il talento? Io gente come Del Piero o Baggio non la vedo". Ma il problema in Serie A è più ampio: "L'alta intensità dipende sempre da ali e terzini, in Italia quante squadre giocano con le ali veloci? In Europa quasi tutte, è un fatto tattico, non di poter correre o meno. Leao ora nel 3-5-2 non riesce più a scattare perchè non riesce a trovare spazio e non è capace. Era stato preso per fare l'ala, non la seconda punta o la punta. C'è tanto di tattico, è qualcosa di retrogrado tatticamente".

Condò ha invece analizzato alcune caratteristiche negative del calcio italiano attuale: "Nel nostro campionato quando un giocatore finisce per terra perde molto più tempo, spezzando il ritmo rispetto a una gara di Champions League, dove non resta nessuno per terra. Quei 5 secondi extra persi per ogni fischio contano. E poi in Serie A si provano pochissimi dribbling. Quel dato è spaventoso, basta da solo a spiegare i problemi".

Costacurta ha voluto dare un suggerimento alle squadre italiane: "Soprattutto negli ottavi ho visto gol su verticalizzazioni stupende, anche da parte dei portieri. Noi siamo molto bravi a copiare, magari prenderemo esempio. A me sembra che ci stiamo un pochino annoiando nel nostro calcio. I passaggi tra portieri e difensori cominciano ad annoiare anche chi sta sugli spalti".

WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Capello non ha dubbi: "Questa è la cosa più grave"

Insieme a Del Piero, hanno trattato l'argomento anche altre figure storiche del calcio italiano, primo tra tutti Fabio Capello. L'ex allenatore ha sottolineato come in Italia si perda troppo tempo rispetto che in Champions League: "Il Galatasaray contro il Liverpool ha cercato di perdere tempo e si sono beccati tanti di quei fischi... Come hanno fatto anche a Torino contro la Juventus". Fermando spesso le azioni, si gioca meno e si perde d'intensità: "L'intensità te la dà il giocatore che corre. La velocità dell'azione ti dà la velocità della palla. La cosa più grave è che abbiamo tolto la responsabilità ai calciatori di fare un passaggio in avanti, ora teniamo sempre palla. Ora la palla al portiere è giusta".

Un altro gigantesco problema riguarda il numero di dribbling tentati: nessuno in Serie A si prende il rischio di giocare la palla. "Come si scardina questo tipo di pensiero? Dicendo che non si vuole quel tipo di giocata - ha detto senza mezzi termini Capello -. Bisogna dire che non bisogna più passarla al portiere, serve verticalizzare e responsabilizzare i giocatori. Quando recuperi palla bisogna giocare in avanti. La prima idea deve essere quella". Ma il sistema calcio italiano va rifondato del tutto: "La ripartenza che deve fare l'Italia è non fare classifiche fino a 13 anni, solo giocare e divertirsi. Fino a 16 anni devono puntare sulla tecnica e devono essere le società a imporre questa cosa". Eppure il talento c'è, ma spesso non sappiamo riconoscerlo: "Vergara fino a due mesi fa era la riserva della riserva della riserva. Ora in due mesi poteva andare in Nazionale. Si ha poco coraggio a fare le cose".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus