Pagina 3 | Spalletti, l'Italia e lo schiaffo Juve: "Versione inferiore, perché? Udinese-Como, 2 su 33...."

La Juventus non fallisce l’appuntamento e supera il Genoa con un netto 2-0 all’Allianz Stadium, accorciando a un solo punto dal quarto posto. La gara si indirizza già nel primo tempo, quando Bremer sblocca subito il risultato e McKennie raddoppia poco dopo.
La squadra guidata da Spalletti crea diverse opportunità per chiudere i conti già prima dell’intervallo. Anche nella ripresa i bianconeri partono forte, sfiorando più volte il terzo gol. Col passare dei minuti, però, il ritmo cala e il Genoa prova a rientrare in partita. Decisivo anche Di Gregorio, che para un rigore a Martin evitando complicazioni nel finale. Con questo successo, la Juve sale a 57 punti, supera la Roma e resta in scia del Como nella corsa Champions.

Spalletti, l'analisi di Juve-Genoa e Perin-Vlahovic

Spalletti commenta a Sky le 300 vittorie in panchina, quarto allenatore a riuscirci dopo Trapattoni (352), Rocco (302) e Allegri (320): "Cosa vuol dire? Che sono bello vecchio (ride ndr)". Sull'analisi del secondo tempo: "Stanchezza? Assolutamente no, perché ieri e ieri l'altro non ci siamo allenati, li ho lasciati stare senza uscire in campo e c'era da recuperare. I famosi allenamenti invisibili. Si sono portati in campo a camminare, a fare solo calci piazzati. Ogni tanto si accetta di essere la versione inferiore di noi stessi perché dopo sei-sette mesi ancora non sono certo di quello con cui ho a che fare perché non è possibile passare da un primo a un secondo tempo così. Poi capita l'episodio, ed è capitato, e se fanno il calcio di rigore diventa una partita difficile da portare a casa".  Sulle condizioni di Perin e Vlahovic: "C'è preoccupazione perché si sono fatti male tutti e due. Hanno sentito un indurimento muscolare per cui bisogna fare le analisi per vedere quanto tempo ci vorrà".

Paragone Conceicao-Salah

Sul paragone tra Salah e Conceicao: "È un paragone corretto perché Francisco è un ragazzino giovane e ha ancora delle conoscenze da fare oltre a convincersi che può giocare anche dentro al campo. Questo fatto di avere alle spalle non gli deve creare quell'ansia che si vede che ha perché se riceve  sull'esterno e tiguarda diventa inmarcabile, è veramente forte. Poi è chiaro che su sette-otto situazioni ti crea diversi pericoli ma deve migliorare sulle scelte. Anche quando va a testa bassa per fare l'uno contro uno deve avere un po' di prospettiva, cioè vedere quello a cui posso passaare la palla. Lui per ora fa una cosa alla volta: o punta l'uomo o la passa al compagno. Quelle che sono le sue qualità da attaccante esterno è uno dei più forti che ho visto, deve migliorare nel tiro in porta perché su questo Salah è di livello toppissimo. Ha questa intensità e ferocia nell'uno contro uno che crea sempre tanti pericoli".

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Il ko Nazionale e il calcio italiano

Sull'esclusione dell'Italia dal Mondiale: "L'ho vissuta malissimo e quando è finita la partita mi sono immaginato di essere Gattuso perché il primo pensiero è andato a lui, che è una persona per bene ed è un ottimo uomo, ha sentimento e ha tutte le qualità per essere una persona top in questo mondo. Mi sono detto: 'Se fossi stato ancora lì e mi fosse successo a me in quella temperatura, in quello stadio...'. Io veramente non ne sarei uscito, a seconda di come sei fatto quando te le schiodi di dosso? È impossibile. Io l'ho subita tanto, in una maniera forte, mi ha creato una non reazione, non ce la facevo a parlare di calcio, mi sono quasi nascosto dal dispiacere. Poi se Kean segna il 2-0 si parla di grande Italia. In questi sbalzi di opinione bisognerebbe avere un po' più di equilibrio e considerare che questi ragazzi qui, dentro quel contesto, è facile finché non ci arrivi, poi quando sei lì... Un po' la subisci e succede, è la pesantezza della situazione. Avevamo fatto bene, le avevamo vinte tutte tranne la Norvegia, ma è una situazione pesantissima. Udinese-Como su 33 in campo ce n'erano solo 2 italiani, questo fatto è fondamentale perché bisogna tentare di tutelare i nostri talenti. Non voglio fare quello che dà consigli, ma se non ce la facciamo da soli ad avere l'affetto per i nostri giocatori. La seconda squadra va bene, dovremmo riabbassare l'età della Primavera... Se non ci si fa a tutelare i nostri giocatori...

La proposta di Spalletti sui giovani

L'allenatore bianconero poi fa una proposta: "Faccio un esempio: ma se si facesse giocare un Under 19 in Serie A in ogni squadra? Noi, come Juve, siamo costretti ad averne quattro a disposizione per farne giocare uno e poi che faccio? Vado a informarmi e a vedere quelli di due anni prima perché me ne servono altri 3-4. Chi diventa buono? Magari nessuno della Juve, ma ne esce uno dalla Cremonese o da altre squadre. Poi li devo tutelare, li devo governare, ho bisogno di uno che non faccia scendere il livello. Ho detto una cosa che all'estero non fanno, ma a noi farebbe comodo, tanto non si fanno giocare i giovani. A volte si contesta il modo di fare nel settore giovanile. Sono 80 calciatori che lavoriamo così per farli diventare più forti. Poi la nostra Nazionale è forte, ve lo aveva fatto vedere anche con Gattuso e lui per quanto mi riguarda, mettendo le due punte con il 3-5-2, aveva fatto scelte corrette, quelli sono i più forti. Gli episodi hanno determinato, non è che ora siamo i peggiori di tutti poi il risultato dice questo ma poi c'è la lettura delle partite che fa la differenza. Il calcio è uno sport episodico".

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Spalletti a Dazn: "Juve dai due volti"

Il tecnico bianconero ha analizzato Juve-Genoa anche a Dazn: “Son contento della prestazione. Ci sono due facce. Quella che ha messo a posto il risultato nel primo tempo, che è una squadra straordinaria, che va a fare scelte, decisioni su come comportarsi. Nel secondo tempo accetta di essere inferiore al livello di sé stessa ed è in balia degli episodi, di quello che è il pallone che rimbalza e che va da destra a sinistra. Nessuno che sistemi una situazione e che dà ordine su quella che è stata l’incertezza dell’altro, gli si dà seguito in quello che vuole il pallone, che va in giro e non si riesce a dargli una direzione. Ci sono le maglie a strisce che vanno in quella direzione là, seguiamo la striscia della maglie! Non ci si riesce, tutti si accodano a quella che è la mezza scelta, la mezza decisione, la precarietà del pallone. Fase di possesso, fase di non possesso o fase di nessuno: ci si accoda alla fase di nessuno perché non si sa di chi è questo pallone. E se fanno gol su rigore all’ultimo diventa una partita messa in discussione che, per come condotta nel primo tempo, non può essere messa in discussione".

McKennie e i giocatori con più ruoli

Sempre a Dazn sull’abilità di McKennie di ricoprire più ruoli: "Chiaro che il nostro mondo è soggettivo, ognuno può dare la definizione che vuole: ora ci sono le ricerche di non avere una posizione precisa. Siamo nell’essere 3-5-2 o 3-4-3 o 4-3-3: ci sono più sistemi tattici che si vanno a creare e sviluppare durante la partita. Io preferisco tanti calciatori che sanno interpretare più ruoli: Kalulu che ogni tanto parte e va a fare sovraccarico da una parte per fare superiorità numerica, Yildiz ogni tanto va a destra e ci si ritrovi lui con Conceicao: sono letture loro e che danno vantaggi, perché creano squilibri negli altri. Poi certo c’è bisogno sempre di un rendersi conto e ricreare un equilibrio da questa presa di decisione di esplorare altre parti del campo. McKennie sa fare tutto, difficilmente lo togli dal campo. Io oggi giocavo contro Daniele, anche De Rossi per me sapeva fare più cose: era simile a questo McKennie qui. Di più McKennie ha la dinamicità, sa giocare anche attaccante o con le spalle girate alla porta, dove lo metti porta a casa roba che ti ci vuole per gestire la partita. Preferisco un po’ di giocatori così. Nel secondo tempo abbiamo sofferto e non abbiamo messo in condizione Yildiz e Conceicao di fare quello che sanno fare: loro facendo la fase difensiva concedono qualcosa all’avversario perché non è la loro qualità. Devi sempre stare in equilibrio su queste cose, riuscire ad avere una forza o a mettere cose dentro la scatola della partita che diano il livello di squadra che sei. Se non gestisci palla come nel secondo tempo diventa difficile: sei la squadra della somma delle decisioni individuali che hai a disposizione. Se nessuno riesce a fare due passaggi per bene come accaduto nella ripresa… Quei calciatori li li metti a fare un lavoro non adatto e non ti danno un contributo, perché non è la loro qualità".

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Spalletti: "Serviva qualcosa di importante a Di Gregorio"

Spalletti in conferenza analizza la prova della Juve e di Di Gregorio: "Serviva qualcosa di importante, di alto livello. In questa situazione doveva partire soprattutto da lui, anche se poteva nascere pure dal lavoro in allenamento. Di recente l’ho visto cambiato, e ho percepito tutti e tre allineati con il livello di squadra richiesto ora. Lui aveva fatto qualcosa di personale per perdere il posto, e qualcosa di suo per riconquistarlo. Se l’è ripreso da solo, dimostrando il proprio valore. La Juventus non si basa sulle pressioni esterne, ma su standard interni molto elevati. Sono i nostri standard che ci impongono di affrontare queste gare. Le pressioni, la storia: se ne parla continuamente, ma sono aspetti normali; tutto dipende da noi, perché dobbiamo essere esigenti con noi stessi. Siamo una squadra di altissimo livello: la maglia a strisce rappresenta la direzione da seguire. Non è l’allenatore a decidere lo spazio: sei tu a guadagnartelo. Non conta altro, questo è il nostro ambiente. Ovviamente gli ho fatto i complimenti a fine partita, come a tutta la squadra: è così che funziona"

Calciomercato e giocatori italiani

Sul mercato e i giocatori italiani: "Per la Nazionale sarebbe utile, darebbe un contributo. Però i calciatori si acquistano in base alle esigenze e ai costi. Ripeto: non so se sia applicabile imporre un giovane in ogni squadra, perché potrebbe abbassare il livello della competizione. Era solo un esempio, uno scenario ipotetico. Oggi, in Udinese-Como, su 33 giocatori solo due erano italiani. O questa tendenza nasce in modo naturale, con un certo attaccamento, oppure serve una regola che lo imponga. Le famiglie continueranno a far emergere nuovi talenti, ma se non li si valorizza volontariamente, bisogna intervenire. Per schierare un Under 19, devi averne diversi in rosa e prepararne altri, considerando che alcuni andranno via a fine stagione. Non è detto che diventino tutti fortissimi, e non so se sia realizzabile. Però, numericamente, sarebbe necessario. Io sono obbligato a prendere giocatori validi, a formarli bene nel settore giovanile e poi a farli giocare. Per puntare alla vittoria, devi nutrirti di qualità. Prendo quattro giocatori da questo campionato e ne tengo due per l’anno successivo". Su David: "L’ho sostituito quando ha iniziato a calare. È uno che corre tantissimo. Per noi ha fatto ciò che gli era richiesto. Sono ragazzi che a volte subiscono un po’ la situazione. Ha fatto il suo lavoro: ha corso, pressato e sistemato diverse situazioni in partita. L’ho schierato perché può darci una mano, altrimenti non lo avrei scelto".

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Continuità Juve e Nazionale

Sulla continuità: "La squadra che siamo dipende dalle decisioni che prendiamo insieme. Nel primo tempo siamo stati eccellenti, nel secondo siamo scesi sotto il nostro livello. Il punto è l’auto-esigenza: io pretendo da me stesso questo standard. Invece a volte accettiamo di rendere meno di quanto possiamo e finiamo in difficoltà. Esistono la fase di possesso e quella di non possesso, poi ce n’è una terza, quella di nessuno, dove nessuno prende il controllo. Nel secondo tempo siamo rimasti sempre in quella zona, nel caos della partita, senza sistemare nulla. Se siamo quelli della ripresa, siamo una squadra normale; se siamo quelli del primo tempo, siamo straordinari. La domanda è: cosa saremo domani? Manca continuità. Non so se il primo tempo sia stato semplicemente migliore o troppo superiore, andando oltre il nostro livello abituale. Dobbiamo rispettare e mantenere il nostro comportamento. Io sono quello che mostro in partita e voglio arrivare al massimo livello. Questa esigenza di migliorarsi deve attivarsi subito. Non serve la maglia a ricordartelo: è il lavoro stesso che lo impone. Io cerco sempre quel livello, poi provo a consolidarlo e ripartire. Traccio una linea e cerco di avanzare, ma a volte si torna indietro senza capire il motivo. Anche stasera non c’erano le condizioni per un secondo tempo così"

A chiudere su Baldanzi e le convocazioni in Nazionale: "In Nazionale ho commesso diversi errori. Uno è stato non convocare giocatori di Serie B o C per avviare questo percorso. Baldanzi arriverà: il giudizio più severo deve partire da noi stessi. Dal suo atteggiamento si vede che lotta, ha voglia di giocare ed è umile. Spero trovi chi gli dia spazio, perché può diventare un grande calciatore".

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Spalletti a Dazn: "Juve dai due volti"

Il tecnico bianconero ha analizzato Juve-Genoa anche a Dazn: “Son contento della prestazione. Ci sono due facce. Quella che ha messo a posto il risultato nel primo tempo, che è una squadra straordinaria, che va a fare scelte, decisioni su come comportarsi. Nel secondo tempo accetta di essere inferiore al livello di sé stessa ed è in balia degli episodi, di quello che è il pallone che rimbalza e che va da destra a sinistra. Nessuno che sistemi una situazione e che dà ordine su quella che è stata l’incertezza dell’altro, gli si dà seguito in quello che vuole il pallone, che va in giro e non si riesce a dargli una direzione. Ci sono le maglie a strisce che vanno in quella direzione là, seguiamo la striscia della maglie! Non ci si riesce, tutti si accodano a quella che è la mezza scelta, la mezza decisione, la precarietà del pallone. Fase di possesso, fase di non possesso o fase di nessuno: ci si accoda alla fase di nessuno perché non si sa di chi è questo pallone. E se fanno gol su rigore all’ultimo diventa una partita messa in discussione che, per come condotta nel primo tempo, non può essere messa in discussione".

McKennie e i giocatori con più ruoli

Sempre a Dazn sull’abilità di McKennie di ricoprire più ruoli: "Chiaro che il nostro mondo è soggettivo, ognuno può dare la definizione che vuole: ora ci sono le ricerche di non avere una posizione precisa. Siamo nell’essere 3-5-2 o 3-4-3 o 4-3-3: ci sono più sistemi tattici che si vanno a creare e sviluppare durante la partita. Io preferisco tanti calciatori che sanno interpretare più ruoli: Kalulu che ogni tanto parte e va a fare sovraccarico da una parte per fare superiorità numerica, Yildiz ogni tanto va a destra e ci si ritrovi lui con Conceicao: sono letture loro e che danno vantaggi, perché creano squilibri negli altri. Poi certo c’è bisogno sempre di un rendersi conto e ricreare un equilibrio da questa presa di decisione di esplorare altre parti del campo. McKennie sa fare tutto, difficilmente lo togli dal campo. Io oggi giocavo contro Daniele, anche De Rossi per me sapeva fare più cose: era simile a questo McKennie qui. Di più McKennie ha la dinamicità, sa giocare anche attaccante o con le spalle girate alla porta, dove lo metti porta a casa roba che ti ci vuole per gestire la partita. Preferisco un po’ di giocatori così. Nel secondo tempo abbiamo sofferto e non abbiamo messo in condizione Yildiz e Conceicao di fare quello che sanno fare: loro facendo la fase difensiva concedono qualcosa all’avversario perché non è la loro qualità. Devi sempre stare in equilibrio su queste cose, riuscire ad avere una forza o a mettere cose dentro la scatola della partita che diano il livello di squadra che sei. Se non gestisci palla come nel secondo tempo diventa difficile: sei la squadra della somma delle decisioni individuali che hai a disposizione. Se nessuno riesce a fare due passaggi per bene come accaduto nella ripresa… Quei calciatori li li metti a fare un lavoro non adatto e non ti danno un contributo, perché non è la loro qualità".

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