Valori, famiglia e la Juventus. McKennie si racconta a 'Remember the name' su Dazn. Il centrocampista bianconero parla della sua identità, degli insegnamenti della famiglia e poi va più a fondo quando si tratta di toccare argomenti più personali. Un'intervista carica di significato per quanto riguarda la persona ma anche il calciatore, punti di vista per continuare a migliorarsi e farlo in un club così importante: "Probabilmente me ne renderò conto a fine carriera". Umiltà e divertimento, le chiavi per avere sempre la testa libera poi anche il rapporto con Spalletti e le emozioni del Mondiale negli Stati Uniti. A tutto Wes.

'Remember the name': McKennie si racconta
McKennie si racconta partendo dal suo nome: "Diciamo che... non so nemmeno se Weston sia un nome texano. Direi che penso di avere una personalità abbastanza unica e non mi capita spesso di incontrare altri di nome Weston. Sì, mi sento connesso a questo. Mi sento come se fossi... Non sono un tipo... Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista. Sento di aver conservato il mio lato bambino. Scherzo, mi godo la vita e penso di essere molto simile alla maggior parte delle persone comuni. Credo sia questo a rendermi un po' diverso. Mi godo la vita perché amo il calcio... ma sono soltanto un calciatore. Amo la musica, il golf, ho dei cani e cerco di non limitare la mia vita soltanto al calcio. Quando finisco gli allenamenti smetto di pensare al calcio e mi dedico alla mia vita. Le mie più grandi passioni oltre al calcio? Probabilmente il golf, mi piace giocarci. Provo a giocarci, uso spesso il simulatore che ho a casa, così posso giocare in qualsiasi momento, quando voglio. Non lo seguo spesso perché non guardo sport in generale. Preferisco semplicemente giocarlo".
Il momento più difficile
Sul momento più difficile il centrocampista della Juve ne indica uno in particolare: "Direi quando mi sono rotto il piede e non ero in grado di camminare, giocare a calcio e in quel momento ho capito quanto erano importanti le cose che facevo al di fuori del calcio, avere una vita oltre al calcio. Perché se vivessi solo di calcio e non potessi più praticarlo, che fine farei? In quel momento hai mille pensieri. In quella situazione mi sono sentito debole. Come ho reagito? Stavo facendo una buona stagione, stavo andando bene e poi sono rientrato dopo tre mesi, all'ultima di campionato. D'estate sarei dovuto andare con la nazionale, quindi ero un po' disorientato. Cercavo di rimettermi al pari con gli altri, ma il campionato era finito e non avevo modo di allenarmi con la squadra. È stato devastante, ma allo stesso tempo ho potuto godermi anche altre cose".