TORINO - Quando John Elkann prenderà una decisione definitiva sull’operato di Damien Comolli sa benissimo che le conseguenze, in caso di ribaltone, investiranno anche tutto l’ecosistema che ha creato il dirigente francese. Portando diverse persone di fiducia in molteplici ambiti. A partire dall’area tecnica: il dt François Modesto e l’Head of Performance Darren Burgess svettano su tutti. E poi Peter Silverstone, Chief Business Officer strappato al Newcastle. Per finire la moglie Selinay Gürgenç, persona molto influente nell’area comunicazione pur non avendo ufficialmente un incarico. Una rete fitta, che Comolli ha saputo creare in meno di un anno e che almeno in parte verrebbe smantellata in caso di congedo dalla Juve. Agli occhi di John Elkann, le responsabilità additate all’ad sono parecchie.
Le responsabilità di Comolli
Partono da Igor Tudor: la scelta di confermare l’allenatore della scorsa stagione non ha evidentemente pagato. Non soltanto per i demeriti del croato, mal supportato da subito: quest’ultimo quando ha capito che Kolo Muani non sarebbe arrivato ha interrotto ogni dialogo con Comolli e in meno di due mesi si è consumato l’esonero. Naturalmente, il mercato è un argomento facilissimo da sfoderare per chi analizza la stagione Juve: non c’è un solo innesto azzeccato, se non Boga a gennaio. Per il resto un bagno di sangue tra David, Openda, Zhegrova e Joao Mario. Pure per le uscite è finito sotto i riflettori: Nico Gonzalez e Douglas Luiz torneranno, al pari di Arthur e Rugani. Comolli si è affidato a Riccardo Pecini, amico di vecchia data, e a tanti intermediari di fiducia. Persino quando ha ritoccato il contratto di Yildiz, che avrebbe mantenuto il punto blindando il blocco familiare nella trattativa. Si è fatto carico di tutte le deleghe, ma lentamente ha perso peso: tra i giocatori, non tutti concordi sui metodi della strategia rinnovi (ad agosto avrebbe consigliato a Vlahovic, senza troppi fronzoli, di trovarsi una squadra), lo stesso Spalletti e anche parte dei dipendenti del club.
