Spalletti-Comolli: il tappo è saltato
Nella telefonata con John Elkann, a margine della sconfitta contro la Fiorentina, Luciano Spalletti è stato chiaro sulle colpe. Sue, soltanto sue, per l’epilogo in casa contro i viola. Del resto non è mai scappato dalle responsabilità. Da un certo punto di vista, il capitombolo dell’Allianz Stadium ha anticipato dei problemi che si sarebbero verificati più avanti. Lucio con l’ad di Exor, col quale l’intesa si è fortificata negli ultimi mesi, non aveva mai affondato la lama sui rapporti con Comolli. Convinto che sul campo sarebbe riuscito a sistemare tutto, portando la squadra in Champions League e trovando una formula per una convivenza serena col dirigente francese. Il tappo, però, è saltato. Tecnico e amministratore delegato non hanno mai litigato, semplicemente parlano due lingue calcistiche diverse e da tempo si ignorano.
Nell’ultimo periodo hanno avuto visioni differenti anche sul mercato: Comolli convinto che bastino 2/3 elementi in più per competere per lo scudetto, Spalletti sicuro che ne servano il doppio. Il campo ha dato ragione all’allenatore. Non è un caso che nella chiacchierata con Elkann abbia ribadito le proprie idee di conduzione tecnica della Juve: meno deleghe di campo all’ex Tolosa e l’idea di poter mettere in piedi un mercato estivo chiaro. Blindato dalle troppe figure esterne che hanno influenzato le recenti operazioni in entrata. Spalletti - che ieri si è prestato all’abbraccio della gente fuori dalla Continassa - non intende più vivere il balletto della punta consumatosi davanti ai suoi occhi a gennaio: era l’unica grande esigenza e non è stata soddisfatta. Il club ha recepito tardi il reale cruccio dell’allenatore, che però già a inizio dicembre aveva dato input chiarissimi. Con l’esempio del “bus a due piani” per i colpi estivi, Lucio ha cercato di motivare i giocatori a conquistarsi il futuro a Torino. Ma sapeva benissimo che la mentalità vincente si sarebbe potuta creare soltanto con diversi innesti importanti e non solo con un paio di tasselli.
