Se, e solo se, è vero che Jeff Ekhator verrebbe mandato in prestito, qualora la Juve non riuscisse a piazzare David, sarebbe una pessima notizia e alzerebbe ulteriormente il livello dei danni causati dall’ultima catastrofica campagna acquisti. Primo, perché Ekhator è un giocatore con un potenziale notevole, molto probabilmente già pronto a esplodere e sarebbe molto frustrante per i tifosi juventini assistervi da lontano. Secondo, perché sarebbe la conferma che gli errori del passato tengono in ostaggio il presente e il futuro della Juventus. David e, naturalmente, Openda sono costati quasi sessanta milioni per il loro tesseramento e, nel primo anno, venti milioni di stipendio lordo.
Hanno ampiamente dimostrato di non essere adeguati al livello della Juventus o, per lo meno, del livello a cui la Juventus ambisce (cioè quello di una squadra che vuole lottare per lo scudetto) e c’è il rischio di non riuscire a sistemarli altrove nel corso di quest’estate, limitando quindi il raggio d’azione della campagna acquisti. Non è, ovviamente, colpa loro, ma di chi li ha scelti (e ha scelto anche altri giocatori non all’altezza come Zhegrova o Joao Mario). Altro che paletti Uefa, quello che frena il mercato della Juve sono quel gruppo di giocatori difficilmente vendibili che occupano spazio nella rosa e nel bilancio. Il fardello delle scelte passate pesa sempre sulle spalle di chi deve ricostruire il futuro e se gli errori sono quelli non di una, ma di tre stagioni, quel fardello diventa una zavorra quasi insostenibile. Lo smaltimento degli attaccanti è l’operazione più delicata e complessa dell’estate di Giovanni Carnevali. Tuttavia non ci sono molte alternative: ripresentarsi con David e Openda sarebbe un rischio improponibile, accolto con molta ostilità dai tifosi. Sì, è vero, esistono tante storie nelle quali, offrendo un’impensabile seconda chance, si è arrivati al lieto fine.
