Pagina 3 | I veri paletti del mercato

Se, e solo se, è vero che Jeff Ekhator verrebbe mandato in prestito, qualora la Juve non riuscisse a piazzare David, sarebbe una pessima notizia e alzerebbe ulteriormente il livello dei danni causati dall’ultima catastrofica campagna acquisti. Primo, perché Ekhator è un giocatore con un potenziale notevole, molto probabilmente già pronto a esplodere e sarebbe molto frustrante per i tifosi juventini assistervi da lontano. Secondo, perché sarebbe la conferma che gli errori del passato tengono in ostaggio il presente e il futuro della Juventus. David e, naturalmente, Openda sono costati quasi sessanta milioni per il loro tesseramento e, nel primo anno, venti milioni di stipendio lordo.

 

 

Hanno ampiamente dimostrato di non essere adeguati al livello della Juventus o, per lo meno, del livello a cui la Juventus ambisce (cioè quello di una squadra che vuole lottare per lo scudetto) e c’è il rischio di non riuscire a sistemarli altrove nel corso di quest’estate, limitando quindi il raggio d’azione della campagna acquisti. Non è, ovviamente, colpa loro, ma di chi li ha scelti (e ha scelto anche altri giocatori non all’altezza come Zhegrova o Joao Mario). Altro che paletti Uefa, quello che frena il mercato della Juve sono quel gruppo di giocatori difficilmente vendibili che occupano spazio nella rosa e nel bilancio. Il fardello delle scelte passate pesa sempre sulle spalle di chi deve ricostruire il futuro e se gli errori sono quelli non di una, ma di tre stagioni, quel fardello diventa una zavorra quasi insostenibile. Lo smaltimento degli attaccanti è l’operazione più delicata e complessa dell’estate di Giovanni Carnevali. Tuttavia non ci sono molte alternative: ripresentarsi con David e Openda sarebbe un rischio improponibile, accolto con molta ostilità dai tifosi. Sì, è vero, esistono tante storie nelle quali, offrendo un’impensabile seconda chance, si è arrivati al lieto fine.

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David: il tempo delle scommesse è finito

Chissà, magari nel destino di David c’è qualcosa di simile, ma è più probabile il contrario e la Juve, la Juve di oggi, non si può permettere scommesse e disperati tentativi di recupero; necessita di certezze e solide basi su cui ricostruire.In questo scenario si cala, perfettamente intonato, il ragionamento via social del procuratore di Michele Di Gregorio, Carlo Albero Belloni, che si sfoga contro la Juve e la volontà di cambiare portiere. Senza nominare Damien Comolli, genericamente indicato come “la dirigenza francese”, l’agente si scaglia contro le scelte. “La dirigenza spende 130 milioni per tre attaccanti, impresentabili, per coprire la spesa folle scarica il fallimento stagione tutto sul portiere comprato dalla dirigenza precedente in persona del ds C. Giuntoli come migliore portiere della Serie A, a 26 anni”. Al di là della punteggiatura è tutto condivisibile, perché gli attaccanti (anche se non si capisce chi indichi come terzo) sono stati, effettivamente, uno dei punti più deboli dell’ultima Juve. E, più in generale, la sua durissima critica alla gestione del club è argomentata in modo rigorosamente oggettivo: “20 giocatori nuovi in due stagioni, tre allenatori in due stagioni, tre dirigenze in due stagioni”. Seppure comprensibile, dato il mestiere di procuratore, è invece più opinabile difesa del suo assistito Di Gregorio, nella quale viene citato il quarto posto nella “classifica di Sofascore”, il noto sito di statistiche, risultato discreto, che tuttavia non equivale esattamente al Trofeo Yashin.

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Gli impresentabili della Juve

Anche perché gli algoritmi (magari non proprio quelli di Sofascore, ma qualcosa di concettualmente analogo) sono proprio quelli che hanno spinto Damien Comolli, alias la dirigenza francese, a ingaggiare gli “attaccanti impresentabili. Di Gregorio è un buon portiere, non un fenomeno; non è stata la causa dell’assai deludente stagione juventina, ma è senza dubbio parte del problema e non serve uno sgradevole elenco degli errori commessi per sostenere l’affermazione. Ma lo sfogo dell’agente di Di Gregorio è comunque una fedele fotografia di cosa è stata la Juventus degli ultimi tre anni. Un posto dove i problemi si sono stratificati e, accumulandosi uno sull’altro, ora soffocano il futuro. Una società che può essere oggetto degli attacchi di chiunque, anche di chi, in passato avrebbe avuto timore a confidare certe cose, figuriamoci a renderle pubbliche. Il compito di Carnevali è, in questo senso, davvero difficile. Ricostruire una credibilità e un’autorevolezza della società, infatti, non è solo sentita come vitale dai tifosi bianconeri, ma va di pari passo con l’altrettanto difficile ricostruzione tecnica della squadra, per la quale - lo ricordiamo - servono campioni autentici e uomini veri, indipendentemente dalla loro valutazione su Sofascore.

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Gli impresentabili della Juve

Anche perché gli algoritmi (magari non proprio quelli di Sofascore, ma qualcosa di concettualmente analogo) sono proprio quelli che hanno spinto Damien Comolli, alias la dirigenza francese, a ingaggiare gli “attaccanti impresentabili. Di Gregorio è un buon portiere, non un fenomeno; non è stata la causa dell’assai deludente stagione juventina, ma è senza dubbio parte del problema e non serve uno sgradevole elenco degli errori commessi per sostenere l’affermazione. Ma lo sfogo dell’agente di Di Gregorio è comunque una fedele fotografia di cosa è stata la Juventus degli ultimi tre anni. Un posto dove i problemi si sono stratificati e, accumulandosi uno sull’altro, ora soffocano il futuro. Una società che può essere oggetto degli attacchi di chiunque, anche di chi, in passato avrebbe avuto timore a confidare certe cose, figuriamoci a renderle pubbliche. Il compito di Carnevali è, in questo senso, davvero difficile. Ricostruire una credibilità e un’autorevolezza della società, infatti, non è solo sentita come vitale dai tifosi bianconeri, ma va di pari passo con l’altrettanto difficile ricostruzione tecnica della squadra, per la quale - lo ricordiamo - servono campioni autentici e uomini veri, indipendentemente dalla loro valutazione su Sofascore.

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