Una sofferenza troppo lunga
Le stagioni di mediocrità si stratificano nell’anima di un popolo sempre più snervato
Otto punti di distacco dal primo posto, quattro dalla zona Champions: al 18 di ottobre, dopo appena sette partite, il campionato diventa già un disperato inseguimento all’obiettivo minimo e più della classifica è l’atteggiamento della Juventus che umilia ogni ambizione, appesantisce ogni speranza e scoraggia un popolo avvilito da tante, troppe stagioni misere.
Juventus senza anima e leader: ci risiamo
La sconfortante ripetitività nella scansione degli eventi rende tutto più pesante per il popolo bianconero, che per la sesta stagione consecutiva si trova di fronte a crolli tecnici e morali di squadre costruite male, nelle quali si sono estinti i leader ed è scomparso il carattere prima ancora della qualità (una volta dopo le sconfitte spedivano davanti ai microfoni un Buffon, un Barzagli, un Evra, ieri ci è finito il povero Vicario che è alla Juve - in prestito! - da un mese e mezzo). Nello stesso bislacco periodo, la società è stata cecchinata dalla giustizia sportiva, ma soprattutto umiliata da una mostruosa disparità di trattamento (anche da parte dei media) che ha subito senza fiatare. Sei anni di mortificazione per il popolo bianconero che non merita tutto ciò, soprattutto quello silenzioso e innamorato, che rifugge gli isterismi social, ma sente bruciare forte le ferite e non tanto per le sconfitte, ma per il modo con cui queste maturano, per come la squadra abbandona la lotta prima del tempo.
Juventus, dirigenza e Spalletti chiamati a invertire la rotta
Oggi al governo della Juve c’è la quarta dirigenza dal 2022 a oggi, è in carica da giugno e, ovviamente, ha una percentuale minima di responsabilità della situazione attuale, così in proporzione ce l’ha Spalletti che è sulla panchina da un anno. Ma la stratificazione dei fallimenti e della mediocrità pesa sulle loro spalle in modo schiacciante e a loro tocca dare risposte e, soprattutto, imprimere una svolta per non fare la stessa fine dei loro predecessori e aggiungere un altro rovinoso strato sulla superficie della storia juventina. Si dirà che è presto per certi discorsi, prematuro per toni così disastrosi, ma - attenzione! - non è disfattismo o, peggio, cassandrismo: sono sei stagioni che la Juve fotocopia errori e omissioni, per arrivare a un frettoloso mea culpa di fine stagione in cui salta qualche testa, ma non cambia il copione. Urgono, insomma, una riflessione profonda e un piano più solido per risollevare il destino del club più amato d’Italia.
Juventus, rosa inadeguata e carenze caratteriali: i problemi della squadra
È chiaro che la rosa della Juve ha dei gravissimi limiti e che qualcosa è stato sbagliato anche quest’estate: la mancanza di un centravanti è un problema che grida vendetta, ma anche aver sottovalutato la carenza caratteriale è un punto che oggi si fa sentire. Spalletti è in difficoltà, deve barcamenarsi tra gente inadatta e troppi infortuni, non è un compito facile il suo, ma qualcosa sta sbagliando anche lui. Non è in discussione, assicurano dai piani alti, ma quello che fa riflettere è che la Lazio è una squadra che crede in se stessa, che ha acquisito una fiducia e una sicurezza che la Juve se lo sogna.
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