Una squadra nel panico
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Ci sono sicuramente dei limiti tecnici. E in modo altrettanto lampante stanno emergendo degli equivoci tattici. Tuttavia, il primo enorme problema che deve risolvere questa Juve, se non vuole naufragare clamorosamente anche in questa stagione, è il panico che intrappola la squadra di fronte alla prima difficoltà. La paura che congela i pensieri e rallenta i muscoli, generando confusione, propensione all’errore e mancanza di equilibrio. Ieri la partita si era messa bene dopo cinque minuti: il gol di Celik, nato da un’imbucata meravigliosa di Woltemade, sembrava aver dato convinzione e consapevolezza nel gruppo. E, invece… E invece al pareggio del Rennes la paura ha iniziato a serpeggiare ovunque fra le fila dei bianconeri: ogni pallone diventava incandescente, ogni azione avversaria alzava i battiti cardiaci dei tifosi. Questa è una squadra che deve sedersi sul lettino dello psicanalista, perché spesso quel panico è completamente ingiustificato e, anzi, nel primo tempo, la Juve era parsa nel pieno controllo della partita, sbloccata dopo cinque minuti. Poi… la Juve si è complicata la vita da sola, come spesso accade, perché nel frattempo era scattato il panico, di cui il Rennes ha goduto, approfittando anche del regalo di Cambiaso e Gatti in occasione del primo gol e dell’allucinazione di Douglas credutosi portiere in occasione del fallo di mano che ha causato il rigore.
Juventus, perché hai paura?
Ma perché la Juve ha paura? Perché al primo inconveniente, tutto si appanna e giocare diventa più difficile? Della grave mancanza di personalità di cui soffre la rosa bianconera ne parliamo da almeno tre stagioni, durante le quali non sono stati mai acquistati giocatori all’altezza. Ma ora l’insicurezza di questa Juve è ancora più preoccupante, perché colpisce una squadra che sembrava avere recuperato una certa fiducia in se stessa e una discreta solidità nel corso dello scorso inverno fino a metà primavera, insomma il primo periodo di Spalletti, quello nel quale si erano registrati molti progressi e la sensazione di aver trovato la strada giusta.
La domanda, a questo punto, è la solita: c’è uno spogliatoio in contrasto con l’allenatore? Tutti negano ed effettivamente non pare una squadra che “gioca contro”. Ma, se è per questo, neanche una squadra che gioca a favore o che sia in grado di stringersi intorno all’allenatore per superare insieme il momento di crisi. Invece un’apatia grigiastra sembra essere calata sull’umore del gruppo, che dopo la partita contro la Lazio avrebbe dovuto reagire con veemenza per cancellare lo scempio e riconquistare i tifosi. Il disordinato arrembaggio del secondo tempo non può bastare e neanche il cervellotico annullamento del gol di Lucumì può essere una giustificazione, per quanto folle e fuori luogo la decisione del modesto arbitro Krogh.
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