Pagina 2 | Sinner lascia Panatta senza parole: “Mi chiedo cosa gli passi per la testa. Dopo 50 anni gli auguro…”

«Curioso», butta lì Adriano Panatta, alle pendici di una riflessione che propone di tramutarsi in un’impervia scalata, ma è così gentile da esporre nella sua versione ridotta, da manuale Bignami del tennis. «Tra i due ragazzi della finale di Montecarlo, il tennis che impressiona di più ce l’ha Alcaraz, che alla fine è quello che mi sbalordisce di meno. La meraviglia è Sinner, che forse ha qualcosa in meno in quanto a versatilità, e vorrei sottolineare il forse… Ma finisce sempre per impressionarmi positivamente e colpire la mia immaginazione». Lo ascolto, e m’intrufolo il giusto nei suoi pensieri per chiedere se c’è un perché, che a questo punto non vorrei perdermi. Mi risponde con la “voce che viene da lontano”, quella dei racconti, la stessa di quando si guardava insieme un match di Federer a casa sua, e mi chiedeva… «Hai visto cosa ha fatto Roger? Beh, quello è un colpo che non si può fare. È vietato. Chiunque lo tentasse sarebbe costretto a cappottare su se stesso. Solo lui ce la fa». Bei ricordi, ma ora quel “perché” lo voglio davvero sapere.

Panatta su Alcaraz: "So come gioca, ma Sinner è diverso"

«Vedi», continua, «Alcaraz so come gioca, più o meno, e riesco a immaginare il colpo che sta per eseguire, il tracciato che sta esplorando. So che può sbagliare, e talvolta sbaglia. È sorprendente ma non mi sorprende quasi mai. Sinner è diverso, è cresciuto talmente in questi anni da far perdere le tracce di com’era una volta. Mi chiedo se lui se lo ricordi come giocava, io no davvero. E questo succede quando uno cresce dentro, e Jannik è cresciuto davvero tanto nella testa. L’ha posta davanti a tutto, l’ha coltivata, ha studiato, e credo che quest’ultimo sia il più bel messaggio rivolto a tutti i ragazzi, tennisti e no. Oggi, quando lo vedi giocare, sei costretto a chiederti che cosa stia passando tra quei suoi neuroni, e lì la risposta diventa difficile davvero. Quelli sono i momenti in cui m’impressiona di più. La sua tenuta quando Alcaraz gli è finito un attimo avanti… Ma l’hai vista? E nel secondo set, quando ha sentito che era il momento di riprendersi il break? Ha fatto muro, insinuando non pochi dubbi nello spagnolo, e quando il break l’ha ottenuto aveva costruito anche un’autostrada che l’ha portato dall’1-3 al 6-3. Cinque game di seguito, come niente».

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Panatta, la dichiarazione d'impotenza di Alcaraz ed il nuovo coach

In effetti, Alcaraz ha dato alle stampe la sua seconda dichiarazione spontanea d’impotenza, dopo quella dell’anno scorso a Wimbledon… «L’ha detta vicino ai microfoni, e si è sentita. Quando il suo coach gli ha suggerito di avere pazienza e di attendere il momento giusto la risposta è stata, più o meno… “Sì, ma al momento giusto lui fa il punto, io no”. Hai ragione, ricorda quel “non capisco da che parte stia per tirare la palla” pronunciato a Wimbledon, nella finale di un anno fa». 
 
È la prima volta che ti sento dare alla testa, cioè al tennis mentale, così tanta importanza. «Sì, ma non sono io. È lui che gliela dà, ed è evidente che ci ha lavorato così tanto da renderla uno strumento di effettiva distinzione dagli altri giocatori. Ha fatto un lavoro che tutto il tennis dice di fare, o di voler fare, ma lui si è spinto davvero avanti. È il suo merito. Secondo me, come testa è dieci anni avanti agli altri».

 


 
Ma a te convince questo cambio di coach che ha fatto Alcaraz? «Mica tanto, sai? Non so, non conosco bene Samuel Lopez, e non metto in dubbio le sue qualità. Dico solo che Alcaraz non mi sembra stia giocando un tennis diverso dallo scorso anno, come dire, non lo vedo migliorato né peggiorato. Ha giocato bene fino a Doha, anzi, lì ha giocato benissimo, e anche agli Australian Open. Ma non saprei dire se il successo che gli ha dato il Career Grand Slam non sia da attribuire alla preparazione fatta con Ferrero. Eppoi, i momenti di esaltazione ci sono sempre stati, così come quelli di ripiegamento, e se penso a Sinner posso ben ritenere che in queste ultime settimane abbia goduto di uno straordinario aumento di fiducia e di autostima, simile a quello che ha portato Alcaraz alla conquista di Melbourne. A conti fatti, però, si torna al punto. Quanto è migliorato Alcaraz? Secondo me, pochino».

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Su Sinner: "Può vincere anche a Roma e Parigi"

E tende ancora a fare un po’ come gli pare. «Esatto! Erano utili quelle manfrine sul fatto che tutti, contro di lui, giocano da Federer? No, affatto. E lo stesso consiglio che gli hanno dato dal suo angolo, durante il tie break di Montecarlo, non era sbagliato. L’ha seguito? Non mi è sembrato. E infine, era proprio utile a 22 anni acquistare uno yacht da 9 milioni di dollari? A quell’età, un giovane tennista così forte deve pensare solo a una cosa… Come diventare più forte». 
 
Sinner ha vinto il suo primo torneo importante su terra rossa. Ora ci sono Roma e Roland Garros… «Ha fatto bene Jannik a dare importanza al torneo di Montecarlo, dopo le fatiche della doppia vittoria a Indian Wells e Miami. Ha sentito di star bene, ha deciso di non fermarsi. E ha colto un’impresa che, siamo seri, fa anch’essa impressione. Quattro Masters 1000 vinti consecutivamente. Diamine, gente, ma ci pensate? Non solo, ora sa che anche la terra rossa può essere domata, che il suo tennis si abbina a tutte le superfici. Ha vinto a Wimbledon, ha vinto a Montecarlo, e sul cemento non si discute. Può vincere Roma e Parigi? Certo che può farlo. Un po’ di giusto riposo da qui agli Internazionali, e poi via, avanti così».

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Panatta: "Scalzato dal miglior italiano". E su Berrettini e Musetti

Cinquant’anni dopo la tua doppia vittoria… «E non gli devo fare gli auguri? Ma glieli faccio doppi. Lo sai come stanno le cose. Gli ho sempre augurato di farcela, ora però lo auguro anche a me stesso. Dopo 50 anni, essere scalzato dal miglior tennista italiano di sempre, via, ci posso stare no?» 
 
Direi di sì… E agli altri italiani, qualcosa da dire? «Musetti non deve preoccuparsi. A Melbourne giocava un tennis incantevole. Capisco che questo stop gli pesi un po’, ma deve ritrovarsi con calma e senza forzature. Per me è il numero tre del mondo, deve solo capire come mettere un po’ di rabbia in più nel suo gioco, quando c’è da vincere. Ma forse rabbia non è nemmeno il termine giusto. Intendo… Sai quando dici a te stesso: questo non lo faccio vincere nemmeno se mi viene a pregare. Ecco, una cosa del genere… Aspetto anche Berrettini, che è sempre uno dei miei preferiti. Vedo che gli altri ci giocano contro come fosse ancora il numero 6 del mondo. Ecco, riparta da questa intima convinzione. Matteo è ancora forte, molto forte. E quel doppio sei-zero a Medvedev, credetemi, è roba seria. Vederlo mi ha fatto star bene». 

 

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Panatta, la dichiarazione d'impotenza di Alcaraz ed il nuovo coach

In effetti, Alcaraz ha dato alle stampe la sua seconda dichiarazione spontanea d’impotenza, dopo quella dell’anno scorso a Wimbledon… «L’ha detta vicino ai microfoni, e si è sentita. Quando il suo coach gli ha suggerito di avere pazienza e di attendere il momento giusto la risposta è stata, più o meno… “Sì, ma al momento giusto lui fa il punto, io no”. Hai ragione, ricorda quel “non capisco da che parte stia per tirare la palla” pronunciato a Wimbledon, nella finale di un anno fa». 
 
È la prima volta che ti sento dare alla testa, cioè al tennis mentale, così tanta importanza. «Sì, ma non sono io. È lui che gliela dà, ed è evidente che ci ha lavorato così tanto da renderla uno strumento di effettiva distinzione dagli altri giocatori. Ha fatto un lavoro che tutto il tennis dice di fare, o di voler fare, ma lui si è spinto davvero avanti. È il suo merito. Secondo me, come testa è dieci anni avanti agli altri».

 


 
Ma a te convince questo cambio di coach che ha fatto Alcaraz? «Mica tanto, sai? Non so, non conosco bene Samuel Lopez, e non metto in dubbio le sue qualità. Dico solo che Alcaraz non mi sembra stia giocando un tennis diverso dallo scorso anno, come dire, non lo vedo migliorato né peggiorato. Ha giocato bene fino a Doha, anzi, lì ha giocato benissimo, e anche agli Australian Open. Ma non saprei dire se il successo che gli ha dato il Career Grand Slam non sia da attribuire alla preparazione fatta con Ferrero. Eppoi, i momenti di esaltazione ci sono sempre stati, così come quelli di ripiegamento, e se penso a Sinner posso ben ritenere che in queste ultime settimane abbia goduto di uno straordinario aumento di fiducia e di autostima, simile a quello che ha portato Alcaraz alla conquista di Melbourne. A conti fatti, però, si torna al punto. Quanto è migliorato Alcaraz? Secondo me, pochino».

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