Se bastasse una bella canzone
Se bastasse un bel 4-1 a far piovere amore, il diluvio di Bursa laverebbe via tutti i guai della Nazionale italiana. Ma l’orgoglioso colpo di reni degli azzurri e la meravigliosa (sì meravigliosa, non solo bella) vittoria contro la Turchia non possono bastare; non guariscono, semmai leniscono ferite troppo profonde per rimarginarsi in una notte. Dai, siamo seri e rinviamo i bilanci almeno alla fine di questo ciclo di partite per esprimere un giudizio vagamente attendibile sullo stato della Nazionale. Certo, in quel momento si dovranno rileggere anche gli appunti di ieri sera. E sono tutti pensieri positivi. Si è rivisto un gioco. Un’idea di sviluppo della fase di possesso veloce e convincente, che esalta le qualità tecniche e consente di mandare in crisi anche un avversario temibile come la Turchia che sarà anche reduce da un Mondiale bruttino (e comunque lei almeno ci è andata), ma rappresenta un movimento in salute, pieno di talento e sempre molto aggressivo in ambito internazionale.
Nazionale italiana, carattere e amore per la maglia
Si è rivisto il carattere. La spenta e impaurita Italia dell’Olimpico e degli spareggi ha lasciato il posto a quella sfrontata e temeraria dell’Europeo vinto con Mancini in panchina.
Si è rivisto un po’ di amore per la maglia. Non era facile reagire ai fischi dell’Olimpico e al senso di disfatta che soffocava l’ambiente azzurro, inevitabilmente oggetto di critiche (nella cui ferocia - per chi non l’avesse capito - incideva il pregresso, mica solo le sberle del Belgio), ma la Nazionale ha reagito e bene, con quella rabbia agonistica che solo i campioni colpiti nell’orgoglio sanno tirare fuori. Si sono rivisti i talenti in cui speriamo. Da Kayode a Pio Esposito, la meglio gioventù che merita fiducia e che può trovare in Mancini l’uomo giusto per averne nei modi e nei tempi giusti (aspettiamo la rivincita di Romano, per esempio).
Italia, la vittoria contro la Turchia non basta
Si sono riviste, insomma, un sacco di cose che erano sparite da un po’ di tempo e che ci hanno riconciliato, per una notte, con la Nazionale. Non è poco, però non è abbastanza. Se passare da un estremo all’altro fosse uno sport, noi italiani vinceremmo il Mondiale con le riserve delle riserve. Invece il Mondiale che c’è è quello di calcio; e noi non ci andiamo da dodici anni. Quindi: avanti così, ma calma.
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