La posizione di Gervasoni
Gervasoni dunque, da quanto emerso, ha fatto sapere che fino a luglio dello scorso anno esisteva un solo supervisore Var per la B e per la A e "quindi si sacrificava la serie B per seguire ovviamente la A e io anche quel giorno - ha detto in sostanza - ero nella palazzina" della A del centro Var di Lissone. Il suo avvocato ha presentato anche la planimetria per dimostrare la distanza tra i due edifici, precisando che si trovava proprio "in un luogo diverso". Inoltre, ha consegnato anche i filmati e gli audio delle due partite, tra cui anche Inter-Roma, comunque non contestata dai pm.
La Procura ha esaminato e gli ha fatto ascoltare l'audio di quell'intercettazione che rappresenterebbe, secondo l'accusa, la prova a suo carico. Si tratta di un'intercettazione successiva alla partita: un dialogo tra due arbitri che, a quanto pare, avrebbero fatto riferimento a un presunto condizionamento di Gervasoni per far annullare il rigore assegnato al Modena. Durante l'interrogatorio il pm ha mostrato sia i filmati della sala Var di Salernitana-Modena sia quelli di Inter-Roma.
"Sarebbe questa una frode sportiva?"
Sul primo episodio Gervasoni ha sottolineato, basandosi sui filmati, che la discussione in sala Var "durò 20 secondi" e che non avrebbe potuto spostarsi da una palazzina all'altra in così poco tempo. Il senso della difesa, inoltre, è anche questo: "Non è mai intervenuto, ma anche se l'avesse fatto per far prendere una decisione giusta, sarebbe questa una frode sportiva?".
Su altre questioni più legate al "sistema", su Rocchi, sulle "bussate" in generale e sulle designazioni, Gervasoni non ha voluto rispondere perché, come ha spiegato il legale, "siamo rimasti nel perimetro della imputazione". Ha poi evidenziato che la questione dei rigori assegnati o meno e degli episodi più o meno controversi resta comunque "materia opinabile".
