Pagina 3 | Allegri, un caso che fa scuola. La differenza tra la Juventus e le altre

Sì, certo: lo scudetto. Come cantano gli intramontabili Pooh; “ci penserò domani” o, meglio, tra un paio di settimane. Casomai. Ma anche fra tre o quattro mesi perché il percorso a tappe del campionato rende un po’ stucchevole discuterne dopo sol 12 giornate. Se non che il campo racconta una realtà molto diversa da quella che si sarebbe dovuta riverberare in base ai voti assegnati dagli esperti sui tabelloni dei mercati estivi. Ma sappiamo, e lo confessiamo in premessa per non turbare poi gli animi sensibili, che se le squadre accreditate vanno male le colpe sono dell’allenatore e se quelle invece bocciate vanno bene, il merito allora è del mercato e non certo del tecnico.

Allegri, un caso di scuola

E, in tal senso, quello di Allegri è un caso di scuola perché addirittura la Juventus il mercato l’ha fatto praticamente solo in uscita e la squadra va meglio, anzi molto meglio rispetto all’anno corso. Ovviamente c’è la spiegazione anche in questo caso: mica vorrete trascurare il vantaggio di non giocare le Coppe (un vantaggio tale al punto che dal prossimo anno, dicono, tutti faranno a gara per starne fuori...) rispetto a rose doppie (quasi) in ogni ruolo o a un campionato vinto splendidamente o, ancora, a mercati celebrati come strepitosi.

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La realtà della Juve

Invece, piaccia o meno, la realtà racconta di come la Juventus stia disputando un avvio di stagione che va ben oltre i propri limiti nonostante le ennesime questioni extracampo che l’hanno condizionata - la squalifica per doping di Pogba e quella per le commesse di Fagioli - e in attesa di capire se gli attaccanti si dimostreranno finalmente all’altezza delle aspettative.

Sacrificio Juve

Sembrerebbe un dettaglio, quello dell’attacco che fatica, a fronte della quinta vittoria consecutiva e portando a quota sette la serie di risultati positivi con 19 punti conquistati sui 21 disponibili dopo la disfatta a Reggio Emilia contro il Sassuolo. E invece è l’ulteriore conferma di come Allegri abbia saputo costruire una identità di gruppo e una unità di intenti che porta tutti a remare nella stessa direzione con la barra in una sola direzione: quella del sacrificio con cui si può sopperire a una innegabile carenza di qualità e al deficit di esperienza che si portano in dote quasi tutti i componenti della panchina bianconera.

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La differenza con le altre

A parte il black out contro il Sassuolo, la Juventus di Allegri non ha sbagliato nulla e si mantiene in linea con l’obiettivo minimo - la qualificazione alla prossima Champions League: ora a +9 - e comunque fondamentale per riprendere in fretta la crescita (la sopravvivenza non è in discussione, siamo seri) verso gli obiettivi top che sono parte integrante nella storia del club, senza dimenticare che pure in mezzo alle ondivaghezze tecniche, alle incongruenze organizzative e infine al caso giudiziario che l’hanno zavorrata in questi ultimi due anni... Ecco, senza dimenticare tutto questo, la Juventus si è comunque sempre qualificata per la Champions a differenza di molte altre squadre alle prese con “fine cicli” e che adesso vanno per la maggiore nella narrazione mediatica.

L’antagonista Inter

Inevitabile, pero, che il blasone e soprattutto i risultati impongano alla Juve il ruolo di antagonista nei confronti della più attrezzata Inter e da qui al 26 novembre la sfida sarà dialettica per caricare sull’avversario le pressioni maggiori, come ha fatto ieri sera Giuseppe Marotta: «Perché i bianconeri sono un’avversaria credibile? Il fatto che anche lì ci sia una continuità tecnica - ha risposto l’ad dell’Inter - Il Napoli è in difficoltà ma il cambio tecnico può rappresentare un problema. La Juve per me è favorita perché può pianificare meglio la settimana, ma questo per noi deve essere non un alibi ma uno stimolo per creare un campionato avvincente fino alla fine». Un concetto, a ben vedere, più bianconero che nerazzurro. Ma siamo solo all’inizio.

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La differenza con le altre

A parte il black out contro il Sassuolo, la Juventus di Allegri non ha sbagliato nulla e si mantiene in linea con l’obiettivo minimo - la qualificazione alla prossima Champions League: ora a +9 - e comunque fondamentale per riprendere in fretta la crescita (la sopravvivenza non è in discussione, siamo seri) verso gli obiettivi top che sono parte integrante nella storia del club, senza dimenticare che pure in mezzo alle ondivaghezze tecniche, alle incongruenze organizzative e infine al caso giudiziario che l’hanno zavorrata in questi ultimi due anni... Ecco, senza dimenticare tutto questo, la Juventus si è comunque sempre qualificata per la Champions a differenza di molte altre squadre alle prese con “fine cicli” e che adesso vanno per la maggiore nella narrazione mediatica.

L’antagonista Inter

Inevitabile, pero, che il blasone e soprattutto i risultati impongano alla Juve il ruolo di antagonista nei confronti della più attrezzata Inter e da qui al 26 novembre la sfida sarà dialettica per caricare sull’avversario le pressioni maggiori, come ha fatto ieri sera Giuseppe Marotta: «Perché i bianconeri sono un’avversaria credibile? Il fatto che anche lì ci sia una continuità tecnica - ha risposto l’ad dell’Inter - Il Napoli è in difficoltà ma il cambio tecnico può rappresentare un problema. La Juve per me è favorita perché può pianificare meglio la settimana, ma questo per noi deve essere non un alibi ma uno stimolo per creare un campionato avvincente fino alla fine». Un concetto, a ben vedere, più bianconero che nerazzurro. Ma siamo solo all’inizio.

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