Pagina 3 | Comolli: "Il patto tra Chiellini e Vlahovic, la risposta a Elkann e la nuova Juve di Spalletti"

Ieri il nuovo CdA e l’annuncio ufficiale: Damien Comolli è il nuovo amministratore delegato della Juventus. Aumentano potere e responsabilità, non cambiano attitudine e chiarezza nelle parole: diretto e preciso nel rispondere alle domande, senza girarci attorno; programmatico e chirurgico nell’elencare priorità e capisaldi della Juve del futuro; attento a ogni parola pronunciata (e pesata) e a ogni persona che lavori al suo fianco. Un vero e proprio manifesto, fondamentale per capire con chiarezza le idee e le strategie del nuovo ad bianconero.

La passione

«Prima di tutto ci tengo a ringraziare John Elkann per avermi dato l’opportunità di poter gestire questa società. È un estremo privilegio e onore essere Ceo della Juventus, ma questa sfida va approcciata con la massima umiltà, perché sono un appassionato di calcio e so cosa voglia dire essere la Juventus. So quale sia la portata della società, quale sia la reputazione, soprattutto in Italia ma anche all’estero. La presenza di Giorgio Chiellini ci fa capire quanto sia importante l’attenzione nei confronti di ciò che è rappresentato da questi colori. È importante essere ambiziosi quanto umili: abbiamo avuto un incontro con tutto il Consiglio di Amministrazione e tutto ciò che vogliamo ottenere è tornare a vincere. Tutto ciò su cui mi focalizzo è il risultato. So che John Elkann condivide con me la passione per il calcio e l’amore per questo club: vuole sempre vincere, ci sta mettendo nelle condizioni di poter tornare a vincere, la sua ambizione è tangibile non solo a livello personale ma anche con un consistente impegno economico che noi dovremo cercare di onorare. Dobbiamo essere all’altezza della storia di questo grande club e le persone sono la chiave per riuscirci».

Fattore umano

«Da giugno a oggi mi sono focalizzato sempre sulla ristrutturazione della società, perché voglio le persone giuste nel ruolo giusto. Negli ultimi 4-5 mesi abbiamo trascorso tutto questo tempo cercando di reclutare i professionisti migliori: siamo ossessionati dalla ricerca di esperti in ogni settore, crediamo fermamente nelle persone che si sono aggiunte a noi e in quelle che già c’erano prima. Vi posso garantire che per tutti, c’è una sola ossessione: quella di migliorare. Non c’è altra alternativa alla vittoria. E tutti devono mostrare rispetto nei confronti della nostra società, per tutto ciò che rappresenta la Juventus».

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La community

«Dal punto di vista del business c’è ancora molto da fare. Abbiamo una incredibile community di tifosi, follower, sponsor. I dati che abbiamo raggiunto nei social media come Instagram o Tik Tok sono eccezionali, la quantità tifosi che sono distribuiti in ogni parte del mondo è enorme, anche il lavoro di Juventus Creator Lab è incredibile. Lavoriamo ogni giorno per capire come possiamo valorizzare questo patrimonio di seguito: cerchiamo sempre di avere nuove idee e nuovi ambiti di sviluppo, anche nella gestione dell’Allianz Stadium. Qualche anno fa a Londra in una conferenza Andrea Agnelli disse una cosa molto interessante e intelligente: ogni società in Italia dovrebbe avere un impianto come il nostro. E aveva ragione: per crescere come movimento, lo stadio è fondamentale. Tutto questo però porta sempre in una direzione precisa: la squadra, al maschile e al femminile. E vorrei spendere anche qualche parola per la nostra Academy. Il momento del calcio italiano ci fa capire che dobbiamo concentrarci sulla crescita delle nostre stelle, vogliamo che in futuro l’Academy sia centrale nel nostro progetto, per poter competere a livello europeo con club che hanno fatturati decisamente superiori».

Diversificare i ricavi

«La mia ambizione è quella di poter ospitare all’Allianz Stadium almeno dieci concerti l’anno durante la offseason. Abbiamo lavorato molto per ospitarne di diversi la prossima estate, per noi si tratta di una diversificazione dei ricavi. Stesso discorso per l’allargamento al rugby con il quale, se non ricordo male, abbiamo un accordo triennale, sempre durante un momento di sosta. Ditemi quale altra società può fare quello che fa la Juventus: dobbiamo valorizzare e intrattenere al meglio la nostra fan base. Abbiamo “facilities”, strutture di allenamento eccezionali, anche il J Medical, un business model che funziona bene, abbiamo pure il J Hotel: possiamo fare qualcosa in più anche a livello di hospitality, ma siamo sulla buona strada per incrementare e diversificare i ricavi».

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Asso Spalletti

«Essendo passato qualche giorno e avendolo visto lavorare, siamo felici di constatare l’impatto di Luciano Spalletti: ha una mente creativa, propositiva, coraggiosa. Penso, ad esempio, all’idea di riportare Koopmeiners in difesa: Luciano sta costruendo qualcosa di nuovo, sono felice di averlo a bordo. Siamo fiduciosi, crediamo nella nostra squadra, nei ragazzi che c’erano e in quelli che sono arrivati: è una formazione molto giovane, tra le più giovani della Serie A, abbiamo grandi talenti e professionisti più esperti come il capitano Locatelli. Il nostro obiettivo è avere una squadra molto competitiva in campo e siamo convinti di averla. Sono cresciuto in una piccola città del sud della Francia e sono cresciuto con il mito della Juventus e dei suoi giocatori, come Platini e non solo lui, per me erano il modello perfetto da seguire nel calcio europeo. Il potenziale di un club così è infinito. Difficile confrontare una società con un’altra, ma mai prima ho lavorato in un club con il seguito, la storia, la passione della Juventus, basti pensare alla proprietà della famiglia Agnelli dal 1923 in poi».

Le mosse di Gennaio

«Come ho detto in occasione della presentazione di Spalletti, abbiamo alcuni vincoli come quelli del Fair Play Finanziario e dobbiamo essere molto attenti. Tutto quello che faremo a gennaio sarà monitorato dalla Uefa e al momento non abbiamo alcun progetto particolare. Saremo attenti e vigili, ma non così attivi».

Competere in Europa

«Difficile sulla carta vincere la Champions per chi ha meno di 700-800 milioni di ricavi, ma se valesse sempre e soltanto questo ragionamento allora il Real Madrid dovrebbe vincere la Coppa tutti gli anni. E sappiamo che non è così. La “vision” complessiva del club deve andare oltre al semplice fattore economico. Ci sono alcune società con ricavi simili ai nostri che hanno vinto la Champions, penso sia fattibile ma non si possono fare previsioni. In Francia diciamo: prima di correre, bisogna cominciare a camminare. Prima di tutto, dunque, dobbiamo tornare a prevalere in Italia».

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Aumento di capitale

«Il mio predecessore, Maurizio Scanavino, ha svolto un lavoro eccezionale sulla stabilità finanziaria: per tutti i mesi in cui abbiamo collaborato l’ho visto direttamente, mi ha dato tanti consigli importanti. Il prossimo passo è permettere agli azionisti di smettere di dover ricorrere all’aumento di capitale: l’obiettivo è vincere e avere la sostenibilità per evitare l’iniezione denaro da parte della proprietà».

Soci di minoranza

«Come ha detto la proprietà recentemente e il presidente Ferrero nel Cda, abbiamo tutti lo stesso approccio nel “leadership team”. Cerchiamo sempre di collaborare, siamo aperti a suggerimenti e proposte. Ci sono regole che sono state portate avanti e possiamo fare solo quello che ci viene permesso rispettando tutti i vincoli. Ho detto a Francesco Garino di Tether che sono molto felice di averlo nel CdA per avere un dialogo positivo e sentirò con interesse ogni loro idea».

Il nuovo ruolo

«Quando sono entrato nella Juventus da direttore generale il mio obiettivo era quello di parlare a soci, proprietà e area sportiva. Quello che ho fatto è stato questo, oltre a dedicarmi ovviamente ai ricavi. Adesso devo occuparmi di tutta la società nel suo complesso: per questo compito servirà umiltà, la portata del lavoro è enorme. Ho creato un team di esperti perché non conosco nessuno che possa credere di risolvere le questioni lavorando da solo. In estate John Elkann mi ha chiesto come attrarre talenti per rinf orzare il club e io ho risposto che basta la parola Juventus... Infatti ci sono molte persone che si candidano».

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Il ruolo di Chiellini

«Finora ho partecipato a un solo incontro ufficiale, abbiamo ottime relazioni e sono contento che sia Chiellini a occuparsi dei rapporti con tutte le istituzioni. Tutti mi hanno accolto con calore, va tutto bene, ma non voglio distogliere l’attenzione dal pallone e siamo in ottime mani, quelle di Giorgio».

Ossessione

«Non riesco a pensare ad altro che a vincere. Ogni giorno mi sveglio e penso solo a una cosa, cosa posso fare io – e poi noi – per tornare a vincere il prima possibile. Quando mi giro e guardo dentro lo Stadium leggo 38 scudetti e 2020 e quello che penso prima di ogni partita è arrivare a 39. In una sola parola è un’ossessione: l’ho sempre avuta ovunque abbia lavorato, ma in questo club particolarmente».

Leadership

«Non so se c’è un fattore Comolli, ma cercherò di dare tutto me stesso. Ho lavorato con grandi leader, la cosa fondamentale è essere dei buoni comunicatori, che siano umili, che ascoltino le persone. Io dico sempre che spero di essere il meno intelligente nella sala. Cercherò di portare collaborazione, innovazione, lettura dei dati, competizione».

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Sostenibilità

«Penso che il club abbia fatto molto, le persone prima di me e quelle che ci sono ancora come il presidente Ferrero hanno fatto molto per poter raggiungere la sostenibilità finanziaria. Non si tratta solo di ridurre costi, ma di trovare il giusto equilibrio tra competitività e sostenibilità. È importante trovare nuovi flussi di ricavi per poter investire nella squadra, limitando spese non necessarie e cercare di vincere e competere contro squadre con fatturati superiori. Non vogliamo solo tagliare, tagliare, tagliare: questo no. La nuova fase è capire come poter investire in maniera giusta grazie a nuovi flussi in entrata».

Scouting

«Punteremo sullo scouting, ma sapete che ogni società di calcio lo fa in maniera intensiva. Per la maggior parte della mia vita mi sono occupato di questo, penso che un club che produce 700-800 milioni di ricavi possa fare meglio di chi ne ha 15. Ma ci focalizzeremo su uno scouting tra i giovani ma anche tra i senior: sarà una parte del ruolo del futuro ds».

Patto Vlahovic

«Abbiamo trovato un’intesa con Dusan per parlare di futuro a fine stagione. C’è un accordo tra Chiellini e Dusan, stretto l’estate scorsa in presenza di Modesto. Dunque vi invito a non perdere tempo a parlare di incontri: ci rivedremo a fine stagione. E per gli ingaggi, lo ripeto: dovremo essere elastici, nessuno ha la potenza di fuoco della Premier League. Siamo consapevoli del Fair Play Finanziario: bisogna essere concreti».

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Asso Spalletti

«Essendo passato qualche giorno e avendolo visto lavorare, siamo felici di constatare l’impatto di Luciano Spalletti: ha una mente creativa, propositiva, coraggiosa. Penso, ad esempio, all’idea di riportare Koopmeiners in difesa: Luciano sta costruendo qualcosa di nuovo, sono felice di averlo a bordo. Siamo fiduciosi, crediamo nella nostra squadra, nei ragazzi che c’erano e in quelli che sono arrivati: è una formazione molto giovane, tra le più giovani della Serie A, abbiamo grandi talenti e professionisti più esperti come il capitano Locatelli. Il nostro obiettivo è avere una squadra molto competitiva in campo e siamo convinti di averla. Sono cresciuto in una piccola città del sud della Francia e sono cresciuto con il mito della Juventus e dei suoi giocatori, come Platini e non solo lui, per me erano il modello perfetto da seguire nel calcio europeo. Il potenziale di un club così è infinito. Difficile confrontare una società con un’altra, ma mai prima ho lavorato in un club con il seguito, la storia, la passione della Juventus, basti pensare alla proprietà della famiglia Agnelli dal 1923 in poi».

Le mosse di Gennaio

«Come ho detto in occasione della presentazione di Spalletti, abbiamo alcuni vincoli come quelli del Fair Play Finanziario e dobbiamo essere molto attenti. Tutto quello che faremo a gennaio sarà monitorato dalla Uefa e al momento non abbiamo alcun progetto particolare. Saremo attenti e vigili, ma non così attivi».

Competere in Europa

«Difficile sulla carta vincere la Champions per chi ha meno di 700-800 milioni di ricavi, ma se valesse sempre e soltanto questo ragionamento allora il Real Madrid dovrebbe vincere la Coppa tutti gli anni. E sappiamo che non è così. La “vision” complessiva del club deve andare oltre al semplice fattore economico. Ci sono alcune società con ricavi simili ai nostri che hanno vinto la Champions, penso sia fattibile ma non si possono fare previsioni. In Francia diciamo: prima di correre, bisogna cominciare a camminare. Prima di tutto, dunque, dobbiamo tornare a prevalere in Italia».

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