La Juve si fa male da sola: col Lecce partita stregata e indicativa. David, scavetto incomprensibile

La squadra di Spalletti bloccata dal Lecce dopo aver dominato per gran parte della partita: si ferma a tre la striscia di vittorie di fila in campionato. Due pali, troppi errori e quel “cucchiaino” toppato dal dischetto è il riassunto di un flop. Conceicao in dubbio per il Sassuolo

TORINO - Le mani sui fianchi, lo sguardo attonito, perso nel vuoto. E la consapevolezza: questo Juventus-Lecce, quest'1-1 riacciuffato da McKennie a inizio ripresa con rete di Banda sul finire del primo tempo, determinerà un prima e un dopo. Per l'intera stagione bianconera e in particolare per quella di Jonathan David. Imperdonabile, lo scavetto dal dischetto, in un momento cruciale della partita e in generale in un'annata dalla piega finalmente raddrizzata. Inutile, poi, in un match in cui il canadese ritrovava una maglia da titolare, la fiducia di Spalletti, un nuovo modo di stare in campo. E il 4-2-3-1 più puro visto finora. Fatto pure per lui, che di un elemento a supporto ha sempre bisogno e che reparto da solo no, proprio non riesce a farlo. Ma le sliding doors sono così, si sa. Tremende e assurde, comunque decisive. E se da una parte c'era una Juve piuttosto consapevole dei propri mezzi, dall'altra se n'è vista una altrettanto certa della sua forza, però spuntata, senza cattiveria, imprecisa e a volte imbarazzata da come alcuni regali venivano scartati. Tanto affanno per nulla. E tanti sprechi, soprattutto. Sin dall'inizio, anche solo il primo quarto d'ora: l'occasione di Cambiaso e il tiro su Falcone, il colpo di testa di McKennie alto, quello di David ancora toccato dal portiere leccese e poi la carambola sul palo interno, la sfera che danza sulla linea di porta. Si era intuito lì, proprio lì: sarebbe stata una partita stregata, per la Juventus. Che non ha mollato, e che ha proseguito: un tentativo di McKennie, di nuovo un mancino di Cambiaso e super parata di Falcone, un destro di Locatelli al 20', fuori di niente.

Il boato prima del silenzio

Alla mezz'ora, Yildiz s’inventa una giocata, una delle tante giuste, su una palla recuperata da Weston, e Cambiaso brucia la chance. Pare imbambolato, oltre che impreciso. E la certezza arriva quando l'intenzione di cambiare campo diventa un passaggio orizzontale molle e incomprensibile, sul quale la sorpresa di Kalulu dà il via al guizzo di Banda. Il giocatore giallorosso non è solo tenace: è proprio bravo. Prende il tempo sul francese e supera Bremer, poi il destro, preciso, sul quale Di Gregorio sfiora e basta per l’incredibile vantaggio Lecce. Incredibile perché sembra irreale, e dev’esserlo sembrato anche al pubblico, la cui reazione è ovviamente di pancia: all'intervallo sono fischi, copiosi. Sicuramente ingenerosi. Però simbolici. A prescindere, colpiscono. Cuore e orgoglio, forza e ambizione. Perché 12 tiri non hanno prodotto niente. E perché nemmeno la scossa alla ripresa sembra farlo, con Spalletti che lancia Zhegrova per Conceiçao (piccolo fastidio muscolare, è in dubbio per il Sassuolo) e ritrova però i suoi con qualche errore di troppo. Serve McKennie, ma prima di lui di nuovo Yildiz: il dieci prende palla a sinistra e calcia, la palla piove sui piedi dell'americano, bravo a ribadire in porta. In un attimo, il più difficile, è 1-1. Istantaneo e forte. Come il boato: enorme.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Una partita stregata

Gli astri sembrano riallineati e la scossa è in tempo, la sfida praticamente in discesa. Infatti: David non arriva per centimetri su una parata di Falcone, poi uno schema su punizione libera il canadese per il destro al volo, toccato con una mano da Kaba, inizialmente non ravvisato e successivamente rivisto al Var. Il silenzio, all'annuncio di Collu, è assordante. Sugli spalti si sentono persino gli inviti ad abbassare la voce. Quindi le parole. Il calcio di rigore. E Locatelli. Che prende il pallone, lo dà a David, provando a dare un messaggio prima ancora di metterlo al riparo. Si spegne tutto in quell'attimo. Ché l'errore è tanto palese quanto emblematico. Uno scavetto, con le responsabilità del caso. Parato d'istinto. Rispedito al mittente. Da quel momento, crollano le speranze e monta la rabbia, sebbene di tempo ce ne sarebbe, di occasioni anche. Spalletti lancia Kostic e Koopmeiners, poco dopo entra pure Openda (proprio per il capitano, fischiato evidentemente per l’eccesso di generosità). E il caos si fa caos. Azioni sconclusionate e tentativi estemporanei. L’ultimo, di Yildiz, porta a un palo clamoroso al 94', col tiro fuori di Openda sulla facile ribattuta. Nessuno fiata. Nemmeno s’arrabbia. Vale l'ennesimo segnale di una partita stregata. E indicativa.

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TORINO - Le mani sui fianchi, lo sguardo attonito, perso nel vuoto. E la consapevolezza: questo Juventus-Lecce, quest'1-1 riacciuffato da McKennie a inizio ripresa con rete di Banda sul finire del primo tempo, determinerà un prima e un dopo. Per l'intera stagione bianconera e in particolare per quella di Jonathan David. Imperdonabile, lo scavetto dal dischetto, in un momento cruciale della partita e in generale in un'annata dalla piega finalmente raddrizzata. Inutile, poi, in un match in cui il canadese ritrovava una maglia da titolare, la fiducia di Spalletti, un nuovo modo di stare in campo. E il 4-2-3-1 più puro visto finora. Fatto pure per lui, che di un elemento a supporto ha sempre bisogno e che reparto da solo no, proprio non riesce a farlo. Ma le sliding doors sono così, si sa. Tremende e assurde, comunque decisive. E se da una parte c'era una Juve piuttosto consapevole dei propri mezzi, dall'altra se n'è vista una altrettanto certa della sua forza, però spuntata, senza cattiveria, imprecisa e a volte imbarazzata da come alcuni regali venivano scartati. Tanto affanno per nulla. E tanti sprechi, soprattutto. Sin dall'inizio, anche solo il primo quarto d'ora: l'occasione di Cambiaso e il tiro su Falcone, il colpo di testa di McKennie alto, quello di David ancora toccato dal portiere leccese e poi la carambola sul palo interno, la sfera che danza sulla linea di porta. Si era intuito lì, proprio lì: sarebbe stata una partita stregata, per la Juventus. Che non ha mollato, e che ha proseguito: un tentativo di McKennie, di nuovo un mancino di Cambiaso e super parata di Falcone, un destro di Locatelli al 20', fuori di niente.

Il boato prima del silenzio

Alla mezz'ora, Yildiz s’inventa una giocata, una delle tante giuste, su una palla recuperata da Weston, e Cambiaso brucia la chance. Pare imbambolato, oltre che impreciso. E la certezza arriva quando l'intenzione di cambiare campo diventa un passaggio orizzontale molle e incomprensibile, sul quale la sorpresa di Kalulu dà il via al guizzo di Banda. Il giocatore giallorosso non è solo tenace: è proprio bravo. Prende il tempo sul francese e supera Bremer, poi il destro, preciso, sul quale Di Gregorio sfiora e basta per l’incredibile vantaggio Lecce. Incredibile perché sembra irreale, e dev’esserlo sembrato anche al pubblico, la cui reazione è ovviamente di pancia: all'intervallo sono fischi, copiosi. Sicuramente ingenerosi. Però simbolici. A prescindere, colpiscono. Cuore e orgoglio, forza e ambizione. Perché 12 tiri non hanno prodotto niente. E perché nemmeno la scossa alla ripresa sembra farlo, con Spalletti che lancia Zhegrova per Conceiçao (piccolo fastidio muscolare, è in dubbio per il Sassuolo) e ritrova però i suoi con qualche errore di troppo. Serve McKennie, ma prima di lui di nuovo Yildiz: il dieci prende palla a sinistra e calcia, la palla piove sui piedi dell'americano, bravo a ribadire in porta. In un attimo, il più difficile, è 1-1. Istantaneo e forte. Come il boato: enorme.

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