Ora chiamatelo Kellyni: dal Lelly Kelly del disastro Motta a pilastro Juve, c'è un segreto. Anzi due

Il difensore inglese è cresciuto in maniera esponenziale dopo i primi mesi di enorme difficoltà: la prestazione col Napoli è una masterclass che corona una rinascita sportiva

Da oggetto misterioso a muro. L’anno di Lloyd Kelly alla Juventus, banalmente, si potrebbe anche sintetizzare così. L’inglese era arrivato a Torino a gennaio 2025 in una Juve senza certezze e con Motta che iniziava a non sentirsi più saldo sulla panchina bianconera. Il malumore giustificato dei tifosi, forse, ha anche influito sul suo rendimento perché si sa, la componente psicologica vale praticamente quanto quella tecnica. Inoltre non ha certo aiutato il fatto che Lloyd venne preso in extremis per sostituire il partente Danilo (in un momento in cui l'ex Huijsen stava incantando la Premier League) e che nella storia del mercato invernale della Serie A il suo acquisto é stato il più costoso di sempre per quanto riguarda i difensori. A questo aggiungiamo anche il numero di maglia, il 6, che alla Vecchia Signora pesa e pure tanto.

Kelly, i primi mesi

Va detto chiaramente: i primi mesi di Kelly alla Juve non sono stati affatto all’altezza della situazione. A Thiago Motta, tra gli innumerevoli errori compiuti alla guida della Vecchia Signora, a questo punto va aggiunto anche quello di non aver mai capito veramente quando e come doveva giocare Lloyd. Subito un errore decisivo contro il Psv, poi arriva Tudor e qualcosa inizia a intravedersi nonostante la pessima prestazione a Parma che rischiava di buttare via la Juve dal quarto posto. La difesa a tre lo aiuta e all'inizio della nuova stagione sembra un altro, riscoprendosi anche goleador. Il gol all’Inter e soprattutto quello al Borussia Dortmund in quel clamoroso 4-4 di Champions gli fanno guadagnare ancora di più le simpatie del tifo. Poi la Juve si inceppa e non vince più. Tudor viene esonerato, arriva Spalletti e la musica cambia quasi per tutti.

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Spalletti e Bremer: gli assist perfetti

L’arrivo di Luciano e il rientro di Bremer sono due assist perfetti per la crescita dell’inglese. Il tecnico di Certaldo lo ha fatto migliorare non solo come braccetto di sinistra in una difesa a tre ma anche come centrale di sinistra quando la squadra si schiera a quattro. Gli ha assegnato dei compiti che sono nelle sue corde, ha inciso sull'aspetto mentale e il ritorno in campo di Gleison lo ha liberato da responsabilità più spinose in marcatura. È diventato ancora più sicuro dei suoi mezzi, deciso nei contrasti, attento negli anticipi e fondamentale in costruzione. Con quelle sgroppate palla al piede che tanto ricordano quelle di un certo Chiellini… Prima di Conte l’ha subito anche Mourinho, che col Benfica era andato a un passo dal portarsi in vantaggio allo Stadium: l’occasione migliore dei portoghesi da due passi (rigore a parte), però, ha trovato l’opposizione di Lloyd che ha di fatto salvato la porta di Di Gregorio oltre a fornire un’altra grande prova difensiva.

Da "Lelly Kelly" a "Kellyni"

Ma è nel 3-0 al Napoli che probabilmente si è assistito a quella che è stata la sua miglior prestazione da quando veste la maglia bianconera: zero disattenzioni, porta inviolata e voto alto in pagella. E i tifosi, di questa crescita esponenziale, se ne sono accorti eccome. Se prima i social erano invasi da paragoni impietosi con Huijsen (che intanto a Madrid sta trovando diverse difficoltà) ora non si fa fatica a trovare una sfilza di elogi. Prima agli occhi di tutti era “Lelly Kelly”, ora invece è diventato “Kellyni”. Quante cose possono cambiare in un anno, eh?

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La Juve e il passato difficile: "Non voglio pietà"

E pensare che, come confermato da Kelly stesso a Small Podcast, il trasferimento alla Juventus neanche se lo aspettava: "In quel momento, anche se non giocavo molto, ero uno dei senatori. Quando mi hanno proposto la Juve ho impiegato dieci secondi per capire e poi ho risposto di sì. Andiamo. Anche se la porta fosse stata solo socchiusa, avrei detto: ‘Spingiamo per aprirla’. Per fortuna è successo davvero". Un uomo vero anche fuori dal campo, uno che conosce il dolore e il peso delle incertezze: "Dall'età di 6/7 anni io, mia sorella e mio fratello minore siamo entrati nel sistema di affido e ci siamo rimasti fino a 18 anni. E durante quel periodo ci siamo trasferiti in tre famiglie diverse". A un tabloid inglese, prima di arrivare in Italia, un'altra precisazione che fa capire a pieno la mentalità del giocatore: "Ho sempre voluto giocare a calcio, ma per quello che la vita mi ha dato sarei potuto finire in tanti altri modi. Sono un libro aperto sul mio passato, ma non voglio pietà".

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Da oggetto misterioso a muro. L’anno di Lloyd Kelly alla Juventus, banalmente, si potrebbe anche sintetizzare così. L’inglese era arrivato a Torino a gennaio 2025 in una Juve senza certezze e con Motta che iniziava a non sentirsi più saldo sulla panchina bianconera. Il malumore giustificato dei tifosi, forse, ha anche influito sul suo rendimento perché si sa, la componente psicologica vale praticamente quanto quella tecnica. Inoltre non ha certo aiutato il fatto che Lloyd venne preso in extremis per sostituire il partente Danilo (in un momento in cui l'ex Huijsen stava incantando la Premier League) e che nella storia del mercato invernale della Serie A il suo acquisto é stato il più costoso di sempre per quanto riguarda i difensori. A questo aggiungiamo anche il numero di maglia, il 6, che alla Vecchia Signora pesa e pure tanto.

Kelly, i primi mesi

Va detto chiaramente: i primi mesi di Kelly alla Juve non sono stati affatto all’altezza della situazione. A Thiago Motta, tra gli innumerevoli errori compiuti alla guida della Vecchia Signora, a questo punto va aggiunto anche quello di non aver mai capito veramente quando e come doveva giocare Lloyd. Subito un errore decisivo contro il Psv, poi arriva Tudor e qualcosa inizia a intravedersi nonostante la pessima prestazione a Parma che rischiava di buttare via la Juve dal quarto posto. La difesa a tre lo aiuta e all'inizio della nuova stagione sembra un altro, riscoprendosi anche goleador. Il gol all’Inter e soprattutto quello al Borussia Dortmund in quel clamoroso 4-4 di Champions gli fanno guadagnare ancora di più le simpatie del tifo. Poi la Juve si inceppa e non vince più. Tudor viene esonerato, arriva Spalletti e la musica cambia quasi per tutti.

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