Vlahovic, anche Spalletti alza le mani: la reazione dopo il mancato rinnovo Juve

Il tecnico sapeva benissimo che sarebbe servita l’impresa per provare a trattenere il serbo ancora in bianconero

TORINO - Se la Juve e Dusan Vlahovic, dopo un autunno di silenzi, hanno ricominciato a parlarsi lo devono soltanto ad una persona: Luciano Spalletti. È stato lui a favorire un rapporto più diretto tra le parti, a far sì che le tensioni del passato venissero chiuse a chiave dentro ad un cassetto. Sapeva da subito che sarebbe servita un’impresa. Ci ha sperato per molto tempo, ma dal momento in cui la Juve non ha centrato il piazzamento Champions ha iniziato a perdere qualche speranza. L’importanza di Vlahovic per il suo modo di giocare era nota anche alla proprietà.

 

 

Rispolverato Milik

È stato esplicito Lucio sulle caratteristiche di un attaccante che la Juve, in rosa, non ha avuto per troppo tempo durante la stagione. Tant’è che Spalletti, a fine marzo contro il Sassuolo, ha persino rispolverato Arkadiusz Milik, fermo da quasi due anni. Il tecnico, di fronte all’interruzione dei dialoghi tra la Juve e Dusan, non è rimasto spiazzato. Da tempo osservava la trattativa con un velo di pessimismo. Anche perché, soprattutto nelle ultime settimane, qualche atteggiamento di Vlahovic non gli è andato a genio: ok un rinnovo strategico per il futuro, ok la stima personale e professionale, ma il tecnico non ha bisogno di salvatori della patria.

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L'apertura di Spalletti

E non intende creare precedenti sul trattamento dei singoli: se DV9 avesse voluto restare davvero alla Juve, conosceva da tempo le regole del gioco. Spalletti, a differenza delle trattative che si sono inspiegabilmente arenate dal giorno alla notte per Alisson e Robertson, ha capito perfettamente lo scenario: alla Continassa le follie non sono più ammesse. Pensare di abbattere il tetto stabilito dall’ingaggio di Yildiz pagando di più Dusan avrebbe avvelenato i pozzi una volta per tutte, finendo per investire gli equilibri dello spogliatoio. L’apertura di Spalletti nei confronti di Vlahovic è sempre stata totale, ma non poteva andare oltre. Di fronte alla fumata nera relativa alla prosecuzione del rapporto col serbo non è rimasto spiazzato.

Stima intatta

Al netto di vedute differenti sugli accordi economici, tuttavia, Lucio stima moltissimo la punta. Più volte l’ha ribadito pubblicamente, anche dopo la vittoria di Lecce, suscitando un certo scalpore: «La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminale fisico, forte, che fa gol. Anche David fa gol ma ha bisogno della palla addosso...». I due si sono capiti sin dal primo sguardo e l’intesa ha fatto sì che il tecnico diventasse il promotore di un ritorno di fiamma tra il serbo e la Juve. Di fronte a certe pretese economiche, però, persino Spalletti ha alzato le mani e non ha forzato in alcun modo il buon esito di una trattativa comunque complessa sin dall’inizio.

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Il rapporto tra Comolli e Vlahovic

Difficoltà anche di rapporti tra Comolli e Vlahovic, freddi all’inverosimile dopo il faccia a faccia dell’estate scorsa. Le cifre sul tavolo, in particolare quelle richieste da papà Milos, si sono rivelate magiche. Sì, perché in un colpo solo hanno unito i pensieri dell’amministratore delegato, del tecnico e di Giorgio Chiellini. Tutti convinti che svenarsi non avrebbe avuto senso, sebbene la prospettiva di individuare due punte sul mercato non rappresenti esattamente una passeggiata di salute per la Juve.

 

 

Per un club che si muove tra tanti paletti, nonché reduce da ustioni di terzo grado sul fronte offensivo: i flop di David e Openda inevitabilmente mettono la società nelle condizioni di non poter più sbagliare le prossime mosse. Da Vlahovic, con pregi e difetti, Spalletti sapeva cosa aspettarsi. Da chi verrà, compreso il grande obiettivo Kolo Muani, no. Ecco perché la prudenza alla Continassa si tocca con mano. E se Vlahovic, senza offerte sufficientemente soddisfacenti in mano, dovesse fare un passo indietro? Quasi impossibile, certo, ma Lucio non avrebbe dubbi a riaccogliere il figliol prodigo. Qualche atteggiamento non gli è andato a genio, ma resta comunque un uomo che sotto la sua gestione ha dato tutto quello che aveva.

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TORINO - Se la Juve e Dusan Vlahovic, dopo un autunno di silenzi, hanno ricominciato a parlarsi lo devono soltanto ad una persona: Luciano Spalletti. È stato lui a favorire un rapporto più diretto tra le parti, a far sì che le tensioni del passato venissero chiuse a chiave dentro ad un cassetto. Sapeva da subito che sarebbe servita un’impresa. Ci ha sperato per molto tempo, ma dal momento in cui la Juve non ha centrato il piazzamento Champions ha iniziato a perdere qualche speranza. L’importanza di Vlahovic per il suo modo di giocare era nota anche alla proprietà.

 

 

Rispolverato Milik

È stato esplicito Lucio sulle caratteristiche di un attaccante che la Juve, in rosa, non ha avuto per troppo tempo durante la stagione. Tant’è che Spalletti, a fine marzo contro il Sassuolo, ha persino rispolverato Arkadiusz Milik, fermo da quasi due anni. Il tecnico, di fronte all’interruzione dei dialoghi tra la Juve e Dusan, non è rimasto spiazzato. Da tempo osservava la trattativa con un velo di pessimismo. Anche perché, soprattutto nelle ultime settimane, qualche atteggiamento di Vlahovic non gli è andato a genio: ok un rinnovo strategico per il futuro, ok la stima personale e professionale, ma il tecnico non ha bisogno di salvatori della patria.

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