Gruppo diviso, invidie, gelosie e silenzi: Vlahovic e la Juve, tutti i retroscena

Per ora la squadra pubblicamente non si è espressa dopo lo strappo. Alcuni compagni sollevati una volta saputo della rottura con la società bianconera

TORINO - In pochi, alla Continassa, si sono dovuti asciugare le lacrime dopo la rottura definitiva tra la Juve e Dusan Vlahovic. Un giocatore importante, ma ingombrante. Sull’importanza e la centralità del serbo, basterebbe prendere spunto dal suo ultimo mese bianconero: quando la squadra è andata in riserva, DV9 ha realizzato 4 gol in 4 partite. Tornando da un lungo infortunio e con diversi acciacchi che si è trascinato giorno dopo giorno. I compagni gli hanno sempre riconosciuto l’indubbio valore tecnico: se ispirato, Dusan sa come prendersi la scena.

 

 

La grande lacuna di Vlahovic

A differenza di altri, poi, ha spesso dimostrato la giusta personalità nelle fasi più complicate. Il gruppo, insomma, è ben consapevole della lacuna che Vlahovic lascia dopo lo strappo con la Juve in una rosa già mal strutturata. Poi, però, entra in gioco il lato oscuro. La componente divisiva del serbo. Spaccone, talvolta. Anche con qualche eccesso perché negli spogliatoi non ha unito tutti. Ancora di più negli ultimi mesi, quando alcune informazioni circa lo stato d’avanzamento del tema rinnovo arrivavano direttamente alla squadra.

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Rinnovo saltato e tensioni interne: perché Vlahovic lascia la Juve

Non è stata ben digerita la citazione di Jonathan David, non è andata a genio la prospettiva che ha fatto trapelare di voler continuare ad essere il più pagato della rosa (persino più di Kenan Yildiz) e anche il recente rinnovo con adeguamento di Manuel Locatelli ha portato Vlahovic ad alzare la posta. Non gli è andata bene. E se avesse completato la missione, non sarebbe stato così facile rimettere i cocci a posto dentro la Continassa.

 

 

Il silenzio social di tutti i giocatori, una volta diventata di dominio pubblico la notizia del mancato rinnovo con la Juve, è emblematico. Ma può anche essere solo un mutismo transitorio, visto che Dusan sarà formalmente bianconero fino al 30 giugno. Insomma, hanno allargato tutti quanti le braccia: la società, l’allenatore e i compagni. Vlahovic era ritenuto un riferimento utilissimo dal punto di vista tecnico, ma non indispensabile come lui stesso ha fatto credere a più riprese.

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Il rapporto con i compagni e il caso fascia da capitano

Ad alcuni compagni, nel corso dei mesi, ha sempre ribadito lo stesso concetto: la volontà di restare in bianconero. Anche tagliando drasticamente le richieste economiche. In campo, in realtà, questo messaggio è arrivato forte e chiaro: DV9, anche da infortunato, non ha mai perso contatti col gruppo. Ha fatto il diavolo a quattro per recuperare dall’infortunio: voleva farcela per Inter-Juve del 14 febbraio, salvo poi tornare un mese dopo. Si è messo a rischio nonostante non avesse una chiamata per i Mondiali alla quale aspirare. Proprio per questo Luciano Spalletti si è fatto promotore del ritorno al dialogo tra il club e l’entourage di Vlahovic: in campo è sempre stato impeccabile per professionalità dimostrata.

 

 

Lo spogliatoio, però, mal digeriva alcuni atteggiamenti troppo plateali e pure qualche esercizio di leadership sopra le righe. C’è un blocco che gli vuole bene, ma anche una discreta parte del collettivo che non vedeva l’ora che lasciasse Torino. Naturalmente, lo stipendio fuori dagli schemi ha attirato invidie e gelosie, ma certo non gliene si poteva fare una colpa. Dusan, poi, è rimasto male in merito al discorso legato alla fascia da capitano. Sperava di essere coinvolto, non solo per anzianità. Invece la Juve ha scelto di mettergli davanti nell’ordine Locatelli, Bremer e Yildiz: non esattamente una mossa gradita da DV9.

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Vlahovic-Juventus, addio tra critiche, numeri e aspettative deluse

Niente discorsi urbi et orbi per raccontare l’addio. Si affiderà ad un post su Instagram, sicuramente, per salutare i tifosi e i suoi ex compagni. Già, il popolo bianconero. Anche in questo caso la divisione è netta. Tutta colpa di una valutazione mostruosa risalente a gennaio 2022: il costo del cartellino e l’ingaggio da paura hanno aumentato a dismisura le aspettative intorno a Vlahovic. Pagate a caro prezzo da un attaccante forte, ma non a tal punto da meritare un nuovo contratto da 8 milioni netti a stagione con laute commissioni e ricco bonus alla firma. Chi sostiene il partito di Dusan, però, si aggrappa ai suoi gol. Non certo una valanga, ma rispetto a David e Openda è tutto grasso che cola. Dusan è convinto che fuori dalla Continassa troverà l’America, a differenza di Dybala e Rabiot. Il tempo racconterà la verità sul suo effettivo valore.

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TORINO - In pochi, alla Continassa, si sono dovuti asciugare le lacrime dopo la rottura definitiva tra la Juve e Dusan Vlahovic. Un giocatore importante, ma ingombrante. Sull’importanza e la centralità del serbo, basterebbe prendere spunto dal suo ultimo mese bianconero: quando la squadra è andata in riserva, DV9 ha realizzato 4 gol in 4 partite. Tornando da un lungo infortunio e con diversi acciacchi che si è trascinato giorno dopo giorno. I compagni gli hanno sempre riconosciuto l’indubbio valore tecnico: se ispirato, Dusan sa come prendersi la scena.

 

 

La grande lacuna di Vlahovic

A differenza di altri, poi, ha spesso dimostrato la giusta personalità nelle fasi più complicate. Il gruppo, insomma, è ben consapevole della lacuna che Vlahovic lascia dopo lo strappo con la Juve in una rosa già mal strutturata. Poi, però, entra in gioco il lato oscuro. La componente divisiva del serbo. Spaccone, talvolta. Anche con qualche eccesso perché negli spogliatoi non ha unito tutti. Ancora di più negli ultimi mesi, quando alcune informazioni circa lo stato d’avanzamento del tema rinnovo arrivavano direttamente alla squadra.

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