Il rapporto con i compagni e il caso fascia da capitano
Ad alcuni compagni, nel corso dei mesi, ha sempre ribadito lo stesso concetto: la volontà di restare in bianconero. Anche tagliando drasticamente le richieste economiche. In campo, in realtà, questo messaggio è arrivato forte e chiaro: DV9, anche da infortunato, non ha mai perso contatti col gruppo. Ha fatto il diavolo a quattro per recuperare dall’infortunio: voleva farcela per Inter-Juve del 14 febbraio, salvo poi tornare un mese dopo. Si è messo a rischio nonostante non avesse una chiamata per i Mondiali alla quale aspirare. Proprio per questo Luciano Spalletti si è fatto promotore del ritorno al dialogo tra il club e l’entourage di Vlahovic: in campo è sempre stato impeccabile per professionalità dimostrata.
Lo spogliatoio, però, mal digeriva alcuni atteggiamenti troppo plateali e pure qualche esercizio di leadership sopra le righe. C’è un blocco che gli vuole bene, ma anche una discreta parte del collettivo che non vedeva l’ora che lasciasse Torino. Naturalmente, lo stipendio fuori dagli schemi ha attirato invidie e gelosie, ma certo non gliene si poteva fare una colpa. Dusan, poi, è rimasto male in merito al discorso legato alla fascia da capitano. Sperava di essere coinvolto, non solo per anzianità. Invece la Juve ha scelto di mettergli davanti nell’ordine Locatelli, Bremer e Yildiz: non esattamente una mossa gradita da DV9.
